Nuova archiviazione per le inchieste sulla gestione della prima fase dell’emergenza pandemica in Lombardia, nella zona bergamasca in cui scoppiò il primo grande focolaio in Italia. Nelle scorse settimane sono state archiviate le posizioni dell’allora Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte e dell’allora Ministro della Salute Roberto Speranza. Ieri analoga archiviazione è arrivata per il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e dell’allora assessore regionale al Welfare Giulio Gallera.
Questa notizia ha portato ad una dura ed indignata reazione dell’associazione Sereniesempreuniti che riunisce i familiari delle vittime del covid19 in Val Seriana e non solo. Sconcertati per «non possiamo che essere sconcertati per quanto il sistema giustizia in Italia stia facendo nei confronti dell’inchiesta della Procura di Bergamo sulla gestione della prima fase della pandemia» e «basiti» per questi ultimi sviluppi si definiscono le rappresentanti dell’associazione. «Nessuno dovrà rispondere ai familiari delle vittime del Covid19 del perché non sia stata fatta la zona rossa in bergamasca e del perché non si siano prese tutte le altre misure di prevenzione previste dalle leggi italiani ed europee – sottolinea l’associazione in comunicato - come se in Italia ad inizio 2020 non sia accaduto nulla».
L’associazione dei familiari dichiara che proseguirà il «percorso di denuncia e memoria perché siamo certi che le morti dei nostri cari siano state causate dalle omissioni sia a livello governativo che regionale e speriamo che prima o poi vengano accertate queste responsabilità », dalle quali anche se archiviati nei tribunali non «scagionano» politici e tecnici.
«Lascia perplessi questa ordinanza che di fatto valuta come sussistenti le responsabilità per la mancata attuazione del piano pandemico nazionale e del piano di prevenzione regionale indispensabili per tutelare la salute collettiva ma allo stesso tempo ritiene di archiviare tutta l'indagine inerente alla mancata istituzione della zona rossa nella bergamasca ed alla mancata adozione di tutte le misure previste da piano pandemico nazionale (ricognizione DPI, censimento posti letto T.I., laboratori in grado di processare tamponi, mancate scorte di reagenti e di tamponi) – il commento dell’avvocato Consuelo Locati, legale dell’Associazione - alquanto particolare questa decisione considerato che, qualora all'esito di un procedimento penale dovessero essere confermate responsabilità di questo genere, i soggetti sarebbero comunque esenti da qualsivoglia sentenza in quanto le loro posizioni sono già state oggetto di archiviazione». «Ciò non toglie che in ogni caso siano state rilevate responsabilità anche in sede penale di coloro che avevano il compito di attuare un piano pandemico nazionale e di un piano pandemico regionale necessari per mettere in sicurezza la vita dei cittadini e non lo hanno fatto – aggiunge l’avvocato Locati - la prevenzione dunque in Italia non esiste e non è responsabilità di alcuno attuare quanto previsto né, a questo punto, il mancato ottemperamento di quanto previsto come obbligo dalla decisione del parlamento Europeo 1082/2013 in materia di prevenzione sanitaria e di attuazione del Regolamento Sanitario Internazionale».

