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Torino - una morte sospetta

Entrato in ospedale per una frattura al braccio ne riesce dopo due mesi cadavere. La testimonianza di Padre Emanuele

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Carlo Berruto è un pensionato di Torino che, ricoverato in Ortopedia per una frattura al braccio ne è uscito dopo due mesi cadavere. Al momento del ricovero non aveva né febbre, né sintomi tali da poter supporre essere contagiato dall'attuale pandemia e l'ultima volta che è riuscito a parlare con un familiare lamentava di non essere assolutamente curato. Di che cosa è morto il sig. Carlo Berruto, di coronavirus (nel caso il contagio lo avesse avuto in Ospedale) o malasanità? Riportiamo la testimonianza di Padre Emanuele (padre.emanuele@chiesa-ortodossa.com - telefono 01118838402)  parroco della Parrocchia San Martino di Tours di Torino della Chiesa Ortodossa Italiana ed amico di famiglia, che ha effettuato il rito delle esequie con benedizione della salma davanti al cancello del cimitero, presenti (oltre quelli delle onoranze funebri) la compagna e la figlia.

Mons. Filippo Ortenzi

 

Caro lettore, vorrei condividere con te una mia recente esperienza. Mi chiamo padre Emanuele e sono un sacerdote della Chiesa Ortodossa Italiana. Attualmente vivo ed opero a Torino.

Sabato 11 aprile un mio vecchio amico, Carlo Berruto, tornando a casa, scivolava per strada e cadeva, battendo rovinosamente il braccio e la spalla. Subito soccorso, lo portavano al Pronto Soccorso del vicino ospedale San Giovanni Bosco di Torino.

Il mio amico, purtroppo, non aveva parenti prossimi, pochi anni fa era rimasto vedovo, inoltre aveva perso il fratello e la sorella. C'era solo un'amica di vecchia data, con cui era andato a vivere, semplici conviventi, entrambi vedovi.

Carlo all'accettazione comunica i dati dell'amica, ma non può fare altro.

L'ho cercato a lungo in quei giorni, volevo salutarlo e fargli agli auguri, ma non sapevo della sua disgrazia, poi un giorno, dopo molti tentativi, sono riuscito a parlargli al cellulare.

La voce era stanca, sofferente, ma era contento di sentirmi: mi ha raccontato le sue disavventure e la sua rabbia. Era deluso e arrabbiato, perché dopo alcuni giorni, non gli avevano ancora fatto nulla, solo un po' di antidolorifici, ogni tanto. Non capiva perché non lo curassero, anche le informazioni che gli davano erano scarse.

La sua amica non riusciva ad incontrarlo. potevano parlarsi solo per telefono ed anche lei non aveva molte informazioni dai medici: le motivazioni ufficiali erano più che nobili, per la carità! La situazione difficile in cui versano gli ospedali, il super lavoro dei medici per l'emergenza coronavirus, ma anche la privacy, non essendoci legami ufficiali di parentela.......

Passano altri giorni e la situazione precipita: il cellulare si spegne, nessuno più lo mette in carica, così non si riesce a parlare con Carlo, la sua amica viene a sapere dai medici che le sue condizioni sono peggiorate, ma non le dicono altro per motivi di privacy (!!!), così mon si sa più nulla del nostro amico, che lentamente si spegne senza un conforto, in perfetta solitudine. Non faccio commenti, ma l'amaro in bocca è davvero tanto.......

Sabato 25 aprile, nel primo pomeriggio, Carlo entra nella Casa del Padre e sale al cielo.

La sua morte è comunicata per telefono da un sanitario, in modo estremamente laconico: nulla sulle cause della scomparsa, nulla su quando recuperare la salma per il funerale.

La sua amica m'informa subito e d'istinto provo un senso di liberazione: Carlo ha finito di soffrire, ma in che modo disumano!! L'ho affidato subito al Signore, la celebrazione della Divina Liturgia, il giorno seguente, è per lui: è tutto quello che posso fare.

La vicenda, però, non è ancora finita: adesso c'è il problema delle esequie.

All'inizio non si sa nulla, suggerisco alla cara amica di coinvolgere subito un'agenzia di pompe funebri di sua fiducia: solitamente hanno agganci negli ospedali, magari attraverso le loro conoscenze possono ottenere qualcosa.

E così accade: lunedì 27 comunicano che avremmo potuto seppellire il nostro Carlo due giorni dopo, mercoledì 29 aprile, alle 11,15 del mattino. E' già qualcosa!

Mi preparo per le esequie, ma quel giorno, poche ore prima dell'appuntamento con la cara salma, un colpo di scena: le autorità bloccano tutto e scopriamo che il nostro Carletto era stato trasferito in un altro ospedale di Torino, dov'era mancato,  ma erano state redatte due diverse cartelle cliniche, con differenti cause della morte.

Morale della favola: il nostro caro defunto era stato spostato in un altro ospedale, senza che nessuno di noi lo sapesse (per la legge della privacy, ovviamente....no comment!!), inoltre i referti medici indicano due diverse cause della morte, cosa che crea un corto circuito con l'Autorità giudiziaria.

Non sappiamo nulla, non riusciamo a sapere nulla (non siamo parenti stretti!!!), non sappiamo di che cosa è morto e neppure quando potremo benedire la salma, visto che di fare un funerale, manco se ne parla...... Sinceramente mi vengono in mente cattivi pensieri, ma riesco a far prevalere in me sentimenti di fede e razionalità, cerco di guardare all'essenziale, a ciò che davvero vale: siamo in tempo pasquale, la Risurrezione di Cristo vorrà pur dire qualcosa, no?

Arriviamo a sabato 2 maggio e sono svegliato dalla notizia che quella mattina avremmo potuto accompagnare Carlo nell'abbraccio con Cristo Risorto e dargli cristiana sepoltura.

Sono pronto, annullo tutti gli appuntamenti e sistemo ogni cosa.

Alle undici meno dieci sono al Cimitero monumentale, la salma sarebbe arrivata pochi minuti dopo.

Siamo in tre: io, l'amica di Carlo e la figlia quarantenne. Altri avrebbero voluto essere con noi, ma non è stato possibile e sinceramente la cosa mi ha molto amareggiato, pazienza!

Pochi commenti, giusto qualche battuta, tra sentimenti contrastanti: rabbia, amarezza, senso di impotenza ed ingiustizia, dolore, tanta commozione.......poi prevale l'affetto per il nostro caro compianto, che mettiamo a dormire per l'eternità con lo stesso affetto con cui una mamma mette a letto il suo bambino.

Alla fine della storia che cosa è successo? Carlo è entrato in ospedale per una banale frattura, in due settimane di ricovero non ha ricevuto cure adeguate (almeno secondo le sue stesse parole), poi è finito in un'altra struttura sanitaria, dov'è morto (ma di che cosa, con esattezza?), non abbiamo potuto essere vicini al nostro caro, non siamo neppure riusciti a recuperare i suoi effetti personali, tra cui il vecchio cellulare dove teneva i numeri di amici e lontani parenti,.....speriamo un giorno o l'altro di sapere qualcosa e di tornare in possesso delle quattro cosette che aveva con sé!

Per rispetto del nostro Carletto, non per altro.

Cari lettori, non voglio giudicare niente e nessuno, non lancio accuse e men che meno insulti o parolacce, ci mancherebbe altro, sono assolutamente tranquillo, la preghiera è stata un grande aiuto, ma sinceramente vorrei che certe cose non capitassero mai, ci fosse più rispetto e onestà, così lascio questa testimonianza alla riflessione di ognuno.

Un tempo una pubblicità di una marca di birra diceva "meditate, gente, meditate!" e così dico anch'io con grande semplicità: meditiamo, amici, meditiamo e la Risurrezione di Cristo dia luce alle nostre giornate! Un saluto affettuoso,

padre Emanuele 

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