Un'analisi amara quella di Confindustria. La recessione è finita. I suoi effetti no, e sono paragonabili a quella di una guerra scrive il centro studi di viale dell'Astronomia che rivede al ribasso le stime di crescita di quest'anno.
Il 2013 si chiuderà al -1,8% dal -1,6% previsto. Invariata al +0,7% la previsione per il 2014. L'eredità di 6 anni di recessione ha provocato la perdita di un milione e 800mila posti di lavoro, i poveri sono raddoppiati raggiungendo la cifra di 4,8 milioni le famiglie hanno ridotto i consumi. E' per questo che il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi mette in guardia da facili ottimismi. Confindustria esprime anche un giudizio sulla legge di stabilita: l'impatto sulla crescita del Pil per il 2014 sarà limitato tra lo 0,1% e lo 0,2%. Il giudizio dunque non è positivo o almeno non totalmente.
"Qualche elemento positivo c'è - dice Squinzi - ma certamente non è quello che ci aspettavamo e pensiamo che non sia sufficiente per far ripartire il Paese". Il numero degli industriali interviene anche sulla proposta del segretario del Pd Renzi di abolire l'articolo 18 per i neoassunti: va nella giusta direzione anche se prima bisogna aumentare i lavoro".

