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Bussi: 30 giorno per la bonifica

finalmente la conclusione di un territorio violentato dall'industria?

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17 luglio, sala Figlia di Jorio, incontro con il Presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco, il sindaco di Bussi sul Tirino Salvatore Lagatta, il comandante della Polizia Provinciale Giulio Honorati, il direttore dell’Arta Francesco Chiavaroli e la funzionaria dell’ARTA dott. Lucina Luchetti, tutti impegnati nelle aree SIAN di Bussi per la verifica delle responsabilità che hanno portato l’area, di circa 70 mila mq, ad essere una delle più inquinate d’Italia.
Il Presidente Di Marco, ha spiegato il contenuto dell’Ordinanza Provinciale nella quale si notificava alla Edison spa che:
     ” l’azienda è stata responsabile dell’inquinamento diffuso nelle ex Discariche 2A e 2B ed aree limitrofe, rientranti nel perimetro del SIN Bussi, per deposito incontrollato, in                 contrasto e senza autorizzazione e senza alcuna sicurezza, di migliaia di tonnellate di scorie industriali e rifiuti tossici e nocivi derivanti dalla storica produzione industriale del        polo chimico di Bussi. Il provvedimento è consequenziale a lunghe e complesse indagini condotte dalla Polizia Provinciale, in collaborazione con il ministero dell’Ambiente,            l’Arta, la regione Abruzzo, l’associazione Forum H2O “.
Dunque la Edison spa, entro 30 giorni dal ricevimento dell’ordinanza, deve Provvedere a continuare ed integrare le misure di prevenzione…, Adottare tempestivamente le misure di messa in sicurezza (…), Rimuovere tutti i rifiuti depositati nelle discariche (…), Provvedere alle ulteriori azioni di bonifica e di ripristino ambientale (…)
Nel caso che l’ordinanza non venisse ottemperata la Provincia di Pescara si rivarrà “in danno nei confronti del responsabile dell’inquinamento di ogni spesa sostenuta”.
Il sindaco di Bussi Lagatta, visto lo stato attuale delle analisi fatte e dei finanziamenti ottenuti, ha parlato di sollecitare il Ministero dell’Ambiente affinché i 50 milioni, già stanziati, possano essere utilizzati per la bonifica per la quale è già stata individuata l’impresa che dovrà effettuare i lavori.
Il comandante della Polizia Provinciale Giulio Honorati ha detto che la Provincia di Pescara, attraverso il corpo di polizia, ha continuato a sopralluoghi e verifiche che hanno portato ad una maggiore vigilanza del territorio.
Il direttore Francesco Chiavaroli e la dott. Lucina Lucchetti dell’ARTA hanno parlato dell’importanza della verifica che l’azienda ha fatto, con continuità e metodologia per una realistica verifica sia dell’aria sia dell’acqua della zona.
Per comprendere l’importanza di questo nuovo start, per il disinquinamento dell’area, bisogna ricordare la storia del sito chimico industriale di Bussi sul Tirino, in provincia di Pescara, che nel corso del ‘900 produsse una falsa ricchezza e progresso dell’economia locale contaminando in modo ineguagliabile uno dei posti più belli d’Italia.
Già nel 1889 la società franco svizzera Elettrochimica Volta iniziò la costruzione di centrali idroelettriche sfruttando il fiume Tirino. Tutti gli abitanti della allora divennero di conseguenza dipendenti per varie cariche nell’industria. La presenza della prima ferrovia d’Italia agevolò il commercio e fece da volano per la crescita esponenziale dell’attività chimico industriale.
La presenza della bauxite di Lecce dei Marsi (AQ, nel 1907, diede inizio alla produzione dell’Alluminio con il metodo elettrochimico. Durante la Prima Guerra Mondiale vennero prodotti Ferro-Silicio per le corazze delle navi, Clorati per esplosivi, Fosgene da Tetracloruro di Carbonio per gas asfissianti, Ioduro e Cloruro di Benzile e Acido Benzoico per gas irritanti e lacrimogeni. In pratica, tutti materiali che servivano per il periodo bellico.

Durante il fascismo, dopo un breve declino, l’industria fu riconvertita con la produzione di Idrogeno ed Azoto. Fu proprio l’idrogeno prodotto a Bussi che permise al dirigibile Norge e al comandante Nobile di raggiungere il Polo Nord.
Dall’azoto, poi, si produssero numerosi derivati che furono utilizzati in agricoltura e nella fabbricazione di esplosivi.

La vera svolta si ebbe quando, nel 1921, la Società Elettrochimica Novarese, del Gruppo Montecatini, portò alla totale industrializzazione dell’alta Val Pescara e si costruì un vero villaggio operaio. Ben 18.000 persone lavoravano della fabbrica. Un vero miracolo economico, la zona si sviluppò a danno però della salute degli abitanti e dell’ambiente.
Gravi incidenti segnarono il polo di Bussi Officine, nel ‘28 l’esplosione di un gasometro di acetilene e nel ‘30 un serbatoio di Cloruro, nel 54 una grave fuoriuscita di cloro.
Purtroppo nell’epoca non si volle comprendere quanto pericolo derivasse da quel temporaneo progresso economico e la colonizzazione industriale non si arrestò con la produzione dell’Iprite, gas nervino che provocava ustioni terribili, utilizzato nella guerra d’Etiopia.
Ma il peggio non ha mai fine e, negli anni 60, Bussi divenne il paese dai terreni d’oro che venivano acquistati per lo scarico ed il sotterramento di rifiuti altamente tossici ed inquinanti a monte dei pozzi di acqua potabile.
Nel 1999 la Montedison cedette il tutto alla Solvay e solo nel 2007, dopo mesi di indagini da parte della Forestale, si ebbe la certezza della bomba ecologica dovuta alla discarica di rifiuti tossici presenti su quel sito.

Fu il prof. Fausto Croce, docente di chimica alla Sapienza, a dare l’allarme della possibilità delle falde acquifere della contaminazione da sostanze pericolose. Dopo ricerche personali sul luogo fu proprio la collaborazione con il WWF e con il suo Presidente Augusto De Sanctis che, dopo analisi chimiche fatte da un laboratorio, misero a conoscenza dei fatti Maurizio Acerbo, deputato, che fece un’interrogazione parlamentare facendo esplodere la vicenda. Come sempre è accaduto in Italia lo scandalo della discarica trovò molti negazionisti tra i proprietari del polo chimico. Furono tempi di battaglie e smentite e di scoperte ancora più eclatanti come i filtri per le acque, già messi nel 2005, che non potevano essere gestiti in quanto esageratamente costosi.

Finalmente, dopo tante battaglie si costruirono nuovi pozzi per le acque e si chiusero quelli Sant’Angelo. La lotta è continuata, soprattutto per gli ambientalisti e tutti quelli che avevano a cuore quel bellissimo territorio violentato dal potere e dell’indifferenza dei politici di turno, fino all’ordinanza ex art. 244 del Dlgs 152/206 3 smi- sito Aree 2A e 2B e limitrofe SIN Bussi Comune di Bussi sul Tirino (PE).

In conclusione, il 23 febbraio 2017, su sollecitazione del Ministero dell’Ambiente per la conclusione delle indagini, la Polizia Provinciale di Pescara ha effettuato approfondite indagini e verificato tutta la documentazione prodotta durante gli anni, fino al 28 febbraio del 2018 quando venne notificata alla proprietà la verifica e l’individuazione delle responsabilità.
La storia per il momento si conclude con l’emissione del citato decreto provinciale con l’ingiunzione alla proprietà a provvedere alla pulizia dell’area inquinata con tutti i mezzi e le misure necessarie per la messa in sicurezza e operazioni di bonifica.
Sembra la giusta conclusione di una brutta storia italiana che ha visto la violenza dell’industria a danno del territorio e per un proprio becero interesse.
Si spera che a questa ordinanza non vengano opposte, da parte della proprietà, altre incredibili scuse per non effettuare le opere imposte, e che l’Ente Provinciale porti a termine quanto sancito nell’ultimo capoverso della ordinanza di portare a termine i lavori necessari “con rivalsa e in danno nei confronti del responsabile dell’inquinamento di ogni spesa sostenuta”.

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