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I Freak Show ci raccontano il loro nuovo singolo dal titolo "Stand Up"

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Dal 18 marzo 2022 è disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming “Stand Up”, il nuovo singolo dei Freak ShowIl brano nasce sull’onda emotiva delle manifestazioni di piazza diffuse in tutto il mondo tra il 2018 e 2019 per la salvaguardia del pianeta. E’ un pezzo arrabbiato, amaramente ironico e, purtroppo, molto realista. Spiega l'artista a proposito del brano: “Stand Up è il nostro manifesto ecologista: il pianeta sta soffrendo e l’invito ad alzarsi (“stand up”) è rivolto soprattutto ai più giovani perché prendano coscienza, si ribellino e indichino con chiarezza i responsabili del disastro ambientale e climatico. Perché se una speranza esiste non può che sorgere intorno alle nuove generazioni."

Abbiamo chiesto loro qualcosa in più. 

  1. Quali sono i vantaggi di tenere la lingua inglese in Italia? 

Nessuno, credo. Nessun vantaggio, anzi, potrebbe essere uno svantaggio. Ma non abbiamo fatto questo tipo di calcoli: cantiamo in inglese semplicemente perché, per il nostro tipo di musica, l’inglese funziona meglio, ecco tutto. Non è detto che rimarremo legati a questa scelta per sempre, in realtà stiamo già lavorando ad un brano in italiano. Del resto, di artisti che facevano funk in italiano abbiamo precedenti illustri: Pino Daniele, nei suoi pezzi più tirati, Caparezza, Daniele Silvestri (Dio, quanto mi piacerebbe collaborare con questi ultimi due...!) e, se andiamo più indietro, Pino D’Angiò, Renato Zero e in generale la musica italiana fine ‘70- inizio ‘80. Ricordi “In alto mare” della Bertè? Che “tiro” micidiale! 

  1. Qual è la cosa che vorreste vi avessero detto dal 2015 ad oggi, che vi avrebbe forse aiutato nel vostro percorso musicale?

Questa domanda è più difficile di quel che sembra. In realtà credo che, oggi, la situazione sia talmente in mutamento che anche i professionisti del settore facciano fatica a leggere il trend e a focalizzare delle strategie per i propri artisti. E il problema che questo mutamento è veloce. Non fai in tempo ad abituarti ad uno stato di cose che questo è già cambiato e tu sei sempre alla rincorsa. Credo che la risposta sia che non devi rincorrere proprio nulla. Anche la musica, come tutte le arti, deve essere assoluta, senza tempo, non assoggettata ad alcun trend. La dico più semplice: noi suoniamo quello che ci piace, che ci fa stare bene, che ci diverte e diverte chi ci ascolta. Se incontra i gusti di qualcuno allora siamo felici ma non si può “rincorrere” il trend del momento o, perlomeno, non è la nostra strada. Altrimenti a quest’ora starei scrivendo una canzone che racconta che vengo dalla strada, che la mia infanzia è stata un inferno, che adesso bado solo al cash, biascicando in romanesco con la “zeta” difettosa, fratè.

  1. Come vi siete conosciuti? E quando avete capito che avreste assolutamente dovuto formare una band? 

 

Il primissimo nucleo risale al settembre 2005, con persone che adesso non fanno più parte della band. Succede spesso, nei gruppi, di mescolare le carte; a volte ci si rende conto che la strada artistica fatta fino a quel momento è destinata a divergere e quasi sempre è meglio così. L’importante è che ciò non intacchi i rapporti personali e, in questo, siamo stati molto fortunati. Inizialmente approfittammo delle numerose conoscenze in ambito musicale (Bologna è una piccola città, quando si parla di musica; più o meno ci si conosce tutti) per collaborare con i più quotati turnisti in circolazione ma ben presto capimmo che non avrebbe funzionato a lungo. Un po’ alla volta si sono aggiunti quelli che oggi fanno parte della formazione stabile ma aperta: amiamo collaborare con i nostri amici e colleghi musicisti, a tal punto che, anche per il primo singolo, abbiamo voluto un featuring con un’artista molto noto dell’underground bolognese.

  1. Cosa serve oggi, nel 2022, per avviare un progetto musicale?

Probabilmente quello che serviva prima: le canzoni, prima di tutto, un po’ di soldi e tanta pazienza per fare germogliare il seme. Ma soprattutto le canzoni, ci credo fermamente. Sai cosa vedo? Vedo musicisti fantastici, con una tecnica meravigliosa. Su Youtube è un tripudio di ragazzini che suonano la chitarra che Brian May spostati proprio (forse sto un tantino esagerando però il concetto è questo). Poi li vai a vedere suonare live e senti l’ennesima cover di Jump o di un pezzo qualunque di Vasco, con tutto il rispetto per i Van Halen e per il rocker nazionale. E lì mi cascano le... mi cascano i... mi crolla il mondo addosso. Mi dispiace per loro, davvero, lo vivo come uno spreco insensato di talento. 

In secondo luogo, bisogna avere un po’ di soldi da investire. Non scandalizziamoci, questo succedeva anche negli anni ‘70 e ‘80, a parte quei pochi fortunati che furono individuati dai talent scout, quando ancora esistevano. Infine, ci vuole costanza, costanza, costanza. Costanza l’ho detto?

 

  1. Come state oggi? 

Benissimo, grazie. Mai stati meglio, in effetti: il 18 marzo è uscito il nostro primo singolo e stiamo ricevendo un diluvio di complimenti. Sì, so che non dovrei dirlo io ma è la verità! Indubbiamente abbiamo puntato su un pezzo che “acchiappa” subito e ciò facilita le cose, anche se il tema della canzone è tutt’altro che allegro. Anche del video siamo molto soddisfatti però i meriti vanno al nostro regista, Milo Barbieri, che ha pensato a tutto. Dopo che ha sentito il pezzo, ci ha convocati una domenica mattina per le riprese. Io ho provato a dire “Senti, Milo, forse si potrebbe...” ma lui aveva già lo sguardo perso nel vuoto, la bocca semiaperta e si capiva che aveva già chiaro tutto quanto. Mi ha bellamente ignorato, io mi sono zittito (tra l’altro è una specie di armadio quattro stagioni, che gli vuoi andare a dire?) e abbiamo girato. Ed è andata benissimo.

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