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Stadio Olimpico, impedito ingresso striscione “verità giustizia Emanuela Orlandi”

Pietro Orlandi ha denunciato su facebook quanto accaduto al figlio prima di Roma-Inter

redazione
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Giovedì scorso con il punto conquistato sul campo di Udine il Napoli si è laureato Campione d’Italia. Al triplice fischio i tifosi partenopei hanno dato vita alla più classica delle invasioni di campo. Immediatamente è scattato un raid violento con caccia all’uomo contro di loro con cinghie e bastoni. Perché questo atto violento sia potuto accadere c’è un lineare e scontato fatto preliminare: se sono stati usati sono stati introdotti nello stadio e nessuno li ha bloccati. È l’ultimo di una lunga serie di atti sconcertanti avvenuti nei decenni negli stadi italiani, è passato alla storia il motorino che fu lanciato dagli spalti del Meazza durante una partita dell’Inter. Striscioni, cori, bandiere con slogan e parole a dir poco vergognose e violente sono cronaca di ogni stagione.

A Roma c’è un ragazzo che non ha mai potuto conoscere la zia, il padre non vede la sorella da quarant’anni esatti. E da otto lustri non ne ha nessuna notizia e quale sia stato il suo destino. La ragazza è Emanuela Orlandi e il ragazzo Dakota, figlio di Pietro. Ieri pomeriggio Dakota, come migliaia di persone, si è recato allo Stadio Olimpico per assistere alla partita Roma-Inter. Portava con se uno striscione con il volto della zia e quattro parole. Nessun riferimento violento, nessuna offesa, nulla di nulla se non parole che si sentono – nelle cerimonie più retoriche e pompose delle “giornate” di cui siamo ogni anno inondati – e in tanti discorsi da alte, medie e basse sfere di questo Paese. Un ragazzo ha nel cuore la zia, sostiene la lotta del padre per conoscere verità e giustizia sulla sorte della zia. 

Nel Paese dei motorini sugli spalti, delle cacce all’uomo con cinghie e bastoni, di cori e striscioni violenti e vergognosi, tutto questo è considerato una colpa. Lo striscione di Dakota non è potuto entrare allo stadio, è stato bloccato all’ingresso.  Lo ha denunciato Pietro Orlandi su facebook. Questo il testo integrale del suo post. «Mio figlio, Dakota 15 anni è andato allo stadio alla partita Roma Inter – ha raccontato Pietro Orlandi nel post - si festeggiava anche il quarantesimo dello scudetto dell’83, Dakota entusiasta decide di portare quello striscione lungo poco più di un metro, quindi alla sua portata, con al centro la foto della zia, perché sapeva che quella foto con la fascetta gialla e rossa dei manifesti era una foto scattata durante i festeggiamenti di quello scudetto dell’83. Tutto potevo pensare tranne sarebbe stato fermato all’ingresso dello stadio Olimpico e dopo un lungo consulto di una mezz’ora tra la polizia e i piani alti gli dicono che quello striscione non può entrare, non è inerente alla partita …… Ma perché? Mi chiede Dakota …. E me lo chiedo anch’io … non era né uno striscione politico né offensivo verso qualcuno».

 

 

 

 

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