Difficile vedere il mondo da una finestra. Chi scrive ci ha provato, qualche tempo facon una videocamera, nell’ufficio immigrati della provincia fiorentina.
La videocamera era puntata davanti ai tanto discussi immigrati, in fila per risolvere con l’aiuto degli impiegati, tutte le varie complicazioni che sorgono nella loro professione e di conseguenza nella loro esistenza. Alcuni sono scappati, altri sono rimasti impassibili, alcuni hanno accettato di parlare davanti ad un treppiede con su un obiettivo e di rispondere a queste tre domande:
Perché sei venuto in Italia? Qual è i l tuo ricordo più bello da quando sei nel nostro paese?
Quale il ricordo più brutto? Inizia Irina, bionda esile e disinvolta, ucraina, 35 anni. In seguito mi accorgerò che questa prima domanda era del tutto inutile e la risposta sarà per tutti la stessa
“nel nostro paese non c’era lavoro, nel nostro paese siamo poveri” Scopriamo che tutti hanno lasciato a casa genitori, figli, coniugi alcuni fortunatamente si sono poi riuniti a loro qui in Italia. Ma torniamo ad Irina e andiamo in ordine. Parla un italiano stentato ma è talmente forte la sua voglia di comunicare che capiamo tutto alla perfezione.
Il ricordo più bello di Irina è il giorno che ha visitato Venezia. Lei aveva studiato storia nel suo paese, aveva sentito parlare di questa città, ma vederla galleggiare proprio davanti ai suoi occhi è stata tutta un’altra cosa traspare ancora la sua emozione di quel giorno.
Di ricordi brutti non ne ha. Qui sono stati tutti gentili con lei, in tutte le famiglia per cui ha lavorato come tata o badante si è trovata bene. Infine i saluti a tutti i suoi cari rimasti a casa, in ucraino.
E’ una lingua dolce contrariamente a quello che pensavo. Una lingua che ci ripropone Natalia, amica di Irina sua coetanea solo più timida, alta mora e formosa che dopo aver visto la performance di Irina vuole tentare anche lei. Prima domanda risposta scontata, seconda domanda : Natalia ha ancora negli occhi S. Pietro, il Papa e Roma, la città eterna che l’hanno lasciata senza parole, dato che al ricordo si blocca e sgrana gli occhi. Non ha brutti ricordi sottolinea decisa “Italia tutta bella come natura come paese come tutto” e non vuole tornare in Ucraina. Natalia ha il fiato grosso più parla e più cresce la sua emozione poi attacca i saluti finale in ucraino.
Ora è la volta di Maria Ester 35 ani peruviana, badante, scusa piccola con occhi vivi e allegri tralasciamo la prima domanda a questo punto. Emozionatissima non rammenta il ricordo più bello ma la cosa più bella che ha trovato qui in Italia ed esclama sicura “una famiglia bellissima, con la quale vivo da sette anni e che mi ha accolta come una figlia. La cosa più brutta? Ripete come se parlasse a se stessa…beh l’indifferenza e il razzismo. Lo dice proprio senza mezzi termini. Decisa.
Tocca a Vladi albanese, operaio edile, monta i parquet di legno, 28 anni biondo, occhi chiari la erre di Anna Oxa, quella che ha fatto sognare gli uomini degli anni ottanta per capirsi. Il primo pensiero di Vladi, a ridosso dei fatti che hanno visto a Firenze il pestaggio di un senza fissa dimora suo connazionale, va subito a coloro che sono costretti a dormire per strada e che non hanno da mangiare lui vuole ricordar loro che esiste un Dio che pensa a tutti. Conclude che ha molti ricordi belli e anche molti brutti dichiara di essere emozionato e non ne vuole parlare per finire con i saluti nella sua lingua. (Mi dirà poi un’amica in fila con lui, che qui ha trovato l’amore di una ragazza italiana, ricordi troppo personali insomma)
Infine arriva Antoine della Costa d’avorio. Imponente, color ebano, come tutti gli africani ama il racconto, non è emozionato per niente, parla spedito tanto che si scorda di dire l’età e il nome. (il nome lo sapremo l’età no) Con la scioltezza di un cantastorie denuncia il clima razzista che sta crescendo in Italia e la scarsa considerazione dei governanti per i problemi economici della gente.
E’ operaio in una fabbrica.. I suoi ricordi belli e brutti sono significativi, un momento brutto quando ha avuto problemi di salute, e anche quando ha perso la casa. I momenti belli quando i suoi figli e sua moglie lo hanno raggiunto in Italia dopo dieci anni di lontananza. Un altro momento bello quando è nata la sua terza figlia, qui, proprio qui nel nostro paese.
Alla fine in un francese altrettanto spedito inizia le recriminazioni portate avanti qualche minuto prima in Italiano, dei saluti a lui non importa.
Riponendo la videocamera mi sono detta che in fondo non esiste nessuna differenza tra noi e loro.
Stessi problemi di sopravvivenza di un paese allo sbaraglio, stessi dolori, medesime gioie legate all’amore e all’amicizia stesse delusioni quando incontriamo le persone che ci trattano male, uguale meraviglia quando abbiamo visitato Roma e Venezia, persino le stesse lamentele per il rincaro delle bollette.
Cambia semplicemente il colore della pelle e spesso neppure quello.

