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A tu per tu con Fabio Varrone e il suo prossimo disco per il sociale

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Fabio Varrone, in arte Anarchybrain, celebra i suoi 30 anni di carriera musicale e artistica con un nuovo progetto per il sociale.

Ha esplorato diversi campi, dalla musica (suo amore assoluto), alla scrittura pubblicando diversi libri per poi arrivare al disegno, alla pittura, alla recitazione e al doppiaggio. Ha inciso 118 album dal 1992 a oggi, ha suonato in più di 32 band tra Roma e Firenze, spesso anche nel ruolo di turnista in gruppi importanti come Destir, e con la band Black Anvil al teatro Salone Margherita per la compagnia del “Bagaglino” in una puntata speciale, inoltre ha portato la sua musica sul canale Mediaset La5. Si racconta, qui, in 10 domande e risposte.

Fabio, c’è qualcuno che ti ha ispirato nella tua carriera?

Ciao! Sì, nella mia musica ho avuto molte influenze dovute soprattutto a Syd Barrett e i Pink Floyd, Queen nonché Frank Zappa, Metallica, Type O Negative, Babylon Zoo e Sepultura. Ce ne sarebbero altri, ma quelli che per me sono stati fondamentali sono qui. Tutto però è partito grazie a Elvis Presley, perché a 6 anni scoprii un disco che mio padre aveva e non appena ascoltai le note di “My Baby Left Me" ne rimasi folgorato. Non nascondo che un'altra fonte di ispirazione siano stati anche i Bee Hive del telefilm Love Me Licia, quando li guardavo in tv da bambino sognavo di essere lì con loro a suonare.

Se in poche righe dovessi spiegare la tua arte (musica, libri, radio, doppiaggio e tutto ciò che ti riguarda) quali parole useresti?

Sarebbe difficile ma sicuramente la definirei come “arte esplorativa sperimentale" perché ho sempre cercato l'evoluzione e la mia curiosità mi ha permesso di esplorare suoni, immagini e molto altro che si sono trasformati in ciò che oggi è il mio lavoro artistico.

Se non avessi fatto l’artista, cosa pensi avresti fatto nella vita?

Sembra un cliché, ma sognavo di fare il ballerino da bambino, però la musica ha vinto su tutto perché credo che non siamo noi a scegliere una passione, bensì sia essa che sceglie noi.

Sono tanti i sacrifici fatti per arrivare dove sei ora?

Sì, moltissimi. A dire il vero, al contrario di quello che spesso si pensa, la vita artistica è una strada molto dura, non per via delle rinunce o dei sacrifici, mi riferisco alla considerazione che spesso ha la gente su di noi. Veniamo visti come “perdi tempo” o come delle persone benestanti che per puro diletto fanno arte. Questo è un ideale che non coincide con la realtà. Viviamo in un paese dove l'arte non viene considerata e supportata come dovrebbe perché le persone vengono indotte ad avere altri pensieri e altre priorità tanto da considerare l'arte un lusso.

Il tuo mestiere ti ha regalato molte soddisfazioni? 

Sì, moltissime, anche molte delusioni, ma queste vengono surclassate dalle soddisfazioni che ci sono in questo mestiere. A volte anche solo un applauso può essere una gioia infinita. Riuscire a dare anche solo un'emozione è qualcosa di grandioso. Io ho avuto la fortuna di lavorare con personaggi importanti: ho suonato con Roberto Pregadio al Ludovico da Victoria in sostituzione di Pierino Munari, grande batterista scomparso qualche anno fa. Ho lavorato con Richard Benson e ancora oggi non riesco a superare la sua dipartita. Le soddisfazioni recenti sono arrivate quando ho suonato ad un concerto allo Stadio dei marmi a Roma con Iskra Menarini ed ho girato un videoclip insieme a Tony Esposito.

In cosa credi?

Credo nella sincerità, onestà e rispetto. Penso che questi siano i valori fondamentali sul quale dovrebbe basarsi la nostra vita.

Il tuo impegno per il sociale e un nuovo disco all’orizzonte partendo da una storia che ti tocca da vicino. Raccontaci…

Ho sempre cercato di fare qualcosa per questo mondo senza restare a guardare, a volte riuscendoci e a volte no. Mi sento molto vicino a chi soffre e ha bisogno. Il nuovo progetto che sto portando avanti è “Leo's World", un disco in stile Pink Floyd che ho scritto per Leo, il figlio di mio cugino, un bambino autistico di otto anni che non ha l'uso della parola. Suo padre, che purtroppo si trova senza lavoro attualmente, bada a suo figlio in maniera costante cercando di insegnargli modi per comunicare. Purtroppo non è supportato correttamente dagli enti preposti che fanno quel che possono. Questo album ha lo scopo di raccogliere i fondi per Leo e per suo padre e magari sensibilizzare il mondo sul problema dell'autismo che non viene adeguatamente considerato. Nel disco, ci sono musicisti di grande livello come Tony Liotta che ha suonato con Steve Lukather dei Toto, Michael Landau e molti altri. Alle chitarre c'è Simone Cozzetto che ha suonato con Kee Marcelo ex chitarrista degli Europe. Inoltre alle tastiere c'e Marco Iannello compositore di molte colonne sonore importanti, oltre ad Emanuele Tartaglia leader degli Hell'n'Heaven ed Emiliano Natali, bassista e voce dei Voltumna.

Pensi che il tuo lavoro abbia reso felice altre persone?

A dire il vero non saprei, ma spero proprio di sì, lo scopo di ciò che faccio è proprio questo, trasmettere più emozioni possibili.

Come ti vedi fra dieci anni?

Con tutti i capelli bianchi (e la cosa mi spaventa perché io ho la sindrome di Dorian Gray), ma con molta voglia di scrivere e di fare, con la convinzione di poter cambiare il mondo e alla continua ricerca di luoghi che mi diano forti emozioni e nuove vie per la conoscenza e per ampliare la mia visione artistica.

Infine, una curiosità: se potessi trascorrere un giorno con una artista vivente o che non c’è più, chi sceglieresti e cosa gli diresti?

Mi sarebbe piaciuto conoscere e passare una giornata con il grande Totò, che ha fatto sempre parte della mia vita dato che mio padre mi ha fatto vedere i suoi film fin da piccolo. Da lui ho appreso l'arte della comicità con i doppi sensi e a volte non sense senza mai scadere nella volgarità. È stato un grande maestro per molti.

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