Il 19 luglio è il giorno della strage di Via D'Amelio, del giorno in cui la strategia stragista delle mafie (e non solo) uccise Paolo Borsellino e gli agenti della scorta, meno di due mesi dopo l'attentato di Capaci contro Giovanni Falcone. Quel periodo fu uno dei più bui e drammatici della storia repubblicana italiana. In questa giornata, trentuno anni dopo, la vita ci ha strappato Andrea Purgatori. Che ha indagato, documentato, approfondito, analizzato quegli anni e cosa è accaduto, le complicità, le connivenze e le alleanze tra Cosa Nostra e settori dello Stato italiano che minacciarono la stessa esistenza democratica italica. Tra i tanti “misteri” d'Italia su cui Purgatori, anche in questi ultimi mesi, ha indagato e ha denunciato con schiena dritta e grande indipendenza c'è il rapimento di Emanuela Orlandi. Il fratello Pietro in queste ore lo ha ricordato sulle pagine della versione online del quotidiano Domani.
«Per me era un amico, quasi un famigliare, conosceva i miei figli, mia moglie e con me aveva un’amicizia quarantennale - scrive Pietro Orlandi - del suo lavoro di giornalista, che dire, sono i fatti che parlano. La passione e il coraggio che ha messo in tutte le sue inchieste rimarranno nella storia del giornalismo, non può essere diversamente». Il fratello di Emanuela ricorda l'ultimo incontro in occasione della convocazione in Senato per l'iter di approvazione della commissione d'inchiesta sul rapimento di Emanuela Orlandi: «non sapevo in quel momento del suo stato di salute, eppure si percepiva che qualcosa non andava. Ma, nonostante stesse soffrendo, ha voluto essere presente per dare ancora una volta il suo contributo alla causa» e ribadire l'importanza dell'istituzione della commissione osteggiata dallo stesso Vaticano e da settori del giornalismo e della politica italiani.
«Mi mancherà Andrea. Mi mancherà la sua spalla nei momenti di difficoltà e nel proteggermi da quel fango che ultimamente ci arrivava addosso. Mi mancherà quando non potrò mandargli messaggi per chiedergli un parere, per chiedergli cosa ne pensasse di questo o di quel fatto - scrive commosso e grato per il suo impegno da giornalista Pietro Orlandi - soprattutto mi mancherà sentirlo al mio fianco nel portare avanti questa battaglia, che sicuramente vinceremo. Quando accadrà l’avrà vinta anche lui, perché una parte del merito è certamente anche sua».

