"A un certo punto della sera e del mattino l'azzurro del Mediterraneo supera ogni immaginazione o descrizione. È il colore più intenso e meraviglioso, credo, di tutta la natura."(Charles Dickens, "Impressioni Italiane")
Forse in pochi sanno che oggi è la giornata internazionale del mar Mediterraneo, che probabilmente in questo momento sta dando refrigerio a tantissime persone, turisti e non, sulle nostre spiagge.
Istituita nel 2014, questa giornata in onore del Mare Nostrum ha il compito di sensibilizzare e aumentare la consapevolezza sul suo stato di salute e sui rischi che corre. Tanto ci ha dato, negli anni, questo mare, ed è giusto che si sappia che, come molti altri ecosistemi, è in costante pericolo.
L'ecosistema
Il Mar Mediterraneo ospita 1'1% dell'acqua del pianeta, ed è un tesoro di biodiversità . Il clima temperato lo rende la casa di tantissime specie, tra pesci, vegetali e mammiferi (sì, anche in Italia. Il golfo di Taranto, ad esempio, è la casa di un banco di delfini, e ogni anno funge da "pit stop" per un gruppo di balene). Le maree sono molto limitate, a causa dello scarso collegamento con l'oceano, e ciò rende il Mare Nostrum un perfetto contenitore termico, con inverni tiepidi e umidi e estati calde e secche. Ciò aiuta la biodiversità anche sulle coste: i venti provenienti dal mare, le piogge e il caldo, rendono florida la colitivazione di ulivi, viti, agrumi e querce.
La Storia
Mediterraneo significa "in mezzo alle terre". E non è un caso che proprio sulle terre bagnate da questo mare che sono nate le prime civiltà , dagli egizi ai greci, dai sumeri ai romani. Già nel 6000 AC le terre fertili portarono allo sviluppo delle prime tecniche di agricoltura e allevamento, favorendo successivamente lo sviluppo di agglomerati urbani. Da Creta, isola greca, nel II secolo AC partirono le prime navi per gli scambi commerciali verso l'Egitto, la Grecia, il Libano, la Sicilia e la Sardegna. Da allora, le popolazioni sulle coste si affacciavano dal porto per vedere arrivare navi di viaggiatori e mercanti, ma anche pirati e invasori.
Le popolazioni del mare si scontrarono spesso in lunghe guerre navali, che portarono sì distruzione, ma che permisero anche un enorme scambio commerciale e culturale. Le popolazioni del Mediterraneo iniziarono a mischiarsi e nacquero nuove lingue, tradizioni e storie e leggende.
Le leggende e la magia
E a proposito di leggende, il mar Mediterraneo ha ispirato enormemente l'immaginazione di chi lo guarda. Basti pensare alle avventure di Ulisse, che per 10 anni solcò le sue acque, incontrando sirene, ciclopi, mostri marini. Le leggende erano utili ai marinai per una più sicura navigazione, permettendo loro di evitare tratti di mare pericolosi e impervi. Infatti, seppur apparentemente calmo, il Mare Nostrum cela molte insidie sotto le sue acque.
Una leggenda risalente al periodo dei greci è quella di Scilla, mostro marino che si nasconde nello stretto di Messina. La storia racconta che Scilla, bellissima e giovane ragazza, attirò l'attenzione del dio marino Glauco, che chiese alla maga Circe una pozione d'amore per fare innamorare Scilla di lui. Glauco ignorava che Circe serbasse a sua volta dei sentimenti nei suoi confronti, quindi la maga, per vendicarsi, sciolse una pozione nell'acqua della fonte dove Scilla si bagnava. Il corpo della ragazza subì un'orrenda trasformazione; le sue gambe si trasformarono in sei cani, ciascuno con la bocca piena di denti appuntiti. Fu allora che Scilla si nascose nello stretto di Messina, sfogando la sua rabbia attaccando e divorando i marinai di passaggio.
Ma le leggende non si fermano all'epoca dei greci. Anche la fata Morgana e re Artù si sono bagnati nelle acque del Mare Nostrum. La fata, dopo aver condotto il fratello e re ai piedi dell'Etna, si trasferì in un tratto di mare che i marinai evitavano a causa delle forti tempeste... esattamente dove, secondo la leggenda, dimorava Scilla! In quel punto, Morgana costruì un palazzo di cristallo errante. Il mare divenne di cristallo, e da allora riflette le immagini della città . Morgana così annega i naviganti che, illusi dal movimento dei castelli di cristallo, crede di approdare a Messina o Reggio, ma in realtà naufraga nelle braccia della Fata. Questa è la spiegazione che si da all'illusione ottica che si ammira nello stretto di Messina. Guardando da Messina verso la Calabria, si vede come sospesa nell'aria l'immagine di Messina stessa.
La fragilitÃ
Anche se la sua superficie è molto ridotta rispetto a quella degli oceani, il Mar Mediterraneo concentra nelle sue acque il 7% delle microplastiche del mondo. Le stime, secondo l'Unione per il Mediterraneo (UpM), parlano di un inquinamento pari a 570mila tonnellate di plastica ad anno. E' un quantitativo enorme, che rischia di quadruplicare entro il 2050, se non cambia qualcosa Essendo un mare chiuso, infatti, ogni impatto di inquinamento non rimane circoscritto ad un'area, ma si disperde per tutta la sua superficie.
Per questo l'UpM ha chiamato ai Paesi che vengono bagnati dal Mediterraneo a prendere subito provvedimenti e ha appoggiato il progetto TouMaLi, che si impegna a ridurre i rifiuti che finiscono in mare a causa del turismo e a favorire il riuso delle plastiche in Marocco, Egitto e Tunisia.
C'è anche il problema dei pesci esotici: ben 200 nuove specie sono arrivate nelle nostre acque negli ultimi 130 anni. I motivi sono vari, dall'aumento delle temperature all'introduzione accidentale (e non) da parte dell'uomo. Secondo uno studio dell'Istituto per le risorse biologiche e biotecnologiche marine del CNR di Ancona, la principale porta di accesso di queste "invasioni biologiche" è il canale di Suez, che ha portato nel Mediterraneo specie invasive del Mar Rosso. Alcune di queste specie non causano problemi, mentre altre stanno piano piano deteriorando gli habitat naturali delle specie autoctone, riducendo la biodiversità locale.
Ultimo, ma non meno importante, è il problema della sabbia. In Sardegna, la pratica di portarsi via bottigliette piene di sabbia delle spiagge è un reato, perché in questo modo si altera l'ecosistema delle dune. Bisogna fare molta attenzione, e evitare di spostare legnetti, strappare piante, lanciare sassi. Gli esperti esortano anche a scotolare bene le asciugamani prima di andare via, così da lasciare meno inalterata possibile la spiaggia.
Sulla spiaggia o no, oggi prendiamoci un momento per pensare al Mare Nostrum e a quanta meraviglia continua a donarci. E a cosa possiamo fare per preservarlo.
Buona giornata internazionale del mar Mediterraneo!

