L’avventura di Mattia Coffetti è solo uno dei tanti esempi di come il transumanesimo stia attecchendo nel mondo moderno. Nei giorni scorsi, Mattia Coffetti, 35enne della provincia di Brescia, informatico specializzato nell’ambito della sicurezza, è stato il primo italiano ad aver deciso di sottoporsi a un’incredibile innovazione tecnologica. Si è fatto impiantare sotto la pelle diversi microchip (ben cinque microchip con diverse funzionalità che consentono al 35enne di aprire porte e serrande automatizzate, ma anche di registrare e condividere rapidamente i propri dati medici, anagrafici, il badge di lavoro, il profilo Linkedin e infine la possibilità di effettuare transazioni economiche, come se avesse una carta di credito, avvicinando il chip ad un lettore), aprendo le porte a un mondo di possibilità fino a poco tempo fa considerate fantascienza.
Sempre più le ricerche e scoperte a livello bio-tecnologico, stanno determinando un progresso piuttosto accelerato che sembra obbligato a dirigersi verso concezioni dell’essere umano nelle quali la presenza di protesi e devices gli consentiranno un inedito enhancement (aumento) di possibilità, segnando così una nuova tappa evolutiva nella storia della nostra specie biologica. In qual modo e fino a che punto la forma umana potrà conservarsi nel dinamismo di questa crescente interazione fra corpo umano e applicazioni tecnologiche? Il tema si colora spesso di notazioni fantascientifiche e talvolta ideologiche, ipotizzando una simbiosi fra uomo e macchina nella sintesi di un cyborg. Nasce dunque l’era del postumanesimo, che pare voler implicare, a torto o a ragione, un futuro nel quale l’essere umano, costruendo se stesso, giungerà ad essere ciò che egli desidera.
L’idea di potenziare l’homo sapiens ha una lunga storia: i primi tentativi risalgono all’illuminismo, passando da Nietzsche e dal suo concetto di superuomo. Il termine transumanesimo è stato coniato a metà ‘900 dal biologo Julian Huxley, fratello del più celebre Aldous Huxley (autore del distopico “Il Mondo nuovo”). Julian Huxle riteneva che l’uomo con l’ausilio del progresso tecnologico e scientifico doveva essere capace di trascendere se stesso, mirando soprattutto l’allungamento della vita e al miglioramento della salute tramite la modificazione del patrimonio genetico.
La corrente filosofica del transumanesimo (o postumanesimo) che nasce sulla scorta delle scoperte e applicazioni in ambito digitale e biotecnologico (in particolare dalla confluenza di quattro direttrici di ricerca: la nanotecnologia; la biotecnologia; l’informatica; le scienze cognitive; il tutto compendiato dalla sigla Nbic), sostiene che presto sarà possibile sviluppare facoltà tali da superare la natura umana per come la conosciamo finora. I transumanisti in modo particolare, pongono l’accento sulle potenzialità che il progresso potrebbe rappresentare per l’essere umano, a livello medico (contribuendo a plasmare un corpo sempre più efficiente, non soggetto a malattie, invecchiamento e morte), cognitivo e informatico (potenziamento della memoria e dell’intelligenza mediante l’inserimento di appositi microchip o addirittura il trasferimento dall’organismo biologico al non biologico) e robotico. Tali prospettive stimolano la riflessione filosofica, delineando nuovi scenari in cui si rende necessario un confronto con l’antropologia, con l’etica e con quanto lo stesso progresso scientifico potrà ragionevolmente determinare. Alla corrente filosofica del transumanesimo si contrappone quella del neoluddismo. Se i transumanisti intravedono solo vantaggi da una fusione sempre più stretta tra uomo e macchina, dall’altro non si possono trascurare le critiche provenienti da neoluddisti. Per i neoluddisti l’ingresso della tecnologia nella vita quotidiana è portatore di cambiamenti sociali, politici, economici, culturali e morali tali da minare le basi stesse della società e dell’essere umano. Il Transumanesimo è un fondamentalismo religioso mascherato da scienza. Il movimento transumanista imposta il suo discorso sugli stessi presupposti della religione, mascherando le sue mire utopistiche con un linguaggio scientifico mistificatorio e fuorviante. Le proposte del Transumanesimo, infatti, somiglierebbero a quelle delle religioni, e la strada verso cui tale movimento si sta dirigendo è quella di ergersi ad arbitro assoluto dei destini dell’umanità. Il transumanesimo è il tentativo di sostituirsi al Creatore, riprogettando l’uomo non più immagine di Dio, contraddistinto da una precisa identità sessuale definita e complementare (maschio e femmina li creò), ma un ibrido uomo-macchina, avente come modello di riferimento il cyborg androgino. Senza dimenticare che più digitalizzazione entra nelle nostre vite, più diventiamo manipolabili. Chissà cosa avrebbe detto Nietzsche, nel vedere il suo Superuomo trasformato in burattino, mosso da reti informatiche estese. Un fantoccio nelle mani di pochi, loro sì, Super-Uomini: quelli dei Super-Patrimoni aziendali.

