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Ciao Fiat

Dopo le ultime manovre la storica industria torinese è ancora italiana?

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Fondata 115 anni fa  è tra i simboli dell’Italia come la pizza, la gondola e il Colosseo ma i proprietari le hanno appena fatto dire addio alla sua madre patria. Ribattezzata Fiat Chrysler (FCA)la nuova sede legale avrà sede nei Paesi   Bassi , residenza fiscale nel Regno Uniti , e sarà quotata in borsa a Milano e New York. Il gruppo, che ha 1.063 fabbriche che impiegano 223.000 persone in 61 paesi, continua ad essere italiano con chiare aspirazioni globali. Adesso produce meno di 1,5 milioni di vetture l'anno, produrrà 4,5 milioni dopo l'acquisizione del produttore olandese DetPourquoi? Grazie alla legislazione olandese sulle società, la domiciliazione ad Amsterdam, permetterà alla famiglia Agnelli, che detiene meno del 30% del capitale, di consolidare il suo controllo sul gruppo. Il domicilio fiscale a Londra prevede per i suoi vantaggi indiscutibili per la  bassa tassazione dei dividendi e  Infine, la società,  manterrà la quotazione secondaria a Milano, contando su  Wall Street per accedere al capitale americano.
Resta che l’internazionalismo del gruppo che ha dato e ricevuto molto dall’Italia,( la politica industriale italiana è stata per lungo tempo decisa  a Torino) è uno choc per gli italiani. “E’ un colpo al cuore” ha dichiarato il presidente della commissione parlamentare Trasporti Mario Valducci
Per il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota,  “con la partenza della Fiat daTorino, si chiude una lunga pagina gloriosa” mentre Il presidente del consiglio Enrico Letta dichiara che “gli italiani devono essere fieri di un gruppo nazionale che diventa globale”
La vera questione riguarda ora il futuro degli  stabilimenti e  quindi degli operai italiani. L’ occupazione in questi anni era già fortemente diminuita. Basti pensare che lo stabilimento di Mirafiori, negli anni sessanta era l'emblema  della grandezza della Fiat con i suoi 60.000 operai. Oggi ne conta appena 5.000, per lo più in mobilità. Fiat adesso in Italia  non produce più di 350.000 veicoli  all’anno.
Il presidente  John Elkann promette un nuovo capitolo nella storia industria. Ma quale sarà la trama? L’amministratore delegato Sergio Marchionne, non rivelerà fino alla fine del terzo trimestre del 2014 il piano industriale dell’azienda. Al momento i risultati del gruppo con 943 milioni di euro di utili sono deludenti. Lo stesso Marchionne ha riconosciuto che il solo modo di pareggiare il bilancio sarebbe la produzione di circa 6 milioni di macchine all’anno, mentre FCA ne ha previste quattro milioni e mezzo.  Si stanno discutendo nuove alleanze, forse con la Francia oppure FCA potrebbe diventare preda di un concorrente orientale e l’identità italiana diventerebbe davvero un lontano ricordo. 

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