La Politica è passione sangue e merda? Sangue e Merda, tanta. Passione poca. 

I Pentastellati sotto il maglio di una Lega casinista più che sovranista.

pubblicato il 06/08/2019 in Attualità da Enzo Carmine Delli Quadri
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Enzo Carmine Delli Quadri

Nei giorni scorsi il senatore pentastellato (M5S) aveva dichiarato più e più volte il suo dissenso nei confronti del decreto sicurezza bis tanto caro a Salvini minacciando di non votare o di uscire dall'aula, e quindi di rendere più incerti i numeri della maggioranza in Senato. In un giorno ha cambiato idea ed ha annunciato il suo voto a favore del  decreto: “Mai come adesso, con un certo groppo nel petto, mi sovvengono le parole di Rino Formica: la politica è sangue e merda”. Airola dimentica la passione e si arrampica sugli specchi per giustificare il suo gesto: "Vi spiego perché - dice - consapevole che questo comportamento mi attirerà molte critiche. Non è il caso di far cadere il governo su questo, la Lega ha voluto fare una prova di forza ma dobbiamo restare compatti. Oggi cedo ma sulla battaglia contro la Tav sarò spietato".
Il richiamo alla TAV sembrerebbe un piccolo passo verso l’integrità morale del M5S, in effetti, è una grandissima menzogna, come le tante già dette che hanno portato i Pentastellati a diventare servi della Lega. Dichiarano che saranno spietati nel caso della TAV. Avrebbero dovuto porre paletti stringenti nel contratto di governo. Avrebbero potuto mettere in sicurezza la loro posizione quando avevano un consenso doppio di quello della Lega.  Ora pensano di salvare l’anima rinviando al Parlamento la questione della Tav. Una messinscena disgustosa perché, salvo i Pentastellati, in Parlamento sono tutti favorevoli alla TAV. E la TAV si farà.
E chi continua a parlare di crisi vive, evidentemente, in un altro mondo. La Lega porta avanti il suo programma senza colpo ferire e non deve fare politica, non deve chiedere, non deve contrattare. Sapendo che l’unico sentimento che anima i Pentastellati è la paura che possa precipitare il quadro, le basta minacciare la crisi e mandare tutti a casa. Il gregge dei 5 stelle si muove, così, compatto in direzione di una subalternità disonorevole. Il pallino resta nelle mani di un “cosiddetto Ministro” che fa ballare sulle spiagge l’inno nazionale con il contorno di cubiste leopardate. Avrebbe almeno potuto imporre che indossassero costumi tricolori. Sarebbe,  comunque,  rimasta una scena indegna di un popolo che più che sovranista si dimostra solo casinista. 

 

 

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