C’è chi non presenta richiesta d’appello e va in carcere per “dovere morale”, come l’ex presidente del Bayern Monaco, e c’è chi invece, arrivato al quarto giudizio, sceglie di attendere la sentenza nascosto in qualche angolo del pianeta. Sembrerebbe questa la scelta fatta dall'ex senatore Marcello Dell'Utri. Martedì prossimo è attesa la sentenza definitiva, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e già condannato nei precedenti gradi di giudizio. Nel dubbio, l’ex senatore del Pdl, si è reso irreperibile.
Esattamente come aveva fatto due anni fa, salvo poi ricomparire dopo l’annullamento della sentenza a 7 anni. “Arrestate Marcello Dell’Utri”, ha chiesto ora la Procura generale, riporta La Stampa, richiesta arrivata però troppo tardi. L’ordine di custodia cautelare emesso nei confronti di Dell’Utri dalla terza sezione della Corte d’appello di Palermo non è stato infatti eseguito, perché gli agenti della Squadra mobile di Milano non hanno trovato l’ex delfino Berlusconi. Dell’Utri, condannato a sette anni per mafia, è irreperibile, probabilmente all’estero: in Guinea Bissau, in Libano, o nella Repubblica Dominicana dove già si era nascosto due anni fa.
L’idea di finire in carcere a Marcello Dell’Utri proprio non piace e, come è emerso da alcune intercettazioni ambientali e, come facilmente si poteva immaginare conoscendo i precedenti, l’ex senatore ha deciso di aspettare la sentenza definitiva non in Italia, ma nascosto in qualche paese da dove sarebbe complicato estradarlo. L’intercettazione ambientale risale al novembre scorso ed orienta gli inquirenti a pensare che Dell’Utri, il bibliofilo, possa trovarsi in Guinea Bissau o in Libano. Eseguita dalla Procura di Roma, nell’ambito di un’inchiesta per riciclaggio su un imprenditore calabrese, Gianni Micalusi, l’8 novembre scorso, ed subito trasmessa a Palermo, nell’intercettazione Alberto Dell’Utri (fratello gemello di Marcello) parlava di un possibile riparo del fratello all’estero. Dell’Utri, parlando col titolare del ristorante Assunta Madre di Roma, Vincenzo Mancuso, faceva riferimento al fatto che la Guinea “è un Paese che concede i passaporti diplomatici molto facilmente… bisogna accelerare i tempi”. E Mancuso, di rimando: “Ma scusami, Marcello non ha pensato a farsi nominare ambasciatore della Guinea?”. Alberto parlava a quel punto di “tutto un retroscena” che ruotava attorno “a un personaggio che ha sposato la figlia del presidente africano”. Un’altra strada era quella offerta dal Libano: “Marcello – raccontava sempre il fratello – ha cenato a Roma con un politico importante del Libano, che si candida presidente”.

