Il pessimo costume di abbandonarsi al turpiloquio (a partire dal «me ne frego» fascista) si sta diffondendo ovunque, molto meno disapprovato della diffusione degli anglismi, che se non altro non feriscono il buon gusto. Forse si teme che questa disapprovazione sia considerata bacchettoneria; si dovrebbe invece formulare una condanna esclusivamente estetica. Anche qui, molti giovani si mettono alla testa del peggioramento. Pensiamo all'uso di punteggiare qualunque discorso con invocazioni al fallo maschile, naturalmente nel registro più basso, che inizia con la c. Un marziano giunto tra noi penserebbe che il fallo sia la nostra divinità , tanto ripetutamente viene nominato dai parlanti. Insomma, una vera fallolatria.
Così scriveva Cesare Segre, filologo, critico letterario e firma del Corriere della Sera, per citare solo in parte il suo ricco Curriculum Vitae, in un articolo del 13 gennaio 2010 ntitolato Così degrada la nostra lingua. Segre è deceduto ieri pomeriggio a Milano; a darne notizia i familiari tra cui la moglie, docente di filologia romanza Maria Luisa Menghetti.
Alfonso Berardinelli lo ha definito, a giusta ragione, come di "uno dei più autorevoli, influenti e discussi critici della seconda metà del Novecento". Cesare Segre è stato autore di diversi volumi per Einaudi; è di poche settimane fa la pubblicazione, da parte di Mondadori di un Meridiano, dal titolo Opera critica, che raccoglie la sua produzione più significativa.

