Nelle inchieste di mafia, a volte il passato ritorna e lascia tracce. E la traccia porta a Joe Petrosino, un coraggioso tenente di polizia italiano, naturalizzato statunitense, ucciso dall'organizzazione mafiosa Mano Nera a Palermo, nel lontano 12 marzo 1909.
Quella di Petrosino è una storia che attraversa la grande Storia. Nel 1905, gli viene affidata una squadra di poliziotti specializzati, Italian Branch, composta da segugi che seguono le orme degli affiliati ad un clan che gestisce il racket delle estorsioni a New York. Le indagini, partite negli Stati Uniti, giungono poi fino in Sicilia, in particolare a Palermo, dove quattro colpi di pistola fermano per sempre la corsa di Petrosino. Nessuno ha mai pagato per quell'omicidio.
Cento anni dopo arriva la svolta. Una cimice piazzata nel cuore di un'inchiesta chiamata Apocalisse, con 91 arrestati dai carabinieri del Reparto Operativo, registra un nuovo capomafia vantarsi di quell'omicidio deciso dalla sua famiglia. "Il centenario stiamo facendo. Lo zio di mio padre si chiamava Paolo Palazzotto, ha fatto l'omicidio del primo poliziotto ucciso a Palermo. Lo ha ammazzato lui Joe Petrosino, per conto di Cascio Ferro".
In carcere sono finiti gli esponenti della nuova cupola di Cosa nostra, responsabili dei mandamenti mafiosi di San Lorenzo e Resuttana. I clan erano tornati a imporre a tappeto il pizzo, a negozi e cantieri edili. Ancora una volta, il passato e il presente di Cosa nostra sono tornati ad essere intrecciati in modo indissolubile.
di Daniele Biacchessi (Radio 24)

