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Ombrina Mare. Italia dovrà pagare 190 milioni per il blocco al progetto

Lo Stato Italiano dovrà risarcire la multinazionale Rockhopper per le mancate autorizzazioni al progetto

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Lo Stato italiano dovrà risarcire la multinazionale dell’energia, Rockhopper Exploration, per la decisione di non concedere le autorizzazioni necessarie alla costruzione della Piattaforma petrolifera “Ombrina Mare” al largo delle coste Abruzzesi.

La decisione, che vede l’Italia condannata a liquidare la cifra monstre di 190 milioni di euro alla compagnia d’oltremanica, è stata presa dal International Centre for Settlement of Investment Disputes, l’organismo deputato a gestire controversie internazionali sulla base del Trattato Sulla Carta dell’Energia.

L’Italia, che nel 2016 era uscita da questo accordo internazionale, è chiamata a rispondere in materia di investimenti fino a 20 anni dopo la rescissione. Ora, il governo italiano ha 120 giorni per opporsi alla decisione ma appaiono poche le concrete possibilità di appello contro questa sentenza. Scaduto questo termine lo stato dovrà aver già versato l’intera somma del risarcimento nei conti correnti della multinazionale britannica.

Era stato il ministero dello sviluppo economico nel 2016 a non concedere i fondamentali permessi sulla spinta della volontà di politici locali e di parte della popolazione Abruzzese, che aveva manifestato più volte il proprio dissenso all’installazione della Piattaforma.

Il progetto della società inglese prevedeva la realizzazione di una struttura per l’estrazione petrolifera al largo della Costa dei Trabocchi a 6 miglia nautiche dal promontorio D’Annunziato, tra i comuni di Fossacesia e San Vito.

“Non ci sono possibilità concrete di appello e il versamento dovrà essere effettuato entro 120 giorni da oggi. È stata una decisone unanime del triumvirato composto da Klaus Reichert, Charles Poncet e Pierre-Marie Dupuy, che ha stabilito che l'Italia ha violato l'Energy Charter Treaty” afferma Maria Rita D’Orsogna, fisica e docente universitaria negli Usa e storica ambientalista legata all'Abruzzo.

“"Il Ceo della Rockhopper, Sam Moody - aggiunge la docente - afferma di essere felice di questo risultato perché c'è stato un gran lavoro da parte loro da quando loro hanno comprato la Medoilgas nel 2014 per portare Ombrina alla luce, e da quando hanno iniziato le pratiche dell'arbitrato nel 2017. Ora concentreranno le loro attività petrolifere nelle isole Falkland, mentre il mondo viene stravolto dai cambiamenti climatici. È una decisione che lascia noi italiani, e me, con un po' di amarezza e che mostra ancora una volta quanto corrotti siano i "poteri forti".

“Questo arbitrato, composto da tre uomini non italiani e vicini al mondo dell'industria e del petrolio, - sottolinea la fisica italiana - non si è mai preoccupato di coinvolgere i residenti, di capire il perché delle nostre battaglie, di vedere quanto più bella e più sana sia la Costa dei Trabocchi oggi, con il fiorire di mille attività turistiche, rispetto a ciò che la Rockhopper voleva farne. L'Italia pagherà 190 milioni di euro, ma non abbiamo perso. 

“La lezione di democrazia - conclude - che abbiamo dato in dieci anni di battaglie, è qualcosa di straordinario che ne Sam Moody né il triumvirato senza volto potranno mai capire. Davide ha fermato Golia e di questo dobbiamo essere orgogliosi. Abbiamo salvato l'Abruzzo dalle trivelle".

Sull’argomento è intervenuta anche Filomena Ricci, delegata abruzzese del WWF Italia, che evidenzia come la decisione “dimostri tutta l’assurdità dell’adesione al Trattato sulla Carta dell'Energia del 1994.”

“Di fatto l’Italia aderendo a questo Trattato ha rinunciato a decidere sul proprio territorio. – continua la Ricci - Neppure una legge dello Stato e l’opposizione di un’intera regione riescono a tutelare gli interessi dei cittadini contro le potenti multinazionali dell’energia fossile.”

L’opposizione contro Ombrina Mare fu portata avanti - conclude Filomena Ricci - dalle associazioni ambientaliste, dagli enti locali, dalla Regione e organizzazioni di categoria, oltre a migliaia e migliaia di cittadini che parteciparono a tantissime manifestazioni scegliendo di far valere le proprie ragioni legate allo sviluppo sostenibile. È semplicemente vergognoso che la tutela del territorio finisca per comportare un costo così alto per la collettività.

 

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