In seguito alla notizia, della lettera firmata dal Capo di Gabinetto del ministro dell'Economia e inviata alla Commissione Esteri della Camera, con la quale si promuoveva il Trattato sul Mes e si evidenziava che una ratifica non comporta alcun rischio, le opposizioni sono subito insorte rilevando le divisioni all’interno del Governo su una tematica importante.
Il Segretario del Pd Elly Schlein è stato il primo ad attaccare l’esecutivo: “Voglio ricordare che l’ultimo Paese che manca nella ratifica, è il nostro. Sono impegni internazionali che l’Italia aveva assunto e il non ratificare velocemente intacca la credibilità internazionale del nostro Paese. Io non credo che questo governo se lo possa permettere, di certo non se lo può permettere l’Italia, quindi crediamo che vadano messe da parte le ragioni fumose e ideologiche che non riescono nemmeno loro a spiegare fino in fondo. L'Italia gioverebbe del via libera, sia in termini di reputazione internazionale, sia in termini di valutazioni positive da parte delle agenzie di rating”. Ad attaccare il Governo Meloni, oltre al Segretario del Pd anche un'altro autorevole esponente del Partito, il vicepresidente del Parlamento Europeo Pina Picierno, afferma: "Il tema del Mes ci riporta alla differenza che esiste tra propaganda e realtà. Ciò avviene perché Giorgia Meloni e Fratelli d'Italia sono in campagna elettorale permanente, mentre quando si governa un Paese sarebbe necessario maggior senso di realtà. Bisogna in primis chiarire che quella che ci troviamo a dover ratificare è la modifica del Mes, perché il Mes esiste già".
A margine della presentazione del nuovo cantiere della stazione Venezia della metro C., il Vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, raggiunto dai giornalisti, prova a spegnere ogni polemica, ribadendo che sulla questione della ratifica del Mes il Governo ha una visione unitaria: “Sul Mes decide il Parlamento. Se arriverà la discussione in Parlamento, lì si voterà. Quella del ministero dell’Economia è un’opinione tecnica. Tecnicamente uno può fare i conti per quello che è il bilancio pubblico poi politicamente tutto il centrodestra, dalla Meloni al sottoscritto, ha sempre ritenuto che in questo momento il Mes non è strumento utile per il paese”. Ieri ero a pranzo con Giorgetti. Abbiamo parlato di questo è di tanto altro e siamo in perfetta sintonia. Quella del capo di gabinetto del Mef è una risposta tecnica. Giorgetti è un politico, come lo sono io e se arriverà in Parlamento, voteremo in modo politico. Io in questo momento preferisco che il debito pubblico del mio Paese, con cui faccio le Metropolitane, sia in mano ai risparmiatori italiani e non in mano a soggetti esteri che poi possono decidere cosa fare”.

