VIGAN MUSTAFA’
INCONTRARE UN CAMPIONE
Di boxe e di vita
Firenze, incontriamo Il fiorentino d'adozione Vigan Mustafa, nativo di Pristina, 2 volte campione italiano dei pesi mediomassimi, ha vinto il titolo mediterraneo, il titolo europeo IBF della categoria mediomassimi, un atleta che a 43 anni dimostra di poter dare ancora molto al pugilato.
Dopo questo successo, lo score di Vigan Mustafa è il seguente: 24 vittorie (di cui 9 per ko) e 5 sconfitte, mentre l’obiettivo è dare l’assalto alle possibili opportunità internazionali.
Tra 3 mesi difenderà la cintura che ha conquistato a Scandicci ultimamente e, allenato dal Maestro Cristiano Mazzoni, è in attesa che gli sia trovata una location prestigiosa a Firenze.
Allenato alla SAF di Firenze dal Maestro Cristiano Mazzoni ci concede una intervista raccontando di se e della sua lunga carriera professionale.
Vigan in previsione del prossimo incontro tra 3 mesi chi ti allena in questo momento?
Mi alleno alla Palestra SAF a Montelupo Fiorentino e mi segue il Maestro Cristiano Mazzoni, con grande professionalità e competenza, rispetta il mio carattere, mi sprona, me lo sento vicino. Con lui ho capito che la boxe è una ragione di vita, un concetto, dove l’individuo cerca delle risposte e boxando cura se stesso.
Lunga esperienza la tua, che cosa rappresenta la boxe per te?
La boxe viene da lontano, nei secoli si è imposta come simbolo del genere umano: chiunque può partecipare, dilettanti e professionisti, ogni anno nuove persone si innamorano di questo sport, persone di provenienze e religioni diverse, persone con storie e motivazioni diverse.
C’è chi si avvicina per pura competizione, chi per allenarsi, chi per una causa, chi per scommessa, chi per denaro, chi per curarsi… ma chiunque scelga questa disciplina, fin dal primo passo, dal primo battito accelerato del cuore, sente di far parte di qualcosa di più grande, di quel linguaggio universale che è la boxe, che pur non necessitando di parole è in grado di unire ogni essere umano.
Com’è nata questa tua passione per la boxe?
Vedi noi Mustafà siamo 3 fratelli , Ilir, Sead ed io, 30 anni fa Ilir fuggì dalla Jugoslavia per sfuggire la guerra in Kosovo, dove era campione ai Giochi del Mediterraneo, e approdò a Firenze dove faceva il lavavetri. Fu notato dal giornalista Sandro Bennucci, direttore di Firenze Post, e ricominciò a combattere fino al titolo europeo in Germania. La sua storia commosse Firenze che accolse tutta la nostra famiglia.
Da qui Sead ed io abbiamo seguito il suo esempio e abbracciato questo sport e siamo diventati Italiani e fiorentini, che per noi è stato un grandissimo onore e riconoscenza.

Vigan cosa vuol dire essere atleti?
Essere atleti è un impegno a trecentosessanta gradi e richiede una grandissima capacità di attenersi a rigidi programmi di allenamento e rispettare delle regole non solo durante l’allenamento ma anche durante la vita fuori dallo sport.
Dopo anni estremamente difficili che cosa hai provato quando hai conquistato il primo titolo Italiano?
Un combattimento durato un attimo, in una notte magica ho rivisto come un flash la mia bella terra, la guerra e il dolore che hanno cancellato la nostra fanciullezza, il duro incidente che mi ha tenuto bloccato, e finalmente la gioia, la mia, quella della mamma, dei fratelli, dei miei bimbi.....Campione Italiano, di un Paese che ci ha accolto, dove lavoriamo, abbiamo una casa, i nostri figli hanno un futuro.
Nella tua grande esperienza ti sei allenato in quasi tutte le palestre di Firenze
Ho 43 anni e, in alcune palestre ho perso del tempo prezioso, in alcune ho trovato persone incompetenti, dopo aver conquistato un titolo tante persone ti avvicinano e non sono sinceri, amicizie false, consigli sbagliati.
Ancora qualche anno e dopo cosa prevedi per il tuo futuro?
Nel futuro voglio mettere la mia ormai decennale esperienza a servizio della solidarietà e insegnare la boxe alle donne, ai giovani, ai bambini.
Ma la diceria che la boxe è violenza?
Niente affatto, prima che il calcio prendesse il sopravvento la boxe era uno sport seguitissimo, poi anni di oblio, negli ultimi anni, invece, la boxe è ritornata, diciamo, “di moda”, le palestre sono piene di donne, bambini e bambine, per insegnare metodo di allenamento contro il bullismo nelle scuole.
Se, in generale, negli ultimi anni tutti gli sport un tempo considerati maschili si stanno aprendo a un più ampio pubblico femminile, nel professionismo come nella pratica amatoriale, questo è soprattutto vero per il pugilato, in tutte le sue diverse declinazioni.
E le donne come considerano questo sport?
Praticato da sempre in un contesto prevalentemente maschile, oggi la situazione si è radicalmente ribaltata, e questo sport non solo sta attirando un numero sempre maggiore di donne, sta ma diventando una delle discipline preferite anche dai ragazzi, come corsi contro il bullismo nelle scuole. È un'attività che attira sempre più donne, che ormai rappresentano il 70% dei partecipanti ai corsi.
Non sottostimiamo i benefici della boxe per le donne: dal benessere mentale all'autostima.

La boxe, da sport da uomo è stata estesa anche alle donne?
Un tempo presidio maschile, ora la boxe si sta affermando come sport femminile, perché migliora la resistenza fisica, favorisce le relazioni e la fiducia in sé stesse, i benefici della boxe per le donne vanno dal benessere mentale all'autostima.
Allora la boxe aiuta la salute mentale
Certamente, lavorando con tecniche di mindfulness e messaggi di empowerment durante la formazione, le donne che praticano la boxe nelle palestre si sentono più sicure, più forti e con le idee più chiare, a ciò va aggiunta l'atmosfera prevalentemente femminile in cui le donne si sentono accompagnate da una comunità di donne che amano allenarsi per migliorare se stesse e conquistare sicurezza.
giugno Firenze, writer Cristina Vannuzzi

