Fondazione Agnelli: «test Invalsi inutili se gli insegnanti li vivono come una ghigliottina»

«Senza un’ampia adesione della scuola, anche il più perfetto dei sistemi di valutazione è destinato al fallimento».

pubblicato il 19/02/2014 in Attualità da Angela Menna
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Angela Menna

Perchè la scuola italiana deve utilizzare per forza i test Invalsi e tutto quello che li circonda? E' quanto si domanda la Fondazione Agnelli nel suo ultimo rapporto dedicato interamente alla valutazione della scuola, mettendo per la prima volta un punto interrogativo nel suo giudizio sulla complessa macchina che dovrebbe permettere agli istituti italiani di capire chi sono, dove vanno e perché. Dietro questo dubbio si nasconde una provocazione, ma soprattutto un giudizio molto severo su quello che è accaduto in Italia negli ultimi quindici anni. «False partenze, cambiamenti di direzione, incapacità di comunicare con chiarezza gli obiettivi, inaccuratezze tecniche hanno finito per rendere una parte assai consistente dei docenti ostile alla valutazione, in misura superiore a quanto è successo in altri Paesi, dove pure non tutto è filato sempre liscio. Insomma, per gli insegnanti ancora oggi i test sono considerati soltanto un modo per 'farli fuori'. Di conseguenza, la gran parte di loro restano diffidenti. Come sperare che la macchina funzioni senza di loro? Abbiamo compreso - scrive la Fondazione - che senza un’ampia adesione della scuola, anche il più perfetto dei sistemi di valutazione è destinato a fallire». 

«Per farsi' che la scuola funzioni, bisognerebbe abolire questi test, - precisa il Rapporto -. Alcuni dei sistemi di maggior successo nel mondo ne sono del tutto privi. Quando le qualità professionali del personale sono uniformemente elevate, le scuole tendono a funzionare bene comunque, che ci sia o non ci sia valutazione. Non è quello che si può dire dell’Italia, dove flussi decennali di assunzioni legate alla sola anzianità, senza concorsi che verifichino le competenze degli aspiranti docenti, senza prospettive di carriera o di sviluppo professionale, senza alcun investimento pubblico in formazione, comportino un rischio elevato che la scuola, sempre più, possa attrarre persone di modesta qualità professionale, poco motivate. Non è sempre così, ma è anche vero che un sistema che paga poco, chiede poco e offre poco, difficilmente può contare su una nuova leva di insegnanti super-motivati e super-preparati come spesso se ne trovano ancora oggi». Secondo la Fondazione Agnelli, per salvare la valutazione in Italia, è necessario coinvolgere i professori, garantendo maggior trasparenza nei criteri di scelta dei collaboratori dell’Invalsi e comunicare efficacemente i vantaggi legati alla valutazione. Per evitare situazioni molto diffuse, come trucchi e boicottaggi, agli istituti devono essere riconosciute autonomia e libertà. I migliori, avendo dimostrato di avere la capacità di autogestirsi, potrebbero ottenere margini crescenti di libertà amministrativa, organizzativa e di gestione delle risorse. Potrebbero, ad esempio, chiamare direttamente i docenti attraverso procedure trasparenti, oppure disporre liberamente di fondi per la formazione dei docenti.

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