Davide Buccheri: gli emittenti Europei non stanno sfruttando i tassi negativi

pubblicato il 06/11/2019 in Attualità
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La BCE ha condotto una politica monetaria estremamente espansiva per gli ultimi 6 anni ad oggi, con un mix di quantitative easing e tassi negativi. L’ultimo round è arrivato a metà settembre, quando il Presidente uscente, Mario Draghi, ha annunciato un nuovo round di easing, con il tasso ufficiale ora a -0.5%.

In questo tipo di ambiente, ci aspetteremmo che gli emittenti utilizzino al massimo i bassi tassi d’interesse ed emettano le massime quantità di debito possibili.

Davide Buccheri sostiene che questo non sia il caso.

“Sembrerebbe una strategia sensata emettere debito ora” dice Buccheri “Ad ogni modo, i dati del FMI e Eurostat non supportano questa teoria”.

In quest’articolo, ho discusso con Davide Buccheri di questi dati.

Debito pubblico e privato

Davide Buccheri ha puntato subito ad un indicatore interessante: il rapporto tra debito e PIL, sia per il settore pubblico che privato.

“E’ chiaro come queste due metriche avessero due traiettorie completamente diverse prima della crisi del 2007. Il debito pubblico era relativamente stabile, mentre il privato era in crescita” nota Buccheri.

“Questo è però cambiato con la crisi finanziaria e il significativo intervento dei governi nell’economia” aggiunge Buccheri.

“Da quel momento, il rapporto debito-PIL per il settore pubblico è cresciuto in maniera significativa, mentre per il settore privato ha continuato a crescere, quasi ignorando la crisi” continua Buccheri.

Alla fine del 2013, la BCE ha annunciato che era pronta a tagliare i tassi in territorio negativo. “Questa è la parte davvero interessante” fa notare Buccheri. “Fino a questo punto, i trend del debito pubblico e privato erano relativamente indipendenti. Da qui in poi, però, hanno iniziato a diminuire entrambi”.

Secondo Davide Buccheri, questo è un segnale che gli emittenti hanno usato sempre meno debito per ogni unità di PIL prodotta. “Da un punto di vista macroeconomico, questo è preoccupante, in quanto indica che l’attuale tasso di crescita potrebbe non essere sostenibile nel lungo termine”. Buccheri nota anche che questo trend potrebbe mettere pressione sulla valutazione dei listini azionari, in quanto il capitale di rischio viene usato sempre più al posto del debito.

“Il trend diventa ancora più interessante se analizzato in termini assoluti, anzichè in rapporto al PIL”, continua Buccheri.

Prima del 2013, il trend è simile, con il debito totale in crescita fino al 2013, punto dopo il quale si è stabilizzato.

“Guardando ai tassi di crescita, la differenza è incredibile”, fa notare Buccheri. “Il debito privato era in una fase di crescita stabile dal 2003 al 2013, con tassi del 7.7% fino al 2007 e 8.1% dal 2009 al 2013. Da quanto i tassi negativi sono stati introdotti nel 2013, la traiettoria di crescita si è appiattita completamente, con tassi di malapena 1% all’anno”.

Davide Buccheri fa anche notare che un simile appiattimento si è verificato nel settore pubblico. “La differenza maggiore è prima del 2007, quando gli enti sovrani cercavano di controllare il rapporto debito-PIL. In questo periodo, il debito pubblico cresceva di circa il 3% all’anno, in linea col PIL. Le cose sono però cambiate dopo i forti interventi nell’economia, susseguenti la crisi finanziaria del 2007” Buccheri dice. “Ad ogni modo, dal 2013, i governi hanno cercato di abbassare le loro montagne di debito e questo ha portato il tasso di crescita del debito pubblico ad un misero 1%, in linea col settore privato”.

Trend per paesi

Dopo aver esplorato questi trend generali, Davide Buccheri mi ha mostrato come il debito si è evoluto nei diversi paesi dell’Eurozona.No alt text provided for this image

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Il grafico confronta la crescita del debito privato per paese, nei periodi 2009-2013 e 2013-2018. “La differenza è clamorosa” nota Buccheri. “Nel primo periodo, c’era un alto livello di emissione in tutti gli stati, con tassi di crescita tra l’1% in Germania e il 28% in Estonia”. Buccheri poi continua, facendo notare che “dopo il 2013, Grecia, Portogallo, Spagna, Estonia e Slovenia hanno addirittura avuto una crescita negativa del debito”.

“L’unico paese che si è comportato in maniera uniforme nei due periodi è la Germania, con tassi di crescita dell’1% e 0.7%” nota Buccheri.

Combinando questo trend con il settore pubblico, possiamo vedere come il livello totale del debito si è ridotto in quasi tutti i paesi dell’Eurozona. “Gli unici paesi ad aver aggiunto debito sono: are Slovacchia, che mostra un aumento del 26% nel 2018, rispetto al 2013, Belgio, con una crescita del 13% e, a malapena, Finlandia, con un aumento dell’1.5%, nonostante una riduzione del debito privato” fa notare Buccheri.

Conclusione

Abbiamo intervistato Davide Buccheri riguardo ai trend nell’emissione di debito pubblico e privato. Secondo Buccheri, i dati mostrano che, nonostante tassi d’interesse estremamente bassi, i livelli del debito nell’Eurozona non sono in aumento. Anzi, sono in declino nella maggior parte dei paesi. Non è chiaro se questo sia un fattore positivo e negativo, dice Buccheri.

“Da un lato, un settore privato meno indebitato sarà più resistente in un periodo di rallentamento economico. In più, un rapporto debito-PIL più basso per il settore pubblico permetterà agli stati di avere un maggior spazio di manovra in caso di recessioni. Questi sono certamente fattori estremamente positivi” dice Buccheri.

“Allo stesso tempo, meno debito significa anche minori fondi che possono essere utilizzati in nuovi investimenti” aggiunge Buccheri. “E’ impossibile negare che dal 2013, sempre meno debito è stato utilizzato per produrre ogni unità di PIL” nota Buccheri. “Prima o poi, questo dovrà tradursi in un tasso di crescita più lento per il PIL e, potenzialmente, un rallentamento dell’economia.”

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