Cari lettori e care lettrici ecco un’altra tappa di questa rubrica che nasce con l’obiettivo di stimolare periodicamente con spunti e/o con esperienze di vita intense, vitali e vivide. L’intento è di aiutarci e aiutare ad agire e a reagire contro l’inedia, la passività, il qualunquismo; a maggior ragione nell’attuale situazione molto critica per vari motivi. Questa rubrica pone tematiche ad ampio raggio, sollecitando talora anche interrogativi posti sia a persone note che a persone meno note, perché non è la notorietà l’unico criterio per dialogare, argomentare ed essere maestri di vita per gli altri. E non interessa neppure che tipo di caratteristiche ha chi può offrirci dei contributi: importante metta a disposizione la propria esperienza su quanto gli viene chiesto.
Sempre con estrema libertà e apertura mentale, cercando di imparare… sempre!
Nella prima tappa del 9.7.2021 il dott. Davide Pagnoncelli e la dott.ssa Alessandra Tucci hanno intervistato Vittorio Sgarbi in relazione alla bellezza dell’arte; nella seconda tappa del 15.11.2021 Silvana Gambone ha raccontato la sua esperienza drammatica e dolorosa, ricca però di risvolti proficui e molto costruttivi; la terza tappa del 3.1.2022 ha trattato la tematica dei “regali di tempo”. Nella quarta tappa del 1.3.2022 Francesca Ghezzani ha posto tre domande al dott. Davide Pagnoncelli su come ri-animare il futuro. Nella quinta tappa del 28.7.2022 una doppia intervista con l’imprenditrice Stefania Sabatelli ha focalizzato l’attenzione sulla forza della memoria dei nostri cari defunti e del senso della morte connessa alla vita. Nella sesta tappa del 9.11.2022 l’intervista con il prof. Giovanni Quartini ha puntualizzato aspetti innovativi della scuola che dirige. Nella settima tappa del 27.12.2022 un’intensa intervista ai coniugi Gloria e Giuseppe ha raccolto alcune considerazioni e i loro vissuti in relazione al tragico evento della morte improvvisa del figlio Gabriele di 17 anni.
Mi ha scritto Lina, una lettrice della mia rubrica, raccontandomi in breve i suoi vissuti e le sue reazioni in seguito alla morte della mamma dopo un lungo iter di terapie mediche e di sofferenze. La signora mi ha posto anche dei quesiti ai quali rispondo in modo sintetico in base allo spazio disponibile in questa rubrica. Alcuni punti meriterebbero sicuramente degli approfondimenti.
1. Cosa succede quando si subisce la perdita drammatica di una persona cara? Succede solamente a me o anche ad altri di restare letteralmente disarcionati dalla vita?
Chissà cosa succede al momento della morte… o poco prima! Nessuno lo sa con precisione e neppure sa cosa avviene successivamente. La morte è intimamente connessa con la propria soggettività e tutto ciò si compenetra nel contesto culturale e sociale di appartenenza.
Il significato che si attribuisce alla morte incide profondamente nella biografia degli individui e delle comunità (per esemplificare: “La morte è la fine di tutto”; “Non bisogna pensare alla morte”; “La morte è solo un passaggio a un’altra vita migliore”; “La morte è qualcosa che terrorizza”; “Il pensiero della morte stimola a vivere meglio”; ecc.).
Per alcuni autori la modalità con cui si affronta la morte è indice del grado di civiltà di quella società.
Il lutto produce, ovviamente, risonanze soggettive acute e devastanti e sollecita alla presa in carico, oltre che degli aspetti affettivi, anche di quelli sociali e simbolici.
Raccontare ciò che si vive, ciò che si prova in una situazione di lutto non è per niente facile. Una perdita può essere percepita come assurda, ingiusta e dolorosissima, scatenando vissuti intricati, evocando rabbia, disperazione e scombussolamento oppure, come scrive efficacemente Lina, un’acuta sensazione di disarcionamento dalla vita. Insomma una botta tremenda!
L’elaborazione del lutto comporta dei processi di riadattamento e di radicale ristrutturazione del proprio mondo interno. La persona amata deceduta necessita di una nuova e diversa dislocazione affettiva all’interno di sé e comporta un riassetto profondo del proprio stile di vita. In seguito si potranno riprendere le connessioni significative col mondo esterno e con il proprio contesto sociale.
La morte è dolore, ma anche mistero, la morte è repulsione, ma anche invito a prendersi cura di chi non è più presente fisicamente; prendersi cura tramite ricordi interiori, personali, intimi. L’uomo è l’unico animale che seppellisce i propri morti e -soprattutto- li può ricordare. Anche chi è morto chiede e richiede di essere ascoltato e, attraverso di lui o di lei, di ascoltare se stessi. Ascoltare le proprie paure, ma anche rinvigorire il desiderio di vivere e, in tal modo, riacciuffare di nuovo una buona qualità di vita. Nonostante tutto!
La memoria di chi ci è stato caro o cara è fondamentale sia incarnata nelle ritualità individuali, nei riti comunitari (diversi dalle ricorrenze celebrative) e sia intrisa della propria interiorità, come un’eredità morale di alto valore. I nostri cari hanno bisogno di essere… “ricuor-dati”, ricordati con il cuore.
2. Lei ritiene che sia davvero possibile continuare ad avere un dialogo con la persona amata? A volte mi giudico strana, un po’ stupida quando cerco di parlare con mia mamma che non c’è più…
Io credo che sia possibile stabilire raffinati dialoghi con chi non è più presente fisicamente. Lo credo possibile anche a seguito dell’esperienza di alcune persone conosciute e di altri che lo hanno puntualizzato in vario modo con serenità e concretezza.
È possibile signora Lina perché è già successo.
Per prima cosa, però, bisogna “lavorare” per far sì che le proprie convinzioni siano effettive e profonde. Crederci per provarci; crederci intensamente per consentire la creazione di modalità personalizzate e per ricercare ritualità funzionali e originali.
Chi crede che esista un Campo di Consapevolezza Unificato (*) oppure qualcosa o qualcuno di divino è implicito che consideri ogni individuo una manifestazione, una epifania -pur minima e parziale- della coscienza universale. Ciò significa che una individualità specifica, in un modo o nell’altro, esiste e si connette a quella di ogni essere, a quella di tutti gli altri esseri. Se un individuo ha trascorso, quantità e qualità, un bel pezzo di esistenza con noi, non possiamo pensare e credere che sia possibile immaginarne o prevederne le reazioni ai vari eventi? La persona amata, perciò, può vivere e rivivere nelle profondità interiori di chi ha subìto il lutto. In effetti l’individualità di chi resta è intrisa e permeata delle esperienze e delle interazioni di chi è deceduto.
Ma c’è un altro punto da considerare. Noi sappiamo più di quello che comprendiamo: molti insegnamenti, vissuti e esperienze sono immagazzinate nell’inconscio, dimenticate, rimosse o non ancora elaborate. Un bel po’ di questi “depositi” dell’inconscio, correlati alle interazioni con la persona deceduta, possono essere rievocate in modo funzionale tramite metodologie e tecniche specifiche.
Anche nelle sedute di psicoanalisi si può entrare in contatto con elementi inconsci di se stessi con varie modalità, ovviamente non razionali (per esempio, con libere associazioni, procedure artistiche, uso di metafore evolutive, ecc.). In altri termini si apprende e si fa esperienza per andare oltre il prevedibile e la pura fisicità; si apprende e si fa esperienza del trascendente, di qualcosa che oltrepassa la realtà contingente.
Non tutto si può spiegare razionalmente, ma ciò che non si può spiegare non è detto che non si possa sperimentare e percepire.
È possibile andare al di là dell’usuale esperienza ed evocare percezioni attingendo a risorse latenti presenti nelle relazioni affettive di coloro che abbiamo amato e stimato.
Perciò, Lina, non tema di sentirsi strana o di essere poco equilibrata, tantomeno provi vergogna per i suoi dialoghi con la sua amata mamma! In particolare valorizzi i suoi vissuti, le sue emozioni, i suoi sentimenti perché possono essere momenti preziosi per riavere una soddisfacente qualità di vita. Per continuare a sentirsi vivida!
3. Nel caso che lei creda possibile dialogare con chi non c’è più, cosa mi suggerisce?
Niente di serio si improvvisa in poco tempo, serve un po’ di allenamento, serve almeno un minimo training per ricercare possibili agganci di comunicazioni, utili per intessere un dialogo efficace.
Ci si può aiutare tramite l’utilizzo di metafore ad hoc, create appositamente, come un buon sarto taglia e cuce la stoffa per un vestito su misura.
Si può ricorrere alla potenza espressiva di alcune opere artistiche utilizzate come “reliquie trasformative”, che stimolano ad aprirsi di nuovo alla vita. Entrare in risonanza con certi capolavori artistici può avere una valenza terapeutica e rivitalizzante. Forse ciò non lo avrebbe desiderato ardentemente anche la persona cara deceduta?
Un’altra modalità di comunicazione interessante e, per certi versi, potente è quella relativa all’utilizzo di vari strumenti, come per esempio il cellulare, secondo modalità creative e altamente coinvolgenti; per niente banali e solo apparentemente strane. Importante è saper creare ed attivare rituali collegati intimamente e strettamente alle proprie esperienze e stile di vita; rituali semplici, periodici e significativi individualmente.
Quante cose vorremmo ancora dire alla persona amata? Quanti “non detti” rimpiangiamo di non aver mai formulato? Quante domande vorremmo porre a chi non c’è più fisicamente per approfondire il senso di certi episodi capitati? Quante sane curiosità pulsano ancora in coloro che restano in vita?
Infine due punti vanno rimarcati:
A) Ci sono alcune strategie comunicative che consentono di entrare dalla porta principale per accedere all’inconscio. B) A meno che colui che resta in vita resetti la propria memoria, sappiamo per certo che la relazione con i propri cari non può essere annullata da una morte fisica. In qualunque caso. In ogni caso. Sta ad ognuno saper rievocare e saper coltivare…
Per eventuali contatti scrivere un’email a: allargacervelli@gmail.com, all’attenzione del dott. Davide Pagnoncelli. Grazie a chi offrirà il proprio contributo.
(*) DOI: https://doi.org/10.48274/IBI7 Autore: Roberto Fabbroni (codice ORCID 0000-0001-5328-4412) La Teoria della Consapevolezza Unificata ha l’intendimento di spiegare i processi di funzionamento legati alla salute di una persona in relazione ai campi di Energia-Informata che lo compongono e le loro interazioni con tutti gli altri campi esistenti in natura. Questo, secondo correlazioni e interconnessioni esistenti in una visione sistemica e unitaria dell’Universo. Si conferma la visione in cui Corpo-Mente e Spirito sono correlati e che la Consapevolezza è un processo profondo, intimo e fondamentale per la Salute e che non è semplicemente uno stato di coscienza attiva ma è un Ente senziente mediatore tra i campi che compongono l’essere umano in una accezione non-locale e che potremmo anche chiamare Anima.
Davide Pagnoncelli è Psicologo e Psicoterapeuta, formato in Teatroterapia e in Arteterapia. Oltre all’attività clinica, ha un’esperienza ventennale nell’ambito della psicologia scolastica come responsabile di un originale Servizio Psicologico di sistema. Egli si definisce “allargacervelli” (non più “strizzacervelli”) perché il suo cervello e quello altrui preferisce allargarlo, ampliando prospettive. Ha scritto il libro “Figli felici a scuola”, Bruno Editore, Roma 2018. In particolare è impegnato in progetti pilota per approfondire il rapporto tra le varie forme di arte, in particolare la poesia, con la psicologia e con la psicoanalisi. In tal senso ha ideato nuovi progetti denominati Art Artist Therapy (AATH): un altro modo di gustare e di rivivere la personalità, l’intelligenza emotiva e il percorso creativo dell’artista connesso alle produzioni artistiche.

