Aragoste e massaggi per mogli e amanti... e io pago

"Il Fatto quotidiano" pubblica nuovi particolari dell'inchiesta Rimborsopoli in Abruzzo

pubblicato il 27/01/2014 in Attualità da di Antonio Massari su Il Fatto Quotidiano del 26/01/2014
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di Antonio Massari su Il Fatto Quotidiano del 26/01/2014

NEGLI SCONTRINI DEI RIMBORSI FACILI DI CONSIGLIERI E GIUNTA IL BEL MONDO DELLA POLITICA LOCALE: LE MISSIONI ISTITUZIONALI FINIVANO IN RICCHI HOTEL.

È la mattina dell’11 settembre quando Alfredo Castiglione – vicepresidente della Giunta abruzzese – deve partire in “missione” per una “visita istituzionale”. Si dà il caso che, quell’11 settembre, cada di sabato: al vice del governatore Gianni Chiodi tocca una “visita istituzionale” proprio nel weekend. Castiglione s’infila in auto alle 9 del mattino. Non usa l’auto di servizio. No. Sale a bordo di un’auto privata – un “mezzo proprio” annotano gli investigatori – e rientra il giorno dopo alle 3 del pomeriggio. Missione compiuta. Quale? Non è dato saperlo. Di quella missione, nel rendiconto presentato da Castiglione, non resta che la generica (e seriale) dicitura “visita istituzionale”. C’è poi l’allegata fattura per il pernottamento: pensione completa, per una sola persona, all’hotel Victoria Terme di Tivoli. Costo: ben 515 euro. Castiglione ne chiede il rimborso, che va sommato all’indennità di missione, pari ad altri 127 euro. Totale: 682 euro. Soldi pubblici s’intende. Quando la procura avvia l’indagine sui rimborsi – condotta dai pm Gianpiero Di Florio e Giuseppe Bellelli – consegna ai carabinieri ogni singolo scontrino: il nucleo investigativo di Pescara si presenta nell’hotel Victoria Terme di Tivoli e – fattura di Castiglione alla mano – chiede spiegazioni al gestore dell’hotel. Si scopre così che il vicepresidente della giunta, quel sabato notte, non era solo.

NELLA CAMERA 337, infatti, soggiornava anche la sua compagna. Ma allora perché, quando presenta la fattura in Regione, assicura di aver pernottato da solo e con pensione completa? La risposta degli investigatori è elementare: per occultare le spese riconducibili alla compagna. Ma non è tutto. La cifra di 515 euro, anche per un pernottamento in coppia, risulta piuttosto elevata. E così i carabinieri continuano a domandare se la cifra in questione sia lo standard per l’hotel Victoria di Tivoli. Il gestore alza le braccia e spiega che, considerato l’importo, i due non si sono limitati a dormire. Hanno usato anche l’annesso centro benessere. E pure l’attrezzato centro estetico. Come dire: massaggi e impacchi e varie ed eventuali pratiche rilassanti. La “spa” – stando agli atti – è stata gentilmente offerta dai contribuenti. Resta un’ultima riflessione. La missione e la “visita istituzionale” – che ribadiamo non è specificata – dev’essere durata davvero poche ore. In sole 30 ore, infatti, e per di più nel weekend, Castiglione e compagna partono da L’Aquila, pranzano, usufruiscono dei servizi del centro benessere e del centro estetico, cenano, poi dormono e infine rientrano: se a disturbare quest’idillio non vi fosse stato l’impegno istituzionale, insomma, sarebbe stato un fine settimana davvero perfetto. D’altronde Castiglione, quand’è in missione per “visita istituzionale”, cerca sempre un tocco di piacere: 202 euro per una cena a base d’aragoste, in uno dei migliori ristoranti di Bari, ne sono l’esempio. Il punto è che ai pm, quando a partire dal 4 febbraio lo interrogheranno, dovrà dare una risposta: perché – per esempio – non ha dichiarato che la compagna era con lui all’hotel Victoria? Perché s’è fatto rimborsare anche il suo pernottamento? La sua compagna ha forse un ruolo istituzionale? Spiegazioni che diventano ancor più imbarazzanti quando, la stessa domanda, per esempio, non riguarda neanche la compagna o la moglie del rimborsato. Prendiamo il caso del governatore Gianni Chiodi: perché s’è fatto rimborsare, con i soldi dei contribuenti, il pernottamento di una signora, dipendente della Regione, che ha dormito con lui il 13 marzo 2010 nella stanza 114 dell’albergo Del Sole di Roma? Perché – chiedendo il rimborso – ha dichiarato d’aver dormito da solo? E così via, per altri assessori, e altre quattro donne. Tre di Pescara: una giornalista, una grafica, un’avvocato. Una di Roma: professione commerciante. Che ruolo avevano nelle missioni istituzionali – intendono chiedere i pm – e perché i loro nomi sono stati occultati? Perché le loro spese sono state rimborsate con soldi pubblici?

IL PUNTO È CHE, dagli atti, emerge che ben 17 – tra assessori e consiglieri – hanno accollato alla comunità le spese di soggiorno per mogli o amiche. Ma la loro presenza s’è scoperto solo indagando. E indagando s’è scoperto che ben 25 rappresentanti della Regione, oggi indagati per peculato, truffa e falso, hanno presentato documenti sciatti, con ben pochi punti di riferimento, e molti falsi: c’è chi barra, con un tratto di penna, la prova che nelle notti trascorse in albergo era con sua moglie. Cancella un “2” – il numero degli ospiti – per trasformarlo in 1. E ottiene un rimborso – indebito secondo l’accusa – di ben 520 euro in più.

Da Il Fatto Quotidiano del 26/01/2014.

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