Sono anni ormai che in giro si sente dire che l'aspartame causa il cancro. E adesso, in effetti, il dolcificante farà (forse) il suo ingresso nella lista di sostanze che potrebbero causare il cancro. La notizia ufficiosa è stata anticipata all'agenzia Reuters da due membri della iarc: l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, costola dell’Oms per la lotta ai tumori.
SONO PIÙ DI VENT’ANNI CHE SI DISCUTE DELLA SICUREZZA DELL’ASPARTAME.
Nonostante gli studi sugli esseri umani avessero sempre escluso il tumore, una ricerca francese su 100mila persone l’anno scorso aveva notato un lieve aumento del rischio. Se la notizia della Reuters fosse confermata, il dolcificante entrerebbe a pieno diritto nella lista dei possibili prodotti cancerogeni.
La categoria comprende le sostanze «per le quali esiste un’evidenza scientifica limitata che aumentino il rischio di tumore». Carlo La Vecchia, epidemiologo dell’università di Milano, si occupa di aspartame da almeno un decennio e non ha mai notato effetti tossici. Dice a Repubblica «Non abbiamo riscontrato problemi negli esseri umani. Trovo comunque che la nuova classificazione cambi poco le cose».
«Ci sono per esempio i telefoni cellulari » aggiunge La Vecchia, «ma nessuno studio ha mai confermato la loro pericolosità . Lo stesso vale per l’aspartame». Il dolcificante è stato assolto anche dall’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare.
Il dibattito sulla sua sicurezza nasce da due studi sui topi dei primi anni Duemila, guidati dall’Agenzia per la protezione ambientale della California e dall’Istituto Ramazzini di Bologna. Esposti anche a bassi dosaggi, gli animali in laboratorio hanno fatto registrare un numero anomalo di tumori del cervello e leucemie. «Il metodo di quegli studi viene considerato criticabile. Ma alcuni dei ricercatori coinvolti fanno parte del gruppo di valutazione della Iarc (agenzia internazionale per la ricerca sul cancro» spiega La Vecchia. «Per questo la notizia dell’aspartame come possibile cancerogeno non stupisce».
Confermati o no, i dubbi sulla sicurezza del dolcificante più usato al mondo sono entrati nella cultura dei consumi. Se la Coca Cola ha deciso di mantenerlo nelle sue lattine dietetiche, la Pepsi lo ha eliminato nel 2015, per poi reintrodurlo nel 2016 e di nuovo cassarlo nel 2020.
«Anche per chi ha il diabete, la notizia non fa molta differenza», aggiunge Andrea Giaccari, diabetologo del Policlinico Gemelli di Roma. «Mezzo cucchiaino di zucchero nel caffè non rappresenta un problema. Non vedo molte ragioni per cui si debba preferire un dolcificante».

