Le parole di Roberta Villa sulla seconda ondata. "Arriveremo a qualcosa di molto simile a un lockdown"

pubblicato il 19/10/2020 in Attualità
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All'indomani del tanto discusso discorso di Giuseppe Conte, Roberta Villa, giornalista e medico, diventata sempre più famosa sui social a causa delle informazioni chiare, semplici e oneste sulla situazione, lascia un messaggio importante sulla sua pagina Facebook.

La dottoressa Villa, membro della task force anti fake news del Governo istituita nel corso della pandemia, è sempre stata molto schietta. Ha rassicurato quando possibile e tenuto in guardia quando necessario. La dichiarazione di stamattina è senza ombra di dubbio forte, molto personale ma evidentemente essenziale. Ecco le sue parole:

"Onestamente penso (e premetto che è un'opinione personale) che leggi o no arriveremo comunque a qualcosa di molto simile a un lockdown. Se non sarà per decreto, sarà un lockdown "fai-da-te". Non lo imporrà nessuno, ci arriveremo inevitabilmente, solo più tardi, un po' per paura, un po' per quarantene a catena, un po' per l'interruzione delle filiere produttive dovute a milioni di persone a letto con forme "leggere" di covid. Molti negozi, locali, altre attività non chiuderanno per un ordine dall'alto, ma perché chi li gestisce si ammalerà. Anche se giovane, anche se non ne morirà.

Poi ci sono gli altri, i "fragili", che non sono solo i vecchietti delle case di riposo, ma tutta l'ampia fascia produttiva di cui faccio parte io: cinquanta-sessantenni con almeno una comorbidità. Sovrappeso, con la pressione alta, magari il diabete. E sono già tre comorbidità: un catorcio sacrificabile, secondo qualcuno.

In questa settimana, con ogni probabilità, cominceremo ad avere più di cento morti al giorno. Vabbè, in fondo sono numeri. In fondo sono distribuiti sul territorio nazionale. Come ci si abitua facilmente, eh? Pensate per altre catastrofi naturali il peso che davamo a decine di morti. Oggi ci scorrono via a decine di migliaia. Solo in Italia. A oggi più di un milione e centomila nel mondo. And counting.

Ma presto il sovraccarico sugli ospedali che già medici e infermieri stanno denunciando comincerà ad arrivare agli occhi della gente. Già in molti centri stanno rimandando visite ad esami non urgenti. I pazienti oncologici sono avvisati che, a seconda di come va, potrebbero essere costretti a interrompere la chemio e le terapie non urgenti. Chi arriverà in pronto soccorso per un incidente stradale sarà rimbalzato in cerca di un letto disponibile. L'anziano (o il mio coetaneo, diciamo) con infarto o ictus, chiamerà invano un'ambulanza: a Milano le chiamate per cause respiratorie si sono già impennate, e anche quelle sono risorse finite.

Ci sono però Regioni in cui l'epidemia è ancora sotto controllo, che possono gestire un tracciamento efficace: ancor più a chi vive in queste zone a minor densità di popolazione, raccomando: preservate con serena attenzione questo vostro privilegio.

Per noi al nord è un film già visto. Ci tornano davanti agli occhi quelle scene, ci si blocca il fiato. Non possiamo non essere spaventati. Gli operatori sanitari, eroi come si può essere eroi davanti a un'emergenza, sono paralizzati all'idea di rientrare in quell'inferno. Perché è stato un inferno. Credeteci, al di sotto del Po.

Si parla tanto di prevenzione e poi si risponde che ci vorrebbero più posti in ospedale, più ambulanze, più personale. Questa non è prevenzione. Prevenzione sarebbe ridurre il rischio di arrivarci, in ospedale.

I ventilatori si comprano (sempre che l'aumentata richiesta mondiale non crei carenze anche a questo livello), ma medici e infermieri non si improvvisano in tre mesi (vi ricordate che ce n'era già carenza in epoca pre-covid?). Detto questo non metterei sullo stesso piano la possibilità di non ammalarsi e quella di sopravvivere, magari anche grazie a remdesivir, a uno o due mesi di terapia intensiva. Se posso scelgo la prima, grazie.

Anche l'impatto sull'economia tra prevenire e curare non è lo stesso. Oggi abbiamo più di 100.000 persone in isolamento domiciliare. In ospedale sono più di 7.000. Nei prossimi giorni raddoppieranno, e poi raddoppieranno ancora.

Sembra che ci si dimentichi che le persone che stanno male non possono lavorare. Al di là della disponibilità di posti letto, se non si rallenta la circolazione del virus e si lasciano crescere questi numeri, come potete pensare che non vi sia nessuna conseguenza economica, che la loro perdita di produttività (non per una settimana, ma per una buona quota per un mese o più) non conti nulla? Senza contare che più il virus circola più è probabile che si ammalino anche medici e infermieri, sia sul posto di lavoro sia fuori, con ulteriore calo della nostra capacità di risposta. E al sovraccarico del sistema sanitario corrisponde, inevitabilmente, un aumento di letalità. È dimostrato. È ovvio. E non ci vorrà molto perché questo fattore annulli e sovrasti i vantaggi di una migliore conoscenza della malattia.

Villa, ma sei diventata catastrofista? Etichettatemi come volete, ma lo scenario è questo. Credevo sinceramente che avessimo imparato qualcosa, anch'io pensavo che non si potesse rivivere quell'incubo. Invece a furia di ripeterci che il peggio era passato, che non si poteva tornare a primavera, che un altro lockdown era escluso, che eravamo i più bravi del mondo, ci siamo lasciati di nuovo sfuggire la situazione di mano. Lo stesso, peraltro, capita ovunque, quindi forse ci sono diversi gradi di responsabilità, ma il virus è comunque più forte, almeno per ora. Altro che sconfitto.

A un certo punto la curva tornerà a scendere da sola? Certamente. Ma anche perché sarà la gente a chiudersi in casa spaventata da quel che accade, e non sarà meglio.

Si continua a giocare con la paura della gente, pensando che si possa aumentare e diminuire a piacimento come con il volume della radio: ora la abbassiamo con il virus clinicamente morto per far ripartire l'economia, ops, cala l'attenzione alle misure di distanziamento, alziamolo un po', così però gli operatori si lamentano che c'è poco giro, diciamogli che la crescita è lineare e non esponenziale (tanto che cosa vuoi che ci capiscano gli italiani), urca, stiamo riempiendo le terapie intensive. Allora minacciamoli che se non fanno i bravi chiudiamo le palestre.

Io rifiuto questa comunicazione. I miei "follower" saranno di livello inferiore alla media, come sostiene qualche ottimista ad oltranza, ma io li ho sempre trattati da persone adulte, consapevoli e responsabili. Per questo, ora, non tra 15 giorni, rilancio l'appello della Merkel. In Germania sono sulla stessa strada, solo una settimana o due indietro, e la cancelliera ha già raccomandato a tutti di evitare i contatti non necessari e restare il più possibile a casa. Non mena il can per l'aia. Dice le cose come stanno.

Quando arriva un tornado, le assi alla finestra le mettono anche se fuori c'è il sole, basandosi sulle previsioni del tempo, sperando di farlo per niente, nell'eventualità che spontaneamente si attenui e arrivi come tempesta tropicale.

Ogni metafora però ha i suoi limiti: in questo caso quello che non c'è nessun fenomeno naturale che a questo punto possa fermare l'onda che sale e che ci sta per travolgere. Solo noi possiamo almeno cercare di abbassarla un po'. È nel nostro interesse. È per salvare la vita nostra e dei nostri cari, ma anche per ridurre il rischio di perdere il lavoro o far fallire la nostra attività. Facciamo ciascuno il possibile in relazione al proprio contesto. Non ci serve un DPCM che ce lo imponga. Ciascuno faccia quel che può. Ormai le misure da prendere le conosciamo.

Come sugli aerei, quante volte ci hanno preannunciato il da farsi all'annuncio "brace, brace"? Ecco, a chi mi segue dico proprio questo: preparatevi. Chi è più fragile (dalla mia situazione in là) si protegga, chi si sente più forte, protegga gli altri. Attiviamo reti interpersonali di supporto, facilitiamoci gli uni con gli altri.

Questo inverno non sarà una passeggiata. Stiamo per affrontare una situazione difficilissima, credo la peggiore della storia recente. Mi sento la responsabilità di avvisare chi ha fiducia in me. Chi invece non mi crede, è liberissimo naturalmente di pensare quel che vuole. Spero che abbia ragione, e che abbia clamorosamente torto io. Spero di essere troppo emotiva, ma i dati mi sembra che non possano delineare scenari diversi.

Sono convinta che arrivarci preparati, almeno a livello individuale, sia meglio che essere presi alle spalle, scoprire sulla propria pelle di essere stati presi in giro, o trattati come bambini che non devono capire, solo essere rassicurati e ubbidire. Sentivo di dovervelo dire. Mi dispiace"

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