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Troppe le vittime innocenti di un sistema ipocrita

Per una filosofia naturalistica dell'esistenza

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I Tedeschi con le loro feste a tema birra, gli inglesi con i pub, i whiskey e il gin, i francesi con vino e champagne. Molti popoli tra i più socialmente evoluti d’Europa, da noi spesso ammirati per la loro capacità di gestione della sicurezza pubblica, non fanno mistero dell’essere consumatori abituali dell’alcool e dell’ebbrezza, tanto da farne festività, simbologia e vanto.

Ma come può il giusto desiderio, per tutta la comunità, di mantenere un ordine che garantisca il benessere ed evitare situazioni spiacevoli, convivere con l’amore per la sregolatezza che il consumo di alcolici può indurre? Quell'abbassamento dei freni inibitori, forse quello spirito dionisiaco cui gli umani sono naturalmente dediti, ma che, se non consapevolmente gestito, può portare a conseguenze tanto gravi? 

C'è una tragedia di Euripide, Le Baccanti, che ben spiega tanto la necessità, in qualche modo, di evadere dalla norma e, almeno "una volta l'anno", perdersi nei fumi e nei fiumi che inebriano i sensi, quanto le terribili conseguenze cui quel tipo di euforia a volte può portare. Anche gli antichi romani erano consapevoli di quest'attrazione che gli esseri umani hanno per l'evasione da se stessi, e possiamo citare finanche un Sant'Agostino: "Tolerabile est semel anno insanire", De civitate Dei, VI.10.

La realtà da accettare è che se si fa festa si beve. Riduttivo, ma significativo: magari non è l'alcool ma qualcosa d'altro, magari non è niente ma solo il far tardi, l'estasi della musica... Ma spesso è proprio l'alcool, la sostanza che nessun tipo di censura ha mai potuto o saputo frenare. Forse non per tutti, ma accade, soprattutto se la musica si protrae fino a tarda notte, se i locali dispensano bevande alcoliche per definizione. E quei popoli inizialmente citati hanno imparato a convivere con fenomeni come quello degli Hooligans grazie ad un miglioramento nei controlli e nei trasporti. Perché un ragazzo ubriaco ha il sacro diritto di tornare a casa sano e salvo.

Tre le alternative: o negare, da ipocriti, l’esistenza del fenomeno, o vietare in massa certi tipi di festeggiamenti e consumi (ma il Proibizionismo americano degli anni 20 non pare aver portato a risultati eccelsi), oppure, finalmente, accettare non solo le virtù ma anche i vizi degli esseri umani e garantire una gestione più matura e consapevole di alcuni fenomeni sociali per evitare casi limite. Già garantire un trasporto pubblico anche notturno, associato direttamente a specifici eventi, festività, partite di calcio, sarebbe un piccolo passo di civiltà.

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