Riflessioni ai tempi della crisi, l'importanza di agire alla svelta per salvarci

pubblicato il 08/04/2020 in Attualità da Angelo Di Pierro
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Angelo Di Pierro
Non so con precisione quello che stanno facendo gli altri paesi europei (soprattutto come lo stanno facendo). Quello che si conosce sono solo le cifre che ognuno mette in campo, che più o meno fedelmente, riporta la stampa. 
Tutto sommato, questo m'interessa relativamente, anche perchè le condizioni economiche e sociali sono molto diverse tra un paese e l'altro. Pertanto (penso) ognuno cercherà di adattare alle proprie condizioni specifiche le modalità e gli obiettivi degli interventi stessi.
Per quanto ci riguarda, la situazione che abbiamo davanti  -più o meno-  la riassumerei come segue. 
 
Non so quale sia la stima più attendibile (in termini di PIL) di quale sarà la perdita che questa pandemia ci procurerà. 
Sarà il 10%, il 15%, non lo so, ma quale che sia, penso che ci salveremo solo se la cifra corrispondente a tale perdita   -ovviamente riferita solo alla quota salari, stipendi e contributi, verrà messa semplicemente nelle tasche di ogni cittadino. Fine della storia.
Nel 1992, per fare il prelievo forzoso su tutti i conti correnti degli italiani, ci hanno messo una notte. Se si vuole, per fare l'operazione inversa (cioè metterli, non prelevarli) ci vuole lo stesso tempo.
Per le imprese si potrebbe anche fare un discorso più articolato, cioè un mix di conto capitale e conto interessi. L'importante che almeno la quota parte di conto capitale arrivi alla svelta  (senza troppi lacci e lacciuoli burocratici), nelle casse delle imprese, in modo tale che possano riavviare le l'attività, con l'acquisto di materie prime, pagare i dipendenti, versare loro i contributi, pagare gli affitti e gli eventuali leasing e tutto il resto. 
Con questa ripartirebbe -in tempi brevissimi- un lato dell'economia, cioè il lato OFFERTA. 
Il lato DOMANDA lo dovrebbe sostenere il meccanismo che dicevo prima, insomma "Elicopter Money", cui si riferiva (pur non citandolo esplicitamente) Mario Draghi sul Financial Times.
Il tempo. Il fattore TEMPO è l'aspetto decisivo perchè tutto vada a buon fine. Se non si capisce questo, siamo nei guai. Così riparte l'economia. SOLO COSi' riparte l'economia e in breve tempo potrà riassorbire quello che è andato perso. 
 
(Per avere un'idea di cosa stiamo parlando, voglio citare un esempio vicinissimo a noi: La Pilkington. Adesso l'azienda è praticamente ferma, ma il forno Float, essendo un impianto a ciclo continuo non può essere fermato, quindi continua a produrre vetro, ma tutto finisce a rottame perchè gli altri cicli produttivi, a valle del Float, sono fermi. Solo tenere in funzione l'impianto costa qualcosa come 60-70000 euro al giorno. Fate qualche conto quanto è costato finora il fermo, causa pandemia).
Se vogliamo che l'azienda riparta, e senza sofferenze produttive, e quindi occupazionali, questi costi vanno riassorbiti in tempi rapidi. Rapidissimi. E non possono essere "prestiti". Insomma, caro Governo, faccia finta che si tratti di una banca da salvare. Una banca con duemila persone dentro.
 
Con quello che stanno facendo (400 miliardi di garanzie, poderoso intervento, "potenza di fuoco", gli aggettivi si sprecano), ho la vaga impressione che non andremo da nessuna parte. Anche per il FATTORE TEMPO. 
Anzi, probabilmente si va da una sola parte: al disastro.
Basta aspettare poco, molto poco, per vedere se ho torto o ragione.
 
P.S. -  Last, but not least.
È ovvio che ci sono due modi per tirare fuori i 300 miliardi che, più o meno, è il costo della crisi:
1) - Domani te li manda la BCE;
2) - Dopodomani li stampi tu.
TERTIUM NON DATUR.

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