Passioni da “supereroi”: la pallavolo di Marcella Caramanico

La rubrica delle persone comuni

pubblicato il 15/09/2016 in Attualità da Chiara pirani
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Chiara pirani

Come quella delle sue compagne di squadra, anche quella di Marcella è una passione che inizia alcuni anni fa, quasi per caso.

E quel caso si dimostra proprio un ottimo punto di partenza per iniziare a costruire una serie infinita di emozioni.

Ho cominciato all'età di 11 anni. Ero incuriosita dai tanti volantini appesi per le strade di Guardiagrele e così io e due amichette abbiamo convinto le nostre mamme a portarci in palestra. Non ricordo molto del primo allenamento ma qualcosa mi ha spinta a non smettere di giocare.”

Una scelta che si rinnova ogni giorno. Non smettere mai di giocare, nonostante tutto.

“L'estate scorsa, per vari motivi, non ero sicura di tornare ad allenarmi. Ma, grazie al supporto delle mie compagne di squadra e del nostro allenatore, ho deciso di non mollare.

E non avrei potuto fare una scelta migliore.”

 

La scelta giusta.

Quella da ripetere, quella che non ti deluderà mai.

La scelta di una passione che diventa intensità, lotta e determinazione, attimo dopo attimo.

 

“Lo scorso campionato mi ha segnata molto e, in particolare, ricordo, tra tutte, la partita a Campobasso che ci ha permesso di accedere in serie D: è stata davvero molto combattuta.

In questa partita, io e le mie compagne abbiamo condiviso tutto e ci siamo dimostrate una vera squadra.”

Una squadra legata da una passione, da una scelta di vita.

Una squadra che diventa qualcosa di più: il “posto” in cui vorresti stare sempre, perché ti regala protezione, calore, armonia.

 

“La parola che secondo me descrive appieno la pallavolo è "famiglia". In palestra, così come a casa, mi sento libera di esprimermi e considero le mie compagne di squadra come sorelle.”

 

E questo legame indissolubile è lo stesso che unisce la nostra Marcella al suo sport, quello sport che non la deluderà mai, qualunque scelta faccia per il futuro.

 

La pallavolo avrà sempre un ruolo importante nella mia vita e, anche se non dovessi continuare a giocare, porterò sempre con me le emozioni che ho provato su quel campo e le persone che, come me, condividono questa passione.”

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