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Sicurezza. Esperti mettono in dubbio coinvolgimento del Marocco in Pegasus

La campagna tendenziosa conosciuta con nome Pegasus mira a discreditare l’immagine del Marocco e delle sue istituzioni di sicurezza conosciute al mondo per la loro efficienza ed efficacia che hanno salvato le vite

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Il riferimento al Marocco come parte delle presunte intercettazioni telefoniche, conosciute con il nome di Pegasus, è una campagna tendenziosa mirata a discreditare l’immagine del Marocco e delle sue istituzioni di sicurezza conosciute internazionalmente per la loro efficienza ed efficacia, che hanno permesso di salvare vite in Marocco, in Africa, negli Stati Uniti, in Europa e in Asia.

Il Marocco che costruisce i suoi rapporti con i suoi partner e alleati sulla base della fiducia reciproca e della trasparenza, aveva sfidato gli autori delle accuse a portare le prove e ora ha avviato due processi giudiziari, uno presso i tribunali marocchini e l’altro presso i tribunali internazionali contro gli organismi dietro questa campagna strumentalizzata di calunnia. 

Una serie di esperti informatici stranieri sta intervenendo in questi giorni per mettere in dubbio l’eventuale coinvolgimento del Marocco con il Progetto Pegasus. 

Il giornalista investigativo americano Kim Zetter, noto per aver indagato su questioni legate alla sicurezza informatica e alla sicurezza nazionale dal 1999 e autore di numerosi libri sull’argomento, è stupito dall’omertà che circonda i dati forniti a "Forbidden Stories". 

"Questa storia della NSO sta diventando un po' folle. Sarebbe fantastico se i media dietro questa storia potessero fornire maggiori informazioni su come verificare che si tratta effettivamente di un elenco di bersagli o potenziali bersagli dalla NSO, non solo un elenco". 

L’esperto precisa inoltre che se la lista è stata ottenuta tramite hacking, sarebbe bene avere maggiori informazioni sull’origine della lista dalla persona che l’ha divulgata. E si interroga:  "I media l’hanno preso da un broker di dati o qualcuno che l’ha ottenuto da un broker di dati?" La lista è stata data loro da un hacker?" 

Secondo il giornalista Kim Zetter, Amnesty Interntional afferma di non aver mai detto che la lista provenisse dall’NSO: "Amnesty International non ha mai presentato questa lista come una "Lista di NSO Pegasus Spyware, anche se alcuni media mondiali potrebbero averlo fatto". 

L’esperta di sicurezza informatica norvegese, Runa Sandvik, che si è fatta conoscere a Forbes prima di diventare referente della sicurezza informatica al New York Times, rileva l’incongruenza delle accuse riportate dai media di "Forbiden Stories". Ha pubblicato attraverso dei tweet 10 stralci di articoli pubblicati da diversi media, mettendo in luce le contraddizioni riguardanti le fonti citate. 

Da parte sua, The Grugq, un rispettato esperto di sicurezza informatica, che è stato citato ripetutamente in articoli su The New York Times, Washington Post, Forbes, Wired, TechCrunch, BoingBoing, VICE e BBC News, suppone che l’elenco in questione potrebbe non essere quello di NSO, ma di "Circles", un altro programma di spionaggio israeliano. L’esperto ha concluso che potrebbero trattarsi di elenchi riferiti alla pista cipriota e critica anche le cifre incredibili presentate da Amnesty e Forbidden Stories e l’omertà sui dati. 

Gli esperti di sicurezza informatica arabi non hanno esitato a puntare il dito contro la completa mancanza di prove che colleghino il Marocco all’uso di Pegasus. Come nel caso del ricercatore libanese, in informatica e crittografia, Nadim Kobeissi per il quale è irresponsabile e pericoloso mettere a repentaglio le relazioni diplomatiche basate su supposizioni infondate. 

Anche per Guenael non ci sono assolutamente prove pubbliche che leghino il Marocco specificamente all’uso di Pegasus sugli smartphone algerini. 

"Amnesty e i suoi partner mediatici stanno mentendo a questo proposito e le loro bugie rischiano di causare veri e propri stalli diplomatici in Nord Africa".

 

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