Sacro Macello di Valtellina

18 luglio 1620

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 18/07/2021 in Attualità da Filippo Ortenzi
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Filippo Ortenzi

Durante la prima metà del ‘500 in Valtellina, allora facente parte della Repubblica svizzera delle Tre Leghe (comprendente prevalentemente l’attuale Canton Grigioni) soprattutto grazie all’opera dell’ex vescovo cattolico di Capodistria Pier Paolo Vergerio che a causa delle sue critiche alla dottrina delle indulgenze, del giubileo, del primato papale fu accusato d’eresia dall’inquisizione e, riparato in Grigioni divenne pastore evangelico, buona parte della popolazione abbandonò il cattolicesimo per aderire alla riforma protestante. Per circa un secolo nella tollerante Repubblica svizzera I rapporti tra cattolici ed evangelici erano basati sulla tolleranza, tanto che spesso si condividevano gli stessi luoghi di culto. Ma nel 1605 divenne papa Camillo Borghese, ex capo dell’Inquisizione Romana, che prese il nome di Paolo V, il quale con due Bolle “In Coena Domini” (del 1606 e del 1619) estese la giurisdizione dell’inquisizione sugli eretici e sugli scismatici (premendo sulla Repubblica di Venezia per la repressione delle numerose comunità greco-ortodosse ricadenti sotto il suo dominio). La Chiesa Cattolica, animata dallo spirito della Controriforma, fece pressione sugli spagnoli, che governavano il Ducato di Milano, affinché intervenissero per stroncare l’eresia nella Valtellina. Sobillati dal clero cattolico ed armati dal governatorato spagnolo del Ducato di Milano, bande di fanatici cattolici, alle quali si aggiunsero cattolici valtellinesi aizzati dai parroci, guidati dal cavaliere Giacomo Robustelli invasero la Valtellina al fine di eliminare la presenza evangelica dalla valle. Le stragi avvennero soprattutto nelle cittadine di Morbegno e Tirano, a maggioranza evangelica, dove furono uccisi oltre 600 persone, alcune delle quali cattoliche perché i crociati cattolici per estirpare l’eresia da un territorio non si preoccupavano eccessivamente se per sbaglio uccidessero anche qualcuno dei loro. L’eccidio degli evangelici valtellinesi durò per circa 15 giorni e si salvarono unicamente coloro che riuscirono a superare le alpi e fuggire in cantoni protestanti svizzeri (san Gallo, Giarona, Basilea, Berna, Sciaffusa e Ginevra), molti altri ripararono nei villaggi di Englandina e Coira nell’attuale Cantone dei Grigioni. Esuli evangelici valtellinesi trovarono rifugio in Germania (specie a Berlino e nella città di Bretten nel Palatinato) e in Olanda. Il “macello” supportato dalla Chiesa Cattolica e dalla Spagna, costrinse il Grigioni a riparare al di là delle alpi, fece si che la presenza evangelica fosse completamente estirpata dalla valle che poi fu occupata militarmente dalle armate spagnole del Ducato di Milano. Il massacratore della Valtellina, Giacomo Robustelli, per i suoi meriti nella repressione anti-evangelica fu nominato dagli spagnoli Capitano Generale della Valtellina.

 

Mons. Filippo Ortenzi

Arcivescovo Metropolita

Chiesa Ortodossa Italiana (www.chiesa-ortodossa.com)

email: chiesaortodossaitaliana@gmail.com

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