"Ma tu, mi vuoi bene?", primo romanzo di Marco Tregioli

pubblicato il 19/06/2021 in Attualità da Comunicato stampa
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Comunicato stampa

E’ stato presentato giovedì 10 giugno 2021, a Firenze, il primo romanzo di Marco Tregioli, “Ma tu, mi vuoi bene?” edito da Porto Seguro Editore.

Il romanzo racconta il faticoso percorso introspettivo del protagonista, Lorenzo Moretti, un quarantenne manager di successo, che mira a ricostruire il puzzle delle sue sicurezze frantumato in mille pezzi da una frase della madre pronunciata pochi attimi prima di morire. «Ma tu, mi vuoi bene?», è infatti la perifrasi che continua a tormentarlo ed è ciò lo spinge ad analizzare la propria capacità di amare e di dimostrare agli altri i propri sentimenti, scavando nelle memorie del passato e ripercorrendo i momenti salienti delle sue relazioni sentimentali. «Un romanzo sull’importanza del “guardarsi dentro” – sottolinea Tregioli (salentino, sceneggiatore e autore di libri per bambini e spettacoli teatrali) - che in fondo altro non è che aprire un antico baule, per tanto tempo dimenticato in una polverosa e buia cantina, dal quale uscirà in maniera preponderante, un’intera vita con le sue pieghe e i suoi splendidi chiaroscuri». Il libro ha ispirato l’omonimo film che prodotto da Magic Effect Production, regia di Pier Maria Cecchini, sarà nelle sale all’inizio del 2022 e vedrà la partecipazione nel cast di Paolo Bernardini, Roberta Barbiero, Gaetano Gennai, Luciano Giugliano e il prezioso cammeo di attori noti. Una citazione particolare lo merita Presicce, (Lecce), uno dei borghi più belli d’Italia, che sarà location d’eccezione per il film le cui riprese, iniziate nel febbraio 2020, sfortunatamente interrotte a causa l’emergenza Covid-19, riprenderanno nel mese di luglio.

Note dell'Autore

Il libro si ripropone di raccontare il rapporto tra il protagonista, Lorenzo Moretti e il difficile mondo dei sentimenti. Un rapporto complesso, impegnativo, talvolta faticoso, vissuto secondo criteri e dialettiche così personali da rendere l’esperienza un qualcosa di assolutamente unico. Al protagonista basta poco, una semplice frase pronunciata dalla mamma pochi giorni prima di morire, «Ma tu, mi vuoi bene?», per mettere in discussione ogni piega della sua vita e in particolare la sua naturale capacità di amare e di dimostrarlo agli altri. Scavando nei ricordi e nelle stanze del suo passato, grazie anche al ritrovamento di un vecchio diario, specchio del suo decennale relazionarsi con l’universo femminile, il protagonista cerca una via, una strada, per comprendere quella nuova inquietudine che, in realtà, fino a quel momento non aveva mai scalfito e scosso il suo animo fiero. Lo scritto si ripropone di descrivere le dinamiche di quel difficile equilibrio psicologico che a volte illude e fa credere di poter dominare e circoscrivere le emozioni come dato da catalogare, analizzare, come fenomeno di cui definire i processi e prevedere, o, meglio ancora, determinare gli sviluppi. Il romanzo, in realtà, non vuole focalizzarsi sull’importanza degli incontri, spesso figli del caso e delle circostanze, ma sottolineare più che altro il valore del “guardarsi dentro” che in fondo altro non è che aprire un antico e intarsiato baule di legno pregiato, per tanto tempo chiuso in una polverosa e buia cantina, dal quale fuoriesce in maniera preponderante, un’intera vita con le sue pieghe e i fastidiosi chiaroscuri. Un percorso che porterà alla malinconica conclusione che «In amore, nei sentimenti in generale, chi si accontenta, simula» Il protagonista Lorenzo Moretti è un quarantenne, manager in carriera, un uomo che millanta sicurezza, ma è pieno di fragilità, che si illude di vivere in maniera spensierata, ma in realtà fa emergere di continuo le sue incurabili contraddizioni tra quello che vorrebbe essere e ciò che appare. Veste solo camicie bianche, ha un rapporto speciale con i suoi vinili, pensa di riuscire a interpretare ogni gesto delle donne: presunte certezze che in realtà non sono che appigli a cui appoggiare le proprie insicurezze. Il romanzo cerca di far emergere Lorenzo come un uomo che incontra e si scontra con sé stesso nel tentativo di ricomporre le tessere dell’ingarbugliato mosaico della sua vita inevitabilmente condizionata dal rapporto con l’universo femminile da sempre vissuto non come un trofeo da ostentare, ma come un mondo da analizzare al fine di scoprire assiomi e corollari in una varietà di comportamenti che apparentemente non sembrano avere punti in comune. Ho scritto queste pagine in un periodo particolare della mia vita non sapendo che sarebbero diventate un romanzo e addirittura un film. Avevo semplicemente la necessità di mettere su dei fogli di carta bianca un tumulto di emozioni contrastanti e cercare un interlocutorio silenzioso (il lettore immaginario) a cui sussurrare, sotto voce, la mia inquietudine romanzata. Forse per questo, in alcuni tratti, potrebbe sembrare che si tratti di un romanzo autobiografico. In realtà, non ho fatto altro che affidare a Lorenzo tutti i dubbi e le insicurezze di un generico quarantenne che per la prima volta mette in discussione se stesso, la propria capacità di amare, provare emozioni e di esternarle. Ho fatto vivere al protagonista un faticoso percorso introspettivo al fine di scardinare tutte quelle sovrastrutture e credenze che lo stesso aveva negli anni posto tra sé e la bellezza del vivere in modo naturale un sentimento. Filtri artificiali, figli della paura dell’imprevisto, del timore di non piacere e del non essere all’altezza, che non hanno fatto altro che contaminare la purezza e la spontaneità di ogni suo legame, da quello con la madre a quello, più complicato, con le donne che negli anni ha frequentato. Ho cercato, altresì, anche attraverso una scrittura diretta, quasi immediata, di rendere il suo subbuglio interiore senza che andasse perso il ritmo che lo caratterizzava. Non nego che qua e là ho inserito frammenti del mio vissuto (mi emoziona ogni volta rileggere, ad esempio, il riferimento tra le righe a mia figlia Viola alla fine del capitolo 8) anche se penso che di autobiografico ci sia soprattutto il “mood” che si respira nel libro, quel chiaro scuro caratterizzato dall’alternanza confusa tra momenti ad alto coinvolgimento emotivo e paragrafi che strappano un sorriso involontario. E’ sicuramente legato alla mia vita la scelta delle location: il romanzo è ambientato nella prima parte in un non precisato “nord” e nella seconda parte a Presicce, mia terra di origine, borgo stupendo in provincia di Lecce Il tutto ovviamente non è casuale: come scritto esplicitamente anche nel libro, mi è sembrato un modo romantico per tributare il giusto riconoscimento al mio paese, «per tutte le volte che, in giro per il mondo, nei momenti di solitudine, il pensiero o il ricordo di quell’angolo di cielo, mi ha fatto sentire meno solo.Perché si può “abitare” qualsiasi metropoli, ricreare equilibri autentici con i luoghi e le persone che le popolano, ma uno solo resta il “tuo” paese, una sola la tua città». Il risultato penso che sia un romanzo a diversi registri interpretativi all’interno del quale ciascun lettore potrà cercare, immedesimandosi facilmente nei protagonisti, la propria affinità elettiva.

Notizie Film Il film

“Ma tu, mi vuoi bene?”, liberamente tratto dall’omonimo libro nasce con il chiaro intento di raccontare il rapporto tra il protagonista, Lorenzo Moretti, e il difficile e complicato mondo dei sentimenti. La sceneggiatura ha cercato di riprodurre, il fantastico percorso introspettivo del protagonista, illustrato come un silenzioso mirarsi allo specchio senza filtri, remore o finte sovrastrutture. Saranno i continui flashback alternati a temporanei ritorni al presente che cercheranno di romanzare le vicende del protagonista e dare voce alle sue riflessioni sui sentimenti, dal suo incontro con la “bellezza” alle considerazioni sull’indecifrabile universo del sesso. Un viaggio a Presicce (Lecce), cornice dell’incontro speciale con Federica, sarà l’ultimo tassello di questo faticoso cammino alla scoperta di sé stesso, l’elemento che darà completezza a quel travaglio interiore che lo condurrà per mano alla scoperta di un “Io” che non aveva fino allora conosciuto. Il film, prodotto dalla “Magic Effect Production”, con la regia di Pier Maria Cecchini, uscirà presumibilmente a primavera 2022 nei cinema. Il film, che vuole divertire donando qualche spunto di malinconica riflessione, presenta diversi registri di interpretazione e comprensione che solo un cast di primo livello sarebbe stati in grado di riprodurre. Per questo la ricerca degli attori è stata accurata, scrupolosa al limite del manicale, e ha puntato su attori giovani, talentuosi, frizzanti affiancati al cammeo di alcuni protagonisti più noti che hanno dato una nota di colore alla pellicola. Il film sarà girato a Vicchio (Firenze) e a Presicce (Lecce) un piccolo borgo del Salento citato tra i più belli d’Italia che con i suoi vicoli suggestivi e le bellezze architettoniche è stato scelto come la cornice ideale per ospitare il finale emozionante della pellicola.

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