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Napolitano sulla riduzione della spesa pubblica. Da che pulpito viene la predica

Il presidente la indica come necessità, ma il Quirinale non bada certo a spese

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"La riduzione della spesa pubblica è una necessità oggi non contestabile né differibile". Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla Conferenza degli Ambasciatori in corso alla Farnesina.

Il primo commento che nasce spontaneo è: da che pulpito viene la predica. Napolitano, infatti, non può certo spacciare se stesso come il politico che sta attento a non spendere denaro pubblico, quello dei contribuenti che invece hanno le tasche ormai vuote. L'attuale presidente della repubblica è stato eletto alla Camera dei Deputati per la prima volta nel 1953 e ne ha fatto parte – tranne che nella IV legislatura – fino al 1996, riconfermato sempre nella circoscrizione di Napoli. Quarantatre anni seduto su una comoda poltrona in Parlamento. Basta fare due conti per avere un'idea di quanto è costato ai contribuenti la sua carriera politica. Senza considerare poi che dal 1989 al 1992 è stato membro del Parlamento europeo. Un'altra bella indennità dorata. Il 3 giugno 1992, è stato eletto Presidente della Camera dei deputati, sempre a carico dei contribuenti. Non più parlamentare, è stato Ministro dell'interno e per il coordinamento della protezione civile nel Governo Prodi, dal maggio 1996 all'ottobre 1998. Rieletto deputato europeo nel 1999. Nel 2005 è stato nominato senatore a vita, e dunque stipendiato a vita, dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Il 10 maggio 2006 è stato eletto Presidente della Repubblica con 543 voti. Il 20 aprile 2013 è stato rieletto Presidente della Repubblica con 738 voti. Da oltre sessanta anni in politica, stipendiato dagli italiani e ora ci propina i suoi sermoni sulla necessità di ridurre la spesa pubblica. Da che pulpito viene la predica. Sarà l'età, non ci sono altre spiegazioni possibili.

Riproponiamo, a beneficio dei lettori, quanto scriveva nei mesi scorsi, sui costi del Quirinale, il giornale on line www.huffingtonpost.it

In nome della trasparenza delle amministrazioni pubbliche, anche Giorgio Napolitano ha deciso, per la prima volta nella storia del Quirinale, di rendere pubblico il bilancio di previsione del Colle. Così si scopre che la presidenza della Repubblica prevede di chiudere in pareggio il rapporto tra entrate e uscite, per una somma totale pari a 352.606.518 euro. Dei quali 228.500.000 a carico dei contribuenti italiani, e i restanti derivanti da “entrate integrative”.

Più di mezzo milione di euro (603mila) se ne va in beni di consumo, di cui 423mila euro finiscono ad imbandire le tavole dei commensali di Napolitano. La bolletta dell’energia elettrica è la più salata con il suo milione e ottocentomila euro, ma non sono da meno quella del gas (762mila) e dell’acqua (573mila). Costi di fronte ai quali impallidisce il balzello del canone che il Quirinale tiene a far sapere di versare regolarmente. Eppure di apparecchi televisivi la presidenza deve essere piena visto che verserà il prossimo anno 18mila euro nelle casse della Rai.

Notevole anche l’esborso per l’ordinaria manutenzione, che arriva a sfondare il tetto dei 5 milioni di euro, così come quello per la pulizia, che tocca quota 1.3 milioni. Fogli, penne e matite se ne trovano in grande quantità (225mila euro), utilizzati da un personale vestito di tutto punto (470mila gli euro destinati alla biancheria e al vestiario di lavoro). Personale che fa uso di un autoparco che costerà ai contribuenti 660mila euro. Più di quanto viene speso per gli “interventi a carattere sociale e solidaristico”, che superano di poco il mezzo milione di euro. In previsione anche l’acquisto di mobili e arredi per 550mila euro, e di apparecchiature informatiche per oltre un milione di euro.

Un capitolo a parte lo si potrebbe dedicare alla tenuta di Castelporziano, la grande oasi faunistica e residenza di campagna dei presidenti della Repubblica situata vista mare a una manciata di chilometri dal Grande raccordo anulare. 157mila euro se ne andranno per acquistare bestiame e macchine agricole, 300mila per la valorizzazione e la tutela ambientale, 330mila per la gestione dei mezzi agricoli che vi operano, 120mila per la gestione faunistica. Spese in parte coperte dai proventi delle “attività zootecniche” della residenza (209mila euro) e dalla vendita di esemplari della fauna selvatica (49mila euro).

Ma il capitolo di spesa più oneroso rimane quello della retribuzione del personale, che supera i 121milioni di euro. Nonostante la riduzione di 24 unità, a lavorare al Colle rimangono 799 dipendenti, oltre ai 102 che fanno parte dello staff di Napolitano, il cui contratto scadrà contestualmente all’elezione del nuovo presidente. Se si considerano anche le forze dell’ordine che operano stabilmente al Quirinale, l’ammontare della forza lavoro impegnata a supporto della presidenza tocca quota 1720.

La nota illustrativa diffusa dall’ufficio stampa rimarca che dall’inizio del mandato di Napolitano si è assistito ad una riduzione di 461 unità (nel 2006 si contavano 2181 tra dipendenti e forze dell’ordine). Ma negli ultimi tre anni, nonostante la battaglia del governo di Mario Monti sulla spending review, la quota di 228milioni provenienti dai fondi dello stato non si è ridotta di un centesimo. L’ultimo calo risale al 2009, e fu di appena 3.2 milioni di euro. Ma il Quirinale tiene a specificare che, considerando tutti i capitoli di spesa, il 2013 vedrà un risparmio di poco più di due milioni di euro.

Lo staff del Colle si è concesso qualche riflessione complessiva sul settennato di Napolitano che sta giungendo al termine. E dà conto di un risparmio complessivo nell’ordine di 78 milioni di euro. Ma specifica che “potrebbero rendersi necessari nei prossimi anni limitati incrementi della dotazione a carico del bilancio dello Stato, anche al fine di conseguire l'obiettivo di un definitivo equilibrio tra entrate e spese”. I contribuenti, insomma, potrebbero vedersi richiedere un ulteriore sacrificio.

 

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