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Re Guglielmo Alessandro d'Olanda si scusa per la schiavitù

1675 e il 1770 gli Orange-Nassau avrebbero guadagnato dal commercio di esseri umani l’equivalente odierno di 600 milioni di dollari.

Redazione
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I Caraibi e le coste del Sudamerica, il Sudafrica, l’Indonesia. Tutti territori che l’Impero olandese ha prima o dopo posseduto tra il XVII secolo e la metà del Novecento. Con un’eredità storica controversa, perché ad alimentare l’economia di quelle colonia furono anche la deportazione e il commercio di centinaia di migliaia di schiavi.

«Un crimine contro l’umanità», secondo il sovrano Guglielmo Alessandro,  in occasione del 160esimo anniversario dell’abolizione della schiavitù nell’Impero il sovrano ha personalmente chiesto perdono «come re e membro del governo, e con il peso di queste parole nel cuore e nell’anima».

Parole che costituiscono l’ultimo gesto di Guglielmo per prendere le distanze dal passato del suo Paese e della dinastia da cui discende: secondo uno studio pubblicato a maggio, riporta il Corriere tra il 1675 e il 1770 gli Orange-Nassau avrebbero guadagnato dal commercio di esseri umani l’equivalente odierno di 600 milioni di dollari. 


 

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