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25 aprile: dalla Resistenza alla resilienza. La strage di Campagnola

Andrea Cionci - autore dell'articolo pubblicato sul suo blog

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25 aprile 2023

  • di Andrea Cionci

 

Il luogo di una strage partigiana e una croce, ogni volta, viene divelta o spezzata: quella del “Cavoùn” di Campagnola (RE) non è la solita pagina di controstoria, ma un episodio che ci fa riflettere sullo scontro finale tra verità e menzogna, in atto in tutto il mondo.

 

Ne trattiamo in concomitanza con la Festa del Fratricidio nazionale, anche detta “della Liberazione”, la quale continua a tenere vivi odio e rancore, ma soprattutto imposture. Tanto per darvi la caratura di quello che si festeggia, ecco le cifre messe a punto da Lucioli-Sabatini in “Resistenza al di là del mito”: lo scontro fu tra 800.000 italiani combattenti con la Repubblica di Salò contro i 70.000 dell’Esercito cobelligerante del Sud e - massimo - 30.000 partigiani. I numeri dei sei Gruppi di combattimento badogliani sono pubblici e, dal novembre ’44, tanti erano i partigiani conteggiati da storici di sinistra come Giorgio Bocca. (Solo dopo il 25 aprile, il numero di “resistenti” schizzerà magicamente a 300.000).


Una guerra fratricida fra un pugno di italiani, dunque, di cui 800.000 fascisti contro 100.000 antifascisti i quali vinsero unicamente grazie alle armate alleate. Il tutto mentre il popolo italiano stava a guardare timidamente alla finestra: altro che mobilitazione generale.
Ora, anche se qualche liceale, in buona fede, si dice “antifascista” attingendo a generici ideali di libertà e democrazia, resta il fatto che questo contenitore ideologico è stato da tempo confiscato da realtà apolidi e sovranazionali nemiche di tutti gli italiani, di destra o di sinistra che siano.
Fateci caso: tutto ciò che può anche lontanamente afferire a una difesa della cultura, identità, tradizione nostrana viene ormai marcato come “fascista” in modo da inibire qualsiasi tipo di resistenza degli italiani al rullo compressore mondialista. La Resistenza si è mutata in Resilienza, per farci subire, zitti e buoni, le angherie imposte dagli eurocrati in grembiule, grazie anche alla fattiva collaborazione della sinistra nostrana. Se gli ultimi interventi in difesa della lingua nazionale e dei nostri confini sono stati additati come rigurgiti del Ventennio, fra poco anche l’uso del contante e la bistecca a tavola passeranno per oscuri retaggi patriarcal-nazifascisti.
Ecco perché, travolgere con la verità dei dati storici la fantanarrativa resistenziale diventa, oggi, un’impellenza per la salvezza del Paese.  
Questo atto meritorio spesso si deve all’iniziativa di singoli studiosi intellettualmente onesti o a realtà culturali come, in questo caso, l’Associazione (d’arma) Nazionale Volontari di Guerra, l'Ass. Culturale Pietro e Marianna Azzolini, e il Centro studi Italia che, giorni fa, hanno eretto – per la quinta volta -  una nuova croce, bianca rossa e verde, nei pressi del "Cavòun" di Campagnola  in ricordo delle vittime degli eccidi partigiani lì perpetrati nei giorni precedenti e successivi al 25 Aprile 1945.

La posizione di Campagnola, nei pressi del “Triangolo rosso”, fra Novellara, Correggio e Fabbrico, oltre a ospitare il comando di una formazione partigiana, configurava l'area come il luogo ideale dove far confluire i cittadini reggiani prelevati dalle bande partigiane dei paesi limitrofi e destinati all'uccisione. Qui, nei pressi della cava di argilla della Fornace Fontanesi, venivano scavate le fosse comuni destinate ad accogliere i corpi di chi veniva messo al muro davanti alla manifattura. Fino a qualche tempo fa, sui mattoni erano ancora visibili le scalfitture delle pallottole, ma, non si sa come, la costruzione è stata da poco abbattuta. Altri sequestrati erano, invece, destinati all'annegamento nel piccolo stagno dal quale però si notò che presto tornavano a galla. Fra gli assassinati dai partigiani, nella quasi totalità civili, c’erano anche alcune donne e un ragazzo di 20 anni.
Le ricerche dei parenti delle vittime, in particolare quella condotta dal dottor Flavio Parmiggiani nei primi anni '90, hanno portato a stimare almeno 32 vittime sepolte nell'area della cava d'argilla in disuso. Nel ’91, viene ritrovata una delle fosse comuni con i resti di 19 cittadini reggiani, di cui solo alcuni sono stati identificati nel corso degli anni. I ricercatori sono convinti dell'esistenza di almeno un'altra fossa, ma la localizzazione è ancora ignota. Afferma Parmeggiani che la seconda fu probabilmente scoperta durante i lavori di ampliamento del cimitero e le ossa, secondo l’autore, furono gettate nella discarica. A conferma di ciò una dichiarazione del sindaco dell’epoca, Dimmo Sghedoni, circa il fatto che la seconda fossa “non si sarebbe più trovata”.
I vandalismi sulle croci poste a ricordo dell’eccidio si ripetono da anni, ma non è un caso unico: così vengono continuamente vandalizzate lapidi commemorative presso ciò che resta del disumano campo di concentramento alleato di Coltano, per soldati repubblicani, e presso Rovetta, luogo dove furono trucidati 43 militi fascisti della divisione “Tagliamento”, ragazzi dai 16 ai 22 anni, che si erano arresi ai partigiani in cambio della vita.
Spiega il presidente della locale federazione ANVG, Alessandro Casolari: “Abbiamo inteso, con questa iniziativa, svolta nel segno della riconciliazione nazionale, commemorare tutte le vittime, civili e militari, della violenza fratricida e delle stragi avvenute nella nostra provincia a ridosso della fine delle ostilità e pure successivamente”.
Così, quella croce tricolore che viene ogni volta rimessa al suo posto dopo gli atti di vandalismo, ci ricorda che in questo paese c’è ancora gente che lotta per la verità.


 
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