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IL SAPORE DELL’APOCALISSE

Autore: Don Alessandro Maria Minutella - Teologo - pubblicato sulla Pagina Facebook di "Radio Domina Nostra"

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di don Alessandro Maria Minutella
 
IL SAPORE DELL’APOCALISSE
 
A quanto pare i vescovi italiani non hanno altro a cui pensare. Mentre il cattolicesimo si va spegnendo, nei numeri e nell’appartenenza, ed evapora (come dice Fusaro), dietro ai miraggi delle riforme sinodali volute dal falso papa Bergoglio, e mentre ancora la chiusura delle chiese a causa delle restrizioni dovute al virus ha prodotto una disaffezione degli italiani nei confronti della fede, i vescovi italiani sono unicamente preoccupati dei quattro poveri preti che, in giro per l’Italia, radunano i sempre più numerosi fedeli che non riconoscono Bergoglio come papa.
Digiunare dal gas, cancellare la messa in latino, proporre i preti sposati, promuovere subdolamente il sinodo tedesco, tacere del tutto sul culto eucaristico, piazzare un idolo pagano nei giardini vaticani e regnare da finto papa, questo non fa nessun problema. Per esempio, di fronte alla scelta dei vescovi tedeschi e belgi – con l’approvazione di Bergoglio – di benedire le coppie gay (atto sacrilego secondo il Magistero), i vescovi italiani tacciono. Invece alzano tronfi la voce di fronte ad altro. Nel frattempo le messe celebrate in acqua o altre follie liturgiche e dogmatiche, passano senza grossi problemi. Il vero guaio per i vescovi italiani sono i preti del Sodalizio.
Nei giorni scorsi l’arcivescovo di Brindisi mette in guardia da don Enrico Bernasconi, dicendo che chiunque assiste alle sue celebrazioni “cade in peccato mortale”. Dov’era il vescovo Giovanni Intini quando a Roma, nell’ottobre 2019, è stata adorata Pachamama? Quello non era peccato mortale e questo sì? Dov’è il vescovo che mette in guardia da don Bernasconi, di fronte alle molteplici eresie sparse nel mondo cattolico? Perché lì tace e qui alza la voce? Come mai nessuna parola sulla custodia del celibato dei preti e sul sacrilegio della benedizione delle coppie gay?
È evidente che si tratta di un segno di profonda debolezza dell’episcopato italiano che teme questi poveri quattro preti italiani che non si piegano al regime del male.
Ieri il vescovo di Patti, dopo l’allontanamento di fra Celestino, si è recato al convento di Pettineo, e ha chiesto al parroco pubblicamente se i fedeli fossero legati a papa Francesco. Ovviamente sì, e così, felici e sereni, hanno preso possesso del convento. Il vescovo non ha chiesto se fossero cattolici, aderenti al Magistero di sempre, devoti, santi, ma se fossero fedeli unicamente a papa Francesco. Questo solo aspetto può bastare. E ciò mentre in passato, dai pulpiti e dagli amboni, dalle cattedre e dai centri accademici – lo ricordo bene – non si perdeva occasione per parlar male di papa Wojtyla prima e poi di Benedetto XVI. Era una moda diffusa, che non comportava alcun rischio, anzi, sembrava che arrivasse il premio. Oggi invece l’unica cosa che realmente conta in questa falsa chiesa, liquefatta e rigettata dal cielo, è la fedeltà idolatrica a Bergoglio. Il resto non conta. Né sulla morale né sulla dottrina. Se anche un prete è palesemente eretico, o moralmente discusso, rimane dov’è, purché sia in comunione con il falso papa.
Nei mesi scorsi il valzer degli interventi dei vescovi veneti, al mio arrivo a Padova, è apparso persino penoso. Tutta una messa in guardia da don Minutella, mentre le chiese sono vuote e la fede naufraga. C’è seriamente da chiedersi cosa sia rimasto di cattolico con vescovi come Cipolla di Padova. Paura e debolezza, che un giorno appariranno come penoso cedimento all’impostura odierna. E le masse cattoliche, perlopiù ignare, vengono tenute nell’errore.
Tutto ciò ha dell’incredibile. Ha proprio il sapore dell’Apocalisse…
 
Don Minutella
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