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Firenze omaggia Rino Gaetano

Sabato 12 ottobre

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Firenze omaggia Rino Gaetano


Sabato prossimo, 12 ottobre, alle ore 21:00, a Firenze presso il Teatro L’Affratellamento, torna in scena l’omaggio teatrale a Rino Gaetano, il cantautore di origini calabresi scomparso tragicamente e prematuramente a causa di un incidente stradale la notte del due giugno 1981 sulla Via Nomentana di Roma.
Ricordato per la sua voce ruvida, per l'ironia e i profondi testi caratteristici delle sue canzoni, nonché per la denuncia sociale spesso celata dietro testi apparentemente leggeri e disimpegnati, Rino Gaetano risulta il più immortale dei nostri cantanti, sembra quasi che la morte gli abbia schiuso le porte della leggenda.
“C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio: io non li temo! Non ci riusciranno! Sento che, in futuro, le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni. Che, grazie alla comunicazione di massa, capiranno cosa voglio dire questa sera. Capiranno e apriranno gli occhi, anziché averli pieni di sale”.
La profezia che fece Rino Gaetano in un concerto sulla spiaggia di Capocotta nel 1979 si rivelò esatta. Il segreto della longevità di Rino Gaetano è nella sua capacità unica di coniugare un’impareggiabile attitudine all’ironia e allo sberleffo con una graffiante satira politica e sociale.
In un paese come il nostro, da sempre diviso tra fazioni e campanili, la sua musica ha messo d’accordo sia la destra che la sinistra proprio perché non ha risparmiato nessuna delle due parti, tanto meno il centro. Per questo non è mai stato catalogabile, a differenza di altri suoi colleghi degli anni Settanta, in uno schieramento politico.
Rino non si limitò ad accenni generici all’attualità politica e ai suoi protagonisti, ma nelle sue canzoni fece i nomi e i cognomi e, anche per questo, i suoi testi e le sue esibizioni dal vivo sono stati più volte censurati.
Con l’omaggio tributatogli dalla Compagnia del Teatro Artistico d’Inchiesta, “Avrei voluto un amico come lui”, ripercorriamo la storia della nostra Repubblica, dall’infausta notte del 15 ottobre del 1943 passando per la Legge Truffa, il Caso Montesi,  la tragedia del Vajont,  la strategia della tensione, gli anni di piombo culminati con il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro fino ai nostri giorni.
Niente è più attuale ed incalzante di questa pièce nel raccontare le pagine più buie del nostro paese.
Gli autori sono riusciti a decriptare i messaggi contenuti nei testi di Rino e a trasformarli in tante tessere che ad ogni rappresentazione s’incastrano fino a completare il puzzle.
In scena David Gramiccioli, uno dei “monologhisti” italiani più bravi, che con la sua voce, una sorta di dono divino, la parola trasformata in arte, prende lo spettatore e lo accompagna lungo tutto il viaggio.
La regia è elegante, femminile, della brava Angela Turchini coadiuvata alla direzione artistica da Michele Rizzi.
Sabato prossimo a Firenze in scena non solo un omaggio, ma una lectio magistralis di storia, d’arte, d’amore. Imperdibile.


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