Aumento prezzi petrolio: si toccano di nuovo vette da record

pubblicato il 15/06/2021 in Attualità
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I prezzi del petrolio stanno trovando nuova linfa in una fase di vero e proprio rally, ritoccando i massimi storici. Tutto merito, come si può facilmente intuire, delle previsioni decisamente positive in relazione alla domanda di greggio che arrivano dall’Eia, ovvero l’Associazione Internazionale dell’Energia.

Una fase di aumenti che è stata indubbiamente favorita anche dalla mancanza di notizie di una certa rilevanza in merito ai progressi nella questione nucleare che ha come protagonista l’Iran. Ebbene, ad oggi, le notizie sono decisamente interessanti per tutti coloro che fanno trading di cl petrolio sulle principali piattaforme di investimento online.

Schizzano alle stelle i prezzi dell’oro nero

Giusto per fare qualche esempio, in quel di Londra un barile di petrolio Brent del Mare del Nord, per la consegna di agosto ha raggiunto un valore pari a 73,40 dollari, facendo registrare un incremento intorno allo 0,98% da quando è scattata la chiusura di venerdì scorso. Spostandoci oltreoceano, invece, a New York per la precisione, il WTI di luglio ha fatto un balzo all’insù dello 0,92%, toccando quota 71,49 dollari. Stiamo facendo riferimento, per chi non l’avesse ancora capito a due valori da record, che non si toccano rispettivamente dal mese di maggio del 2019 e da ottobre di ben tre anni fa.

Durante lo scorso mese di gennaio, tra le altre cose, il barile di petrolio presentava una quotazione che si aggirava intorno ai 40 dollari. A dare ulteriori stimoli alle quotazioni, manca a farlo apposta, è arrivata anche una prospettiva totalmente rivoluzionata dalla progressione del piano vaccini in vari Paesi.

In effetti, i passi in avanti che sono stati fatti in merito alla campagna vaccinale, stanno portando diverse nazioni a prendere in considerazione a breve un allentamento delle misure per combattere l’emergenza sanitaria legata al Coronavirus. Di conseguenza, ecco che la domanda di carburanti ha ripreso a salire. Proprio pochi giorni fa, l’IEA ha comunicato in via ufficiale come la domanda complessiva dell’oro nero riprenderà ad assestarsi sui livelli che hanno preceduto la pandemia già entro la fine del 2022.

Quali sono le prospettive per il 2021

È chiaro che le prospettive non possono essere le più rosee per quest’anno, semplicemente per via del fatto che sono condizionate, inevitabilmente, dagli importanti tagli che sono stati praticati nei confronti degli investimenti. Al tempo stesso, a incidere è anche l’esigenza di consolidamento dei bilanci per tutte quelle imprese che hanno scampato l’incubo chiusura nel 2020.

Il debito, cresciuto in maniera decisamente semplice, che ha di fatto funzionato come vero e proprio supporto per lo sviluppo esponenziale della produzione durante gli ultimi dieci anni, pare essersi squagliato come neve al sole, in questa primissima fase di ripresa a seguito dell’emergenza pandemica.

Interessante soffermarsi su due dati in modo particolare, ovvero i pozzi che sono stati completati e tutti quegli interventi preliminari di fracking/esplorazione, che stanno riprendendosi in maniera graduale in confronto all’incremento di prezzo che è stato rilevato, ma non proprio al passo delle aspettative che aleggiavano tra i vari operatori. L’indice che mira a tenere sotto controllo le operazioni di fracking, ha comunque ripreso vigore e forza, toccando nuovamente quota 151, dopo essere stato oggetto di un crollo verticale, arrivando ad un minimo assoluto pari a 89, facendo in ogni caso registrare una riduzione del 25% annui. In base a quanto è stato previsto da parte degli analisti, però, l’indice dovrebbe mantenersi sempre nei pressi del valore di 160, in maniera tale da garantire anche una certa costanza ai livelli di produzione attuali. La ripresa del quantitativo degli impianti di perforazione è altrettanto lenta e parziale, dopo aver fatto registrare un calo del 64% da gennaio di un anno fa.

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