Sant'Ignazio non nacque con questo nome, ma con quello di Inigo. Ebbe natali a Azpeitia, nei Paesi Baschi, da una nobile famiglia di Spagna. Essendo un secondogenito e non avendo diritto alla successione, il padre per lui aveva disposto una vita sacerdotale, ma la sua aspirazione fu quella di diventare cavaliere.
Perciò suo padre lo mandò alla corte di Castiglia e dopo a quella di Navarra. I primi anni della sua vita furono quindi dediti allo studio delle armi e dei romanzi cavallereschi, ma si distinse subito per il suo coraggio e la sua determinazione.
Ancora giovane, fu chiamato a combattere durante la difesa del castello di Pamplona. Era il 20 Maggio del 1521, e Inigo fu ferito alla gamba da una palla di cannone. La ferita lo rese zoppo a vita.
Demoralizzato e arrabbiato, Inigo durante la convalescenza chiese che gli fosse portato uno di quei libri di avventura che gli piacevano tanto, ma non avendone, l'attendente gli portò la Bibbia e la Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze, che raccoglie le vite dei Santi. Dapprima indispettito, più il giovane leggeva e più qualcosa si riscaldava nella sua anima: leggere le storie di digiuni, abnegazione e coraggio di uomini disposti a perdere la vita pur di proteggere il credo, lo ispirò a tal punto da scatenare in lui una grande indecisione, che si risolse con la sua conversione.
Appena rimesso in forze, decise di partire per la Terra Santa, inbarcandosi da Barcellona. Si recò dunque al santuario di Monserrat, depose ai piedi della Vergine la sua spada e donò i suoi vestiti ad un mendicante. Arrivato alle porte di Barcellona, scoprì che la città era in balìa di una epidemia, e dovette desistere dal partire.
Ne approfittò per passare qualche tempo in eremitaggio, in una grotta a Manresa, dove si dedicò all'ascetismo, alla preghiera e alla stesura di quelli che in seguito diverranno gli "Esercizi Spirituali", un manuale di rettitudine tutt'ora apprezzato.
Riuscì finalmente a partire per la Terra Santa, dove avrebbe voluto diventare un frate Francescano, ma il superiore del monastero glielo impedì: le sue conoscenze teologiche erano considerate troppo povere.
Ma Inigo non si perse d'animo e tornò in Europa dove studiò teologia e filosofia a Parigi. Fu proprio nella capitale francese che cambiò il nome in Ignazio, in onore del già Santo di Antiochia che ammirava. A Parigi incontrò quelli che divennero i suoi primi compagni, e con loro condivise il voto di povertà e la voglia di tornare a Gerusalemme.
Purtroppo il viaggio sfumò: la guerra tra Venezia e i Turchi aveva bloccato le frontiere e i porti.
Sconfortato, il gruppo si recò dal Papa per chiedere consiglio, e questi disse loro che non era necessario essere a Gerusalemme per sentirsi vicini a Gesù, e che "l'Italia è una buona Gerusalemme".
Ispirato dalle parole del Pontefice, Ignazio decise dunque di istituire un suo ordine, la Compagnia di Gesù, che fu approvata nel 1538 da Papa Paolo III. Ignazio, che non aveva perso la sua indole avventurosa, non aveva l'intento di chiudersi in un monastero: il suo ordine era composto da missionari, chiamati Preti Pellegrini o Riformati (e, il seguito, Gesuiti).
I Gesuiti vennero mandati in tutto il mondo, dall'Europa all'Asia, dando esempio di umiltà, carità e obbedienza assoluta al Papa. Il lavoro dei Preti Pellegrini, però, necessitava di una dura preparazione culturale e teologica: nacquero così diversi collegi con lo scopo di formare i giovani con tale vocazione, che negli anni acquisirono grande prestigio grazie ai metodi di insegnamento moderni che poi diventarono di esempio per gli istituti non religiosi.
Per ordine del Papa Sant'Ignazio si trattenne a Roma, dove si dedicò al coordinamento dei suoi missionari, agli studenti del collegio, alla cura dei malati e al sollievo dei poveri. Nonostante negli ultimi anni della sua vita fu colpito dai dolori di una cirrosi epatica, non si fermò fino alla sua morte, che occorse il 31 Luglio del 1556.
Le sue spoglie sono conservate nell'altare del braccio sinistro della chiesa di Gesù di Roma.
PREGHIERA. Dio, che a propagare maggiormente la gloria del tuo nome, per mezzo del beato Ignazio provvedesti la Chiesa militante di nuovo sussidio, concedi che col suo aiuto e a sua imitazione noi combattendo in terra meritiamo di essere coronati con lui in cielo.
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