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Cessione del quinto: quali possibilità per i dipendenti di piccole aziende?

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La cessione del quinto è una forma di credito al consumo, avviata in Italia per favorire l’accessibilità al credito dei dipendenti statali in un Paese che aveva affrontato la seconda guerra mondiale (D.P.R. 5 gennaio 1950 n. 180). Il prestito viene restituito tramite trattenute, fino a un massimo del 20%, su stipendio o pensione (il valore va considerato al netto). Non richiede grandi incombenze da parte del beneficiario e, se si è in possesso dei requisiti, non è difficile da ottenere. Per altro, si può calcolare l’importo, o avviare direttamente la richiesta, comodamente online.

La cessione del quinto per i dipendenti privati

Questa forma di finanziamento si rivolge a dipendenti pubblici, dipendenti privati e pensionati. Con “azienda privata” ci si riferisce a Srl, SpA, Coop e Onlus. La cessione del quinto per dipendenti privati può essere richiesta anche da dipendenti con contratto part-time orizzontale. I requisiti per poter accedere a questo prestito, non finalizzato a firma singola, sono la residenza in Italia, un contratto a tempo indeterminato e avere un’età tra i 18 e i 57 anni.

Anche in caso di aziende con meno di 16 dipendenti, il TFR accantonato costituisce un’ulteriore garanzia che contiene il rischio di insolvenza. Ecco perché le condizioni della cessione del quinto sono così competitive. Si può ottenere il finanziamento pure se si sono avuti problemi finanziari. La durata è fino a 120 mesi e si può estinguerlo in ogni momento. Il tasso è fisso, si possono ricevere fino a 75.000 euro e si può abbinare il prestito con delega, versando due rate fino a un massimo del 40% dello stipendio netto. Il finanziamento viene erogato con assegno circolare o bonifico bancario, mentre la rata viene gestita dal datore di lavoro.

Il caso delle piccole aziende

Si consideri che nel caso di aziende con meno di 15 dipendenti i requisiti sono più stringentise paragonati a quelli richiesti alle grandi imprese. Ciò perché, con realtà piccole, la sicurezza del rimborso è più contenuta: non è facile provare la stabilità del posto di lavoro qualora siano in gioco ditte individuali, piccole società e imprese con meno di 15 dipendenti. Quando il datore di lavoro, che è colui che versa effettivamente le rate, è considerato a rischio, è complicato ottenere il finanziamento. Tuttavia, non è impossibile che la pratica vada a buon fine: la banca prende in considerazione stipendio, TFR e anzianità dell’azienda e del richiedente.

Quando si tratta, in particolare, di ditte individuali, normalmente la cessione del quinto non viene concessa, poiché le garanzie offerte sono poche. Anche realtà con meno di cinque dipendenti ottengono raramente questo prestito. Sono casi in cui, pure se effettivamente si ottiene il finanziamento, questo non è molto conveniente: la scarsa presenza di garanzie ricade sul tasso di interesse e sulla polizza assicurativa.   

L’affidabilità del datore di lavoro: il coefficiente assicurativo

Prima di accordare la cessione del quinto, la banca potrebbe calcolare il coefficiente assicurativo, che offre un quadro sintetico della stabilità del datore di lavoro. Il valore minimo è 1, il valore massimo è 6 nei casi migliori. Tale parametro può servire anche a calcolare la somma di capitale e interessi, ovvero il montante del prestito, e in tale eventualità il tipo di azienda in questione influenza molto l’importo che si potrebbe avere. Il coefficiente assicurativo prende in considerazione vari fattori, come il tempo dal quale l’impresa è in attività e il numero di dipendenti.

Se si è dipendenti da una piccola azienda e il prestito in cessione del quinto viene rifiutato, a quel punto si possono considerare strade alternative. Bisognerà, quindi, capire per quale motivo non si è ottenuto il finanziamento. Potrebbe dipendere dal proprio datore di lavoro o dalle garanzie offerte, che la banca o la finanziaria ha ritenuto non sufficienti. Compreso questo, si cerca una soluzione.

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