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Vincenzo Pompeo Bava: non ho nulla contro Fiom Cgil

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In attesa di conoscere l’esito del pronunciamento del Tribunale di Vercelli riguardo al ricorso presentato dagli azionisti di Ifi di Santhià, avverso alla decisione di decretare lo stato di fallimento, il Dott. Vincenzo Pompeo BAVA, azionista di riferimento della IFI Luxemburg, controllante della IFI Italia, intende portare all’attenzione della pubblica opinione la reale situazione dell’azienda e smentire nel contempo quanto recentemente affermato da Ivan Terranova nella sua qualità di Segretario della Fiom CGIL. Evidenzia una rimarchevole carenza nella preventiva e necessaria attività di vaglio e controllo delle notizie, specificando ancora che non esiste nessun accanimento nei confronti della Fiom Cgil, ma di aver dedotto sulla base di considerazioni fatte dal  dall’assessore  regionale.

Come noto la IFI di Santhià è stata acquisita dall’attuale proprietà nel mese di settembre del 2018, mentre versava in uno stato di profonda crisi gestionale e finanziaria con un enorme situazione debitoria nei confronti degli enti, come ammesso dallo stesso Ivan Terranova.

Da parte nostra – evidenzia il Dott. Pompeo Bava – sin dall’inizio sono stai messi in atto una serie di iniziative che avrebbero potuto favorire il rilancio dell’azienda pur tra le mille difficoltà di carattere finanziario ed operativo. Percorso che è stato bruscamente e inaspettatamente interrotto dalla decisione del Tribunale, alla quale ci siamo opposti con forza e con tutte le armi a disposizione sin dall’inizio.

Ora il Terranova, in un suo recente Comunicato Stampa, propone una serie di argomentazioni e fa una serie di affermazioni del tutto infondate e pretestuose. In prima istanza, viene messa in dubbio l’esistenza della sede sociale di Roma (a suo dire anche a seguito di sopralluoghi in loco), che rappresenta uno dei punti essenziali del ricorso di IFI, legato alla non competenza del Tribunale di Vercelli a decidere dell’istanza di fallimento. Quanto sostiene Ivan Terranova è assolutamente falso. È naturale che essendo Ifi Italia domiciliata presso lo studio della società di revisione, non via siano loghi o indicazioni della società; è invece vero che quella era la sede della società anche prima del settembre 2018 e li si svolgevano una serie di incontri istituzionali e venivano conservati i libri sociali, e dove mi risulta che il sig. Terranova non ha mai posto alcuna contraddizione in merito.

Ma ancor più grave è quanto dichiarato a proposito dell’istanza di fallimento presentata da un legale di Vercelli. È giusto e naturale – prosegue il Dott. Vincenzo Pompeo Bava – che i dipendenti abbiano il loro dovuto. Ma in questo caso stiamo parlando per la quasi totalità, di lavoratori che avevano cessato il rapporto di lavoro prima del settembre 2018. Ci sembra anomalo poi che tra i promotori, ci sia un parente del Rappresentante Sindacale di fabbrica, il quale dopo aver ostacolato in ogni modo le attività aziendali enfatizzando anche con gli stessi Curatori alcune annose problematiche connesse alla sicurezza del sito in essere e in quelle condizioni da 100 anni, lo stesso ha rassegnato le dimissioni e “abbandonato la nave” quando invece era proprio necessario il contributo di tutti per salvare l’azienda. È forse un caso che 10 giorni dopo sia sopraggiunta l’istanza di fallimento.

Abbiamo poi già detto di come sia stata gestita, dallo stesso sindacato, in modo del tutto precipitoso e nel più assoluto silenzio la procedura che ha portato al licenziamento di tutti i lavoratori. Ricordiamo che questa situazione è stata aspramente criticata dallo stesso assessore regionale al lavoro della Regione Piemonte, in occasione di un incontro pubblico dello scorso mese di luglio. Successivamente al fallimento si era anche parlato di imprenditori interessati al riavvio delle attività: nulla di concreto e tutto procede nel più assoluto silenzio. L’unico fatto concreto è il licenziamento di tutti i lavoratori e la inesorabile dispersione di un patrimonio industriale.

Avremmo infatti tranquillamente proseguito le attività per tutto il 2019 e ad oggi avremmo di certo colto il frutto di una serie di iniziative commerciali che avevamo messo in atto, rispettando gli impegni assunti ivi incluso il salario del mese di luglio che viene citato dallo stesso Terranova.

Sempre Terranova fa poi riferimento a repentini cambi di Amministratori e al fatto che un’altra azienda da me posseduta versi nelle stesse condizioni di Ifi. Certamente ci sono stati dei cambi di Amministratori per ragioni di salute degli stessi, ma sono stati prontamente avvicendati e l’operatività aziendale non ne ha mai risentito.

E poi si parla di fallimento di Sices Spa: effettivamente la Sices SPA è fallita peccato che il sottoscritto sia azionista di SICES CORP SPA società di diritto svizzero che sta proseguendo le sue attività industriali. Da parte nostra e nel poco tempo che abbiamo avuto a disposizione – insiste Vincenzo Pompeo Bava – abbiamo investito risorse ed energie per risolvere una situazione complicata da decenni.

Devo però ammettere che abbiamo trovato scarsa collaborazione e supporto dai diversi interlocutori e i vari appelli sono tutti caduti nel vuoto. Ma ciò che più ci ha stupito sono stati i grandi ostacoli e le preclusioni da parte delle Organizzazioni Sindacali ed in prima linea da parte del Sig. Ivan Terranova, il quale anziché tutelare i lavoratori ha di fatto contributo a creare le condizioni per l’attuale drammatica situazione di stallo che sembra senza via d’uscita per 80 famiglie.

Sento pertanto il dovere a tutela del mio operato e per il rispetto che nutro nei confronti dei collaboratori di chiedere al Sig. Ivan Terranova in prima istanza di porgere formali scuse per le falsità ed il discredito che ha generato e continua a creare nei confronti di Ifi.

Sarebbe opportuno – conclude il dottor Vincenzo Pompeo Bava – che il Sig. Ivan Terranova anziché dedicare il suo tempo alla divulgazione di false informazioni, si facesse realmente carico della situazione in prima persona come facciamo noi imprenditori, adoperandosi realmente per il salvataggio dell’azienda e dei posti di lavoro, facendosi paladino in prima persona delle ingiustizie di una procedura fallimentare sbagliata e malfatta.

Da parte nostra siamo qui a ribadire per l’ennesima volta che siamo pronti a fare con forza ed entusiasmo la nostra parte, evitando che un patrimonio di tale valore vada a disperdersi nel più assoluto silenzio e nell’indifferenza generale.

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