Cantando alla luna

Nel 50.mo anniversario dello sbarco sulla luna una playlist “lunare”

pubblicato il 07/07/2019 in Attualità da Enzo Carmine Delli Quadri
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Enzo Carmine Delli Quadri

Third Rock Radio, l’emittente della Nasa, vuole creare una playlist per festeggiare i 50 anni dello sbarco dell’uomo sulla luna (era il 20 luglio 1969) con la straordinaria impresa dell’Apollo 11 con gli astronauti Neil Armstrong, Edwin “Buzz” Aldrin e Michael Collins. Con un tweet, la radio ha chiamato a raccolta tutti gli appassionati, amanti e amici della LUNA per creare, appunto, una playlist “lunare” da trasmettere ininterrottamente nei giorni 13 e 14 luglio prossimi.
Non sarà difficile raccogliere le migliaia e migliaia di canzoni che in tutto il mondo sono state dedicate alla luna.
Basti pensare al solo caso dell’Italia: una produzione immensa e bellissima, dalla napoletanissima Luna Rossa, con il suo“can un ce sta nesciune”, cantata da tutti, proprio tutti i pezzi grossi della canzone italiana degli anni 50 del secolo scorso, alla canzone di Gorni Kramer Un bacio a mezzanotte, con il suo «Non ti fidar di un bacio a mezzanotte, se c’è la luna non ti fidar”, per passare a Luna caprese, di Peppino Di Capri e, poi,  a Guarda che luna di Fred Buscaglione. Seguono l’esplosiva Tintarella di luna cantata da Mina,Selene di Domenico Modugno, Roma nun fa’ la stupida stasera, canzone scritta da Garinei, Giovannini e Trovajoli per il musical Rugantino,e, ancora,  Fratello Sole Sorella Luna, canzone tratta dal Cantico delle creature di San Francesco e composta da Jean Marie Benjamin su musica di Riz Ortolani per l’omonimo film di Franco Zeffirelli, Si è spento il sole cantata da Celentano,E la luna bussò di Loredana Bertè, Non voglio mica la luna lanciata da Fiordaliso, E ruberò per te la Lunadei Negramaro, La luna di Edoardo Bennato, Spunta la luna dal monte cantata da Pierangelo Bertoli e dai Tazenda, Chiaro di luna di Jovanotti  e tante altre ancora.
Credo però che gli americani metteranno in testa a tutto la loro Blue Moon, cioè luna blu ma anche luna malinconica o anche luna rara.
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Articolo suggeritomi da Germana Consalvi che ne ha scritto sul “Il Dubbio” il 4 luglio scorso.

 

 

 

 

A cantarla è un giovanissimo Claudio Baglioni. Sono anni di rivolta, l’Italia giovane della contestazione studentesca iniziata nel ’ 68 indossa l’eskimo. Ma la luna si celebra in musica anche durante gli Anni di piombo. E se qualcuno avesse dei dubbi sulla natura femminile del satellite, nel 1977 ci pensa Alan Sorrenti a chiarire definitivamente la questione con Donna Luna, brano su una notte gaudente che fa parte dell’album Figli delle stelle.

Il 1979, musicalmente parlando, è l’anno della luna, e forse non è un caso a dieci anni dalla missione Apollo 11. fa ballare e cantare il reggae a tutta Italia, pur accendendo i riflettori sull’emarginazione di cui è protagonista la povera luna, rifiutata ovunque ( «e allora giù, quasi per caso, più vicino ai marciapiedi, dove è vero quel che vedi… e allora giù, fra stracci e amore, dove è lusso la fortuna, c’è bisogno della luna» ).

Ne ha cantati e contati sette di “prototipi” lunari tra poesia e affreschi di varia umanità, Lucio Dalla ne L’ultima luna ( «L’ultima luna la vide solo un bimbo appena nato, aveva occhi tondi e neri e fondi, e non piangeva, con grandi ali prese la luna tra le mani, e volò via e volò via era l’uomo di domani» ).

Mentre il dolce sound di Raggio di luna dei Matia

Bazar ha fatto nascere amori a feste e in discoteca, la Luna Indiana di Franco Battiato punta molto sulla suggestione della musica, d’altro canto per lui è L’era del cinghiale bianco.

Fermi tutti, è il 1980 e gli italiani ascoltano la musica con le cuffiette e il walkman ma sotto sotto sognano un grande futuro da yuppie. «E guardo il mondo da un oblò, mi annoio un po’», canta l’Italia in coro: è l’estate di Luna di Gianni Togni, e il verso dell’oblò non è ispirato goliardicamente a una lavatrice ma ad un clochard vero che passava le notti in stazione e osservava la vita metropolitana.

Nello stesso anno torna Lucio Dalla con Il parco della luna: «Sono più di cent’anni che al parco della luna, arriva Sonni Boi coi cavalli di legno e la sua donna Fortuna» ( nel 2014, in omaggio al grande artista, Fiorella Mannoia ne ha proposto una versione intensa accompagnata da violini ).

La febbre del ritmo nel 1984 contagia gli italiani e supera pure i confini sulle note di Kalìmba de Luna, italianissima hit dal testo inglese con la quale trionfa il percussionista Tony Esposito ( voce di Gianluigi Di Franco), tra i fan più più entusiasti c’è Maradona che la usa come colonna Sonora dei suoi palleggi. Si canta e si esplora internet, perché inizia l’era del Macintosh, e si gioca con Tetris.

Mango propone Mi sembra Luna nel 1986 e il suo stile sembra far risaltare il mondo speziato mediterraneo, un anno dopo nel firmamento pop. Ritmo serrato e linguaggio senza filtri per Zucchero ne La tortura della Luna nel 1989 ( «il mare impetuoso al tramonto salì sulla luna e dietro una tendina di stelle…» ), mentre omaggia gli eroi dell’Apollo 11: «Il giorno che ( Neil) sbarcò sulla luna, tutti dissero che era un giorno speciale…».

Sempre nel 1989, si balla sulle note frizzanti di Eros Ramazzotti in Dammi la luna, si fantastica con Ha tanti cieli la luna di Renato Zero ( riproposta da Mina nel 2010), e si raccoglie l’invito a parlar chiaro del “Komandante” Vasco Rossi in Dillo alla Luna.

Nel 1990, tra notti magiche inseguendo gol mondiali, il Tamagotchi, le ragazze di Non è la Rai e il karaoke, Claudio Baglioni canta Acqua dalla luna: non è una canzone, è un incantesimo ( «se sapessi un dì innamorarmi di quelli che non ama nessuno, se potessi portarli lì dove il vento dorme se crescesse acqua dalla luna» ) che l’artista romano ha riproposto in modo spettacolare anche all’ultimo Festival di Sanremo.

Sullo stesso palco nel 1991 entusiasma : il brano è la versione italiana di Disamparados, cioè disadattati, e trasmette la forza della gente sarda e della luna aspra che appare dietro alle montagne. Sempre a Sanremo, nel 1997, Loredana Bertè presenta Luna: più che una canzone, di cui è anche autrice, un toccante diario con pensieri personali dolorosamente sinceri ( «Da quanto tempo luna, ho perso la misura? Ho seppellito pure il cuore. E che fine ho fatto anch’io? Mi sono detta: addio, addio» ).

Che ritmo poi Caparezza, in Vengo dalla luna, datata 2003 ma di impressionante attualità in tema di razzismo e con riferimenti allo storico allunaggio. La Terra vista dalla Luna è firmata Tiromancino nel 2004 ed evoca stelle e necessità di alleggerirsi , mentre Francesco Renga propone il rock avvincente di Meravigliosa ( la luna) che suggella l’amore.

Il passo successivo? E’ Il primo bacio sulla luna che Cesare Cremonini, ex frontman dei Lùnapop, canta nel 2008 spiegando che «la terra dalla luna è così bella è così tonda, sembra proprio un souvenir».

Trattasi di “furto” ma non di reato la canzone Una dedica d’amore coinvolge il satellite nella bellissima Il regalo più grande di Tiziano Ferro: «vorrei donare il tuo sorriso alla luna perché di notte chi la guarda possa pensare a te».

Il senso della sconfitta ai tempi del rap è protagonista di Luna di Fabri Fibra in collaborazione con Mahmood, nel 2017, altre sonorità e un viaggio ad Asmara portano a Il quale, lo scorso marzo, assieme a Tommaso Paradiso e Calcutta, ovvero il trio Barbooodos, lancia La luna e la gatta.

Né trap, né rap: è un omaggio rock all’allunaggio quello di Achille Lauro nel ritmatissimo

1969, in cui assicura «sto sulla luna, yeah».

Chi potrebbe mai smentirlo?

 

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