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Acque reflue: facciamo il punto sulla depurazione in Italia

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Quando l’acqua potabile che raggiunge le abitazioni viene utilizzata, c’è la possibilità che venga contaminata da numerosi agenti e sostanze, come microrganismibatteridetergenti

L’alterazione dei parametri chimici e fisici rende necessario sottoporre l’acqua che fuoriesce dalle case a un processo di depurazione, affinché possa essere recuperata e riutilizzata in diversi contesti. 

Il riciclo delle acque reflue è un processo sostenibile che consente di tutelare i corpi idrici superficiali e utilizzare questa risorsa in modo più razionale, riducendo i nuovi prelievi idrici e diminuendo l’impatto ambientale, economico e sociale legato all’approvvigionamento d’acqua per usi civili, agricoli e industriali. 

La situazione sulla depurazione delle acque reflue in Italia

Secondo gli ultimi dati Istat, nel nostro Paese sono attivi 18.042 impianti di depurazione delle acque che servono il 96,3% dei comuni italiani, in modo parziale o completo, di cui il 43,7% sono sistemi di trattamento secondario e avanzati che trattano il 94% dei carichi inquinanti. 

In 296 comuni italiani, tuttavia, attualmente il servizio di depurazione delle acque reflue urbane è del tutto assente: si tratta di una carenza che impatta su circa 1,3 milioni di abitanti, il 68% dei quali si trovano nel Sud Italia, mentre 6,7 milioni di persone non sono allacciate alla rete fognaria.

Nonostante questa percentuale sia ancora piuttosto significativa, la situazione è in costante miglioramento, tanto che anche la Commissione Europea ha riconosciuto i passi in avanti compiuti dal nostro Paese negli ultimi anni, progressi a cui si affiancano anche i casi virtuosi di un numero sempre maggiore di comuni italiani.

Ne rappresenta un esempio Milano, dove la depurazione avviene nel rispetto dei princìpi dell’economia circolare per mezzo degli impianti di Gruppo CAP, il gestore del servizio idrico della Città metropolitana. 

L’azienda gestisce diverse installazioni all’avanguardia, tra cui quelle di AssagoBasiglio, RozzanoPeschiera Borromeo che restituiscono acqua depurata utilizzata per usi civili e agricoli. 

Altri sistemi, come l’impianto di Robecco sul Naviglio, si occupano della valorizzazione degli scarti alimentari Nel depuratore di Bresso Niguarda, invece, viene prodotto biometano.

L’importanza del revamping e della tecnologia nel riuso delle acque reflue depurate

Oltre a impattare meno sull’ambiente, la corretta gestione delle acque reflue permette di usufruire di risorse idriche a basso costo all’interno di alcuni contesti in cui non serve una qualità particolarmente elevata, per esempio per l’irrigazione delle coltivazioni o gli usi industriali come i lavaggi dei cicli termici e la disponibilità di acqua antincendio.

In ambito civile, invece, il riutilizzo delle acque reflue depurate può avvenire per molteplici esigenze, come il lavaggio delle strade pubbliche e private, l’alimentazione delle reti duali di adduzione e l’alimentazione dei sistemi di riscaldamento e raffrescamento. 

Naturalmente, per tutti questi utilizzi l’acqua depurata impiegata deve essere contraddistinta da un certo grado di qualità ed essere in grado di rispettare specifici standard igienico-sanitari

Per assicurare gli standard richiesti, è possibile investire nell’innovazione tecnologica oppure sottoporre gli impianti tradizionali a interventi di revamping (ammodernamento), in linea con quanto previsto dal DM n. 185/2003.

Le potenzialità del revamping sono notevoli, poiché consente di ammodernare e aggiornare impianti già esistenti e renderli compatibili con le normative più attuali e avanzate, per sfruttare le acque reflue come una risorsa utile per l’ambiente, la società e l’economia.

Tra le strutture ammodernate presenti in Italia è possibile annoverare l’impianto di depurazione di Assago, un sistema a ciclo continuo di tipo biologico a fanghi attivi con trattamento MBR, con uno scarico autorizzato al riuso diretto per la fornitura di acqua ai mezzi della pulizia delle strade e all’adiacente orto urbano.

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