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Napoli è Campione d’Italia, l’Italia intera si tinge d’azzurro

Dopo lunga attesa la festa è iniziata, il pareggio con l’Udinese ha regalato alla squadra di Spalletti la matematica dello scudetto

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Ventidue e trentasette, un secondo e l’urlo incontenibile di gioia finalmente è potuto esplodere. Inondando Napoli e tante piazze d’Italia, irrompendo ovunque. Una notte magica, infinita, attesa per settimane. Ad un passo ma sempre rinviata, poteva essere domenica scorsa, tutto era pronto e tutto sembrava stesse conducendo all’ultimo miglio. Poi d’improvviso il gol di Dia della Salernitana ha rigettato la palla in avanti. Ma doveva essere, ormai era ineluttabile. E la gioia sotto il Vesuvio e ovunque vive e pulsa un cuore napoletano è esploso. 

Lo Stadio Maradona, colmo come se la squadra partenopea stesse giocando lì, illuminato da decine di migliaia di cellulari sulle note di Pino Daniele. Il video dell’agenzia stampa La Presse è da brividi, magia pura che incanta. Come incantava, poesia che danzava facendo volare il pallone sul prato verde, Diego Armando Maradona. Non solo il più grande calciatore di tutti i tempi, non solo un campione. Diego è Napoli, Diego è la sua città, Diego è stata la vita di un uomo – capace di cadere e rialzarsi mille volte – che si è incarnato in Napoli e la fa sognare, vivere, amare, appassionare. Napule è mille culure canta Pino Daniele, quei colori che sono vita, cuore, è un popolo che custodisce la Storia e la trasforma in poesia, gioia, arcobaleni infiniti. Napoli non si può descrivere, è un popolo per cui nessuna parola può bastare. Quel popolo che trentatre anni dopo è tornato a gioire, sognare, che ha vissuto una notte magica che rimarrà scolpita indelebilmente nelle memorie. 

Napule è ‘na carta sporca”. C’è sempre stato chi ha provato a sporcarla, a gettarla, a non importarsene di quella carta. Ma è sempre tornata a splendere, a vivere, a resistere, ad alzare la testa, più forte di chi ha cercato di sfruttarla, depredarla, sporcarla. È il riscatto degli impoveriti, di coloro che son considerati i più deboli, gli sfruttati. Napoli è geograficamente Italia ma – ancor di più nel nome di Diego Armando Maradona – sotto il Vesuvio si rivivono terre lontane, si è solidali con chi soffre povertà e miserie, ingiustizie e vessazioni. Con rabbia e con amore, trasformando la sporcizia che si continua a provare a gettare su quella “carta” in poesia, vita, generosità, mille e più colori. È stata una notte magica, iniziata al pareggio di Osimhen ed esplosa al termine dell’incontro con l’Udinese. E dopo trentatre anni, al termine della trentesima giornata, è stata una notte magica. Come quelle del 1990, l’ultimo scudetto di Diego Armando Maradona. È questo il primo scudetto senza Diego in campo ma da mesi e mesi, ancor di più di questi decenni, Diego vive nei quartieri, nelle strade, nelle piazze della città e nel suo stadio. E stanotte Diego era accanto al suo popolo, alla sua Napoli. Chissà lassù quante risate e lacrime, quanta gioia e quanta baldoria con Massimo Troisi e Pino Daniele. Il cielo è azzurro sopra l’Italia e non solo. Lo scudetto del Napoli è festeggiato a Berlino come a Melbourne e ad ogni latitudine. Napoli non è solo una città, la squadra di Spalletti è il simbolo non solo di una squadra di calcio. Ad altre latitudini lo scudetto e il calcio sono sport e tifo, a Napoli è un popolo che galoppa e sogna come Maradona con i dribbling nella storica partita del 1986. 

Rinviata domenica, attesa e preparata da mesi, la festa è arrivata. Ormai la matematica ha sancito il suo verdetto in maniera incontrovertibile. Il cielo sopra l’Italia è azzurro come non mai e la festa grande, una notte magica che si preannuncia infinita è partita. La squadra di Spalletti, una città intera, un popolo sotto il Vesuvio fisico e con mille vesuvi nel cuore in ogni parte d’Italia e del mondo è sul trono, è Re d’Italia. Napule è mille culure che inondano e danzano. Il sogno è realtà, piena e totale realtà. Napoli, lo scudetto è tuo, sei Campione d’Italia.  

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