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'Servizi segreti in via Fani per coprire i brigatisti': ex poliziotto rilancia il 'caso Moro'

A trent'anni di distanza da quei tragici fatti mancano ancora chiarezza e verità

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"In via Fani la mattina del 16 marzo c'erano due agenti dei servizi segreti, in moto. Erano lì per coprire i brigatisti e assicurarsi che non trovassero ostacoli". Lo racconta l'ispettore, ex poliziotto dell'antiterrorismo Enrico Rossi. Che ci fosse una moto, sul luogo dell'agguato, lo si è sempre detto. Perché raccontato da un testimone oculare. Dalla moto partirono dei colpi, proprio all'indirizzo del testimone.

L'ispettore Rossi afferma che tutto è nato da una lettera anonima, datata 2009, e inviata a un quotidiano. L'autore della missiva sosteneva di aver scortato il commando che rapì Moro e di averlo fatto su ordine dell'allora colonnello del Sismi Guglielmi. Nella lettera dava anche indicazioni per rintracciare il secondo uomo con lui sulla moto. La lettera venne consegnata alla Questura e due anni dopo arrivò nelle mani del poliziotto. Non furono fatti i dovuti accertamenti, dice Rossi. E aggiunge che quando si mise lui stesso a indagare venne ostacolato. Risalì anche al secondo uomo ma non potè interrogarlo. Questo il suo racconto. Che però, risulta, venne esplorato dalla procura di Torino prima e di Roma poi.

Senza alcun esito apprezzabile.

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