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Giornata internazionale contro la tratta, due libri testimonianza

“Crocifissioni vere” di don Aldo Bonaiuto e “Storie Vere” di Maris Davis

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Il 30 luglio è stato proclamato, esattamente dieci anni, Giornata internazionale contro la tratta e il traffico di esseri umani. Lavoro forzato, traffico di organi e sfruttamento della prostituzione sono i più diffusi traffici criminali legati alla tratta. Sfruttamento della prostituzione che è una vera crocifissione quotidiana per le migliaia e migliaia di donne, bambine e bambini vittime dei trafficanti e delle mafie. La definì così anche Papa Francesco che alle vittime di tratta fece dedicare le meditazioni della Via Crucis nel 2019. 

In una notte gelida di gennaio, su una strada alla periferia di Roma, tre africane, poco più che bambine, accovacciate per terra scaldavano il loro giovane corpo seminudo attorno ad un braciere. Alcuni giovanotti, per divertirsi, passando in macchina hanno gettato del materiale infiammabile sul fuoco, ustionandole gravemente. In quello stesso momento, è passata una delle tante unità di strada di volontari che le ha soccorse, portandole in ospedale per poi accoglierle in una casa-famiglia.

Pensiamo ai bambini, in varie parti del mondo, che non possono andare a scuola e che sono, invece, sfruttati nelle miniere, nei campi, nella pesca, venduti e comperati da trafficanti di carne umana, per trapianti di organi, nonché usati e sfruttati sulle nostre strade da molti, cristiani compresi, che hanno perso il senso della propria e altrui sacralità. Come una minorenne dal corpicino gracile, incontrata una notte a Roma, che uomini a bordo di auto lussuose facevano la fila per sfruttare. Eppure poteva avere l’età delle loro figlie.

Signore, per la terza volta sei caduto, sfinito e umiliato, sotto il peso della croce. Proprio come tante ragazze, costrette sulle strade da gruppi di trafficanti di schiavi, che non reggono alla fatica e all’umiliazione di vedere il proprio giovane corpo manipolato, abusato, distrutto, insieme ai loro sogni. Quelle giovani donne si sentono come sdoppiate: da una parte cercate e usate, dall’altra respinte e condannate da una società che rifiuta di vedere questo tipo di sfruttamento, causato dall’affermazione della cultura dell’usa-e-getta. Una delle tante notti passate sulle strade a Roma, cercavo una giovane giunta da poco in Italia. Non vedendola nel suo gruppo, la chiamavo insistentemente per nome: “Mercy!”. Nel buio, l’ho scorta accovacciata e addormentata sul ciglio della strada. Al mio richiamo s’è svegliata e m’ha detto che non ne poteva più. “Sono sfinita”, ripeteva … Ho pensato a sua madre: se sapesse che cosa è accaduto alla figlia, piangerebbe tutte le sue lacrime.

Uomini, donne e bambini sono comprati e venduti come schiavi dai nuovi mercanti di esseri umani. Le vittime della tratta sono poi sfruttate da altri individui. E infine gettate via, come merce senza valore. Quanti si fanno ricchi divorando la carne e il sangue dei poveri!

Chi ricorda, in quest’era di notizie bruciate alla svelta, quelle ventisei giovani nigeriane inghiottite dalle onde, i cui funerali sono stati celebrati a Salerno? È stato duro e lungo il loro calvario. Prima la traversata del deserto del Sahara, ammassate su bus di fortuna. Poi la sosta forzata negli spaventosi centri di raccolta in Libia. Infine il salto nel mare, dove hanno trovato la morte alle porte della “terra promessa”. Due di loro portavano in grembo il dono di una nuova vita, bimbi che non vedranno mai la luce del sole. Ma la loro morte, come quella di Gesù deposto dalla croce non è stata vana. Tutte queste vite affidiamo alla misericordia del Padre nostro e di tutti, ma soprattutto Padre dei poveri, dei disperati e degli umiliati.

Sono questi alcuni stralci di quanto scrisse quattro anni fa Suor Eugenia Bonetti, missionaria della Consolata e presidente di Slaves no more (Mai più schiave), a cui Papa Francesco affidò le meditazioni della Via Crucis.  Il Pontefice è autore anche del libro testimonianza ““Donne crocifisse, la vergogna della tratta raccontata dalla strada”. L’autore è don Aldo Bonaiuto, Comunità Papa Giovanni XXIII, direttore editoriale del quotidiano online nazionale cattolico InTerris. Un libro, scrisse l’allora presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII Giovanni Paolo Ramonda, in cui «riecheggiano le voci delle donne crocifisse, liberate dalla schiavitù della prostituzione. Nei capitoli sono disseminate le reali violenze subite, le sevizie e le minacce ripetute».   

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Sonia era una ragazza di Benin City in Nigeria che a 14 anni perse entrambi i genitori. Indotta con l’inganno, le fu promesso di poter lavorare in Libia come parrucchiera, ed invece finì nella schiavitù dei trafficanti sessuali. Dalla Libia raggiunse Bologna dove scappò raggiungendo l’Abruzzo. Incontrò On The Road che la aiuto ad ottenere i documenti, il permesso di soggiorno e un lavoro vero. La stessa associazione a cui si rivolse e che aiutò Lilian Solomon. A 23 anni fu costretta a prostituirsi, prima in Lombardia e poi sulla bonifica del tronto, e ad abortire ingerendo medicinali ed alcolici. Quando gli operatori di On the road la incontrarono per la prima volta Lilian soffriva da tempo di fortissimi dolori. Erano i sintomi dell’avanzata di un linfoma. Ricoverata nel reparto di Oncologia dell’Ospedale di Pescara è morta il 1° ottobre 2011. Le sue denunce portarono a due delle prime operazioni contro le mafie nigeriane tra Abruzzo, Marche, Puglia ed Emilia Romagna. Le storie di Sonia e Lilian è una delle tante raccontate in questi anni da Maris Davis, testimonianze che ha pubblicato anche nel suo libro “Storie vere - Sfruttamento e schiavitù sessuale, tratta di esseri umani. Storie realmente accadute, violenze efferate, e sullo sfondo la mafia nigeriana in Italia”. Il suo calvario, le violenze dello sfruttamento subite per anni Maris Davis le ha raccontate nel suo precedente libro Parlo di me (Senza Paura): Schiavitù sessuale e mafia nigeriana

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