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Gina Lollobrigida, tra sogno e realtà

Il ricordo di un'icona dell'Italia a cavallo tra la povertà e la ricchezza, la campagna e la città, nelle parole di una nostra lettrice

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Non sono passati molti anni da quando mia nonna, classe 1939, al riverbero caldo e rassicurante della stufa elettrica che riscaldava la cucina, ci raccontava della sua primissima infanzia ed adolescenza vissute a Fontacciaro, frazione pressoché sconosciuta del comune di Roccascalegna, incantevole borgo adagiato sulle pendici della Majella nell'entroterra abruzzese.
Nonna ci raccontava come da bambina dormisse in una stanza adiacente la stalla, e che a fianco al suo letto venissero poggiate le balle di fieno che servivano per gli animali. 
Non c'era la corrente elettrica, e ci si riscaldava con il focolare; gli uomini seguivano i ritmi circadiani e si era felici in quella semplicità che dava il necessario per vivere.
Nonna ci parlava dei suoi "doposcuola" che consistevano nell'andare con suo cugino a pascolare alcune pecorelle, ed era vivido in lei il ricordo gioioso di quei pomeriggi primaverili trascorsi a contemplare la montagna e il piccolo gregge.
Questi ricordi che lei mi ha tramandato sono i ricordi di una intera generazione di avi che hanno dovuto abbandonare i loro amati luoghi di origine in cerca di lavoro.
È ancora possibile oggi rivivere quegli anni guardando alcuni film iconici che hanno fatto la storia del cinema italiano, e forse mondiale, che hanno come protagonista la superba ed incomparabile Gina Lollobrigida.
Gina Lollobrigida non è stata una semplice attrice, è stata uno strumento di comunicazione impareggiabile che ci ha permesso di vedere, ascoltare e vivere quasi in prima persona i sentimenti vissuti dalla generazione nata alla fine della seconda guerra mondiale.
Coloro che hanno avuto la fortuna di rimanere in Italia (non emigrando ma avvicinandosi alle città) hanno vissuto sulla propria pelle il boom economico come nessun altro italiano.
È impossibile pensare a mia nonna, e a tutte le donne e uomini della sua epoca, senza un parallelismo con Gina Lollobrigida.
Basta sedersi e guardare "Pane, amore e fantasia", Orso d'argento a Berlino nel 1954, per sobbalzare sulla sedia e vedere cosa era l'Italia meridionale a quei tempi. 
Pochi sanno che Comencini all'inizio volesse girare in film proprio in Abruzzo, a Palena, che non dista molto da Fontacciaro.
Poiché il paese ormai aveva assunto una veste troppo moderna per il taglio che si voleva dare alla pellicola, si decise di creare il borgo immaginario di Sagliena, situato in una località non meglio precisata del centro sud della Penisola, ed ambientarvi le vicende.
La Bersaglieria non ha le scarpe, cammina a piedi o sul dorso del suo amato asinello Barone,  vive con poco o nulla, in una casetta diroccata, e dorme proprio a fianco di Barone.
La Bersaglieria è una ragazza meravigliosa, con un viso delicato che ricorda quello delle grandi dive, ma non è truccato. Il suo corpicino, esile e sinuoso, non indossa vestiti firmati, ma capi unti e bucherellati che non vengono cambiati spesso.
Eppure la Bersaglieria ha sempre il sorriso sulla bocca e ruba persino il cuore  di Antonio Carotenuto, aitante Maresciallo dell'arma dei carabinieri impersonato dall'indimenticabile Vittorio de Sica.
La Bersaglieria si rimbocca le maniche di fronte all'austerità e ci narra come erano le nostre nonne quando la felicità era pane, amore e fantasia.
Gina Lollobrigida però è andata oltre questo ruolo che rappresenta l'identità logica e cronologica della nostra Italia.
Gina ha prestato il suo incantevole viso al personaggio che rappresenta la magia per eccellenza: la fata turchina in "Le avventure di Pinocchio", ancora una volta con la regia di Comencini.
Nessuno come lei avrebbe potuto materializzare i gesti, le movenze, la voce, lo spirito materno e di accudimento di un personaggio così universale come ha fatto Gina Lollobrigida.
Se chiudiamo per un momento gli occhi la vediamo lì, in quella palafitta sul lago, ad aspettare il burattino, a preparagli la merenda, a dargli lo sciroppo, a redarguirlo.
Gina è sia l'Italia in bianco e nero sia l'Italia a colori che si rialza dalla seconda guerra mondiale, Gina è sia la poverella di Sagliena che la Diva che con il suo fascino ha fatto girare la testa ad Hollywood, è un monumento della nostra cultura che non dovremmo mai dimenticare.
Gina è i due volti dell'Italia contemporanea, e forse non a caso ci lascia nel mese di Gennaio, che come Giano Bifronte guarda a due distinte ere: il passato e il futuro.
Ed è per questo che tutti noi in questi giorni siamo consapevoli di aver perso non solo una grande attrice, ma una parte integrante della nostra storia, che le generazioni più acerbe non conoscono abbastanza o forse non conoscono affatto.
Solo con la consapevolezza di ciò che eravamo possiamo costruire un futuro altrettanto importante come popolo e come Nazione.
Grazie Gina per l'interprete irripetibile che sei stata dei sogni e della realtà degli italiani.

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