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Ecco la Covid-Tax, la tassa a cui nessuno potrà sottrarsi

In Italia con la Fase 2, un nuovo balzello per i cittadini: nessuno ne sarà esentato

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Se la fase 2 partita il 18 maggio si lascia alle spalle il lockdown e porta moderati sorrisi nelle facce degli italiani, non si può dire la stessa cosa per le loro tasche. Tanti infatti, sono i rincari e gli aumenti dei prezzi che insidiano il portafoglio, così come dichiarato dall'Associazione dei Consumatori, che monitora il mercato successivamente all'emergenza Covid.

Sarebbero i bar, i parrucchieri e i generi alimentari, le categorie di prodotti e servizi maggiormente segnalate per l'aumento dei prezzi. Sempre secondo l'Associazione Codacons, gli aumenti sui listini seppur a macchia di leopardo, sono da registrare un po' in tutta Italia, da Nord a Sud.

A Milano ad esempio, come riportato dal sito economico “Qui finanza”, il rincaro della tazzina di caffè è pari al (+53,8%), a Roma (+36,3%), mentre a Firenze (+21,5). Così come, sempre nelle grandi città, gli aumenti medi delle tariffe dal parrucchiere che vanno da un (+25%), a punte che sfiorano, per un taglio da donna il (+66%), con balzelli oscillanti tra i 5 e i 10 euro a prestazione.

Anche la spesa al supermercato non è esente da aumenti. Secondo “Federconsumatori” vi sono stati rincari “anche del 35% in più rispetto ai normali prezzi stagionali sia dei beni alimentari che di quelli per la cura della casa e della persona”. Balzelli che, se confermati, come riportato da “il Sole 24 ore”, produrrebbero una “stangata media a famiglia pari a 536 euro entro la fine della fase 2”.

Stando ai generi alimentari, come ha registrato Coldiretti (su base dei dati preliminari Istat di aprile), gli aumenti maggiori sono nella frutta (+8,4%) e nella verdura (+5%). Non trascurabili i rincari di latte (+4,1%), salumi (+3,4%), ma anche pesce surgelato (+4,2%), pasta (+3,7%), piatti pronti (+2,5%), burro (+2,5%), formaggi (+2,4%), zucchero (+2,4%), alcolici (+2,1%), carni (+2%) e acqua (+2,6%).

Di contro, come spiegano tanti esercenti e artigiani, gli scontrini più salati sarebbero la normale conseguenza delle spese extra sostenute per i dispositivi anti Covid e quelle dovute alle sanificazioni.

L'unica via, per tante attività, per rientrare dei costi fissi post lockdown, e che spiegano i rincari.

La stragrande maggioranza di questi piccoli imprenditori in oltre, conferma ancora ritardi nella ricezione dei fondi promessi dal Governo, se non addirittura (in certi casi) la totale mancata ricezione, per ora, di alcun aiuto.

A “pagare il conto più salato” come sempre, sono i consumatori e le famiglie italiane.

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