Influenza, è boom

E torna anche un antico “babau”

pubblicato il 26/01/2018 in Attualità da Gianluca Vivacqua
Condividi su:
Gianluca Vivacqua
Italia letto per l'influenza

A volte, si sa, le previsioni meteorologiche sul medio (ma anche sul breve) periodo fanno cilecca.

Meno fallibili, invece – e lo dimostrano i fatti –, sono le previsioni sanitarie di medio periodo sulla diffusione dell’annuale influenza. Crea più insidie a un meteorologo dire che l’inverno sarà freddo. Se un medico, invece, all’inizio della stagione dei vaccini – cioè tra ottobre e novembre –, si avventura a dire che il massimo sviluppo epidemico dell’influenza sarà tra la fine di gennaio e la prima metà di febbraio in realtà non si sta avventurando per niente : perché è proprio quello  che succede. Quasi fosse matematica.

Dunque, l’estensione temporale del culmine dell’influenza è più certa di un acquazzone o di una giornata di sole. Poi, però, ci sono le stagioni influenzali in cui la massima diffusione  fa registrare numeri anche più alti di quelli di altre stagioni. Sembra essere proprio il caso del 2018, che lascia già immaginare una replica del biennio terribile 2004-05 (anni piuttosto bui, turbati da minacce internazionali come la febbre aviaria, H5N1, e dagli ultimi strascichi del pericolo Sars) o la pandemia del 2009 (l’inverno del boom della febbre suina, H1N1, da quel momento ceppo ricorrente).

Attualmente sono cinque milioni gli italiani già costretti a letto, e alla fine della tormenta virale, come ha calcolato il prof. Pregliasco, virologo dell’università di Milano, potrebbero essere tra i sette e gli otto milioni. Una situazione davvero grave e pure seria, se si pensa che gli ultimi dati dell’EuroMomo (l’osservatorio per il monitoraggio della mortalità in Europa) evidenziano in modo preoccupante un aumento della mortalità tra gli ultra 65enni.

Questo forse dipende anche dal fatto che c’è qualcosa che stavolta “i meteorologi dell’influenza” non avevano affatto previsto: e cioè che i ceppi influenzali sembrano essere diversi da quelli che si annunziava in partenza. Ci si aspettava un A-H1N1 variegato o rinforzato (con la presenza congiunta dell’A-H3N2), e invece, alla prova dei fatti, ci si trova a debellare  altri due ceppi, di tipo B, non preventivati o quantomeno non presi in considerazione in modo così significativo: il B/Yagamata e il B/ Victoria (di provenienza australiana). Probabilmente questo dilagare così impressionante dell’influenza potrebbe avere tra le cause anche il fatto che, in molti casi, i vaccini trivalenti preparati e distribuiti erano in realtà “impreparati” a questi ceppi.

Ma c’è un altro fronte che desta preoccupazione: è emergenza-morbillo tra la popolazione infantile. In questo caso non parliamo di dati per l’anno in corso, ma di quelli che consentono di fare un raffronto tra i due anni precedenti. Risulta che i 4991 casi di morbillo accertati nel 2016 si sono moltiplicati per sei nel 2017: lo dice il ministero della Salute.     


 

PARTECIPA AL GIORNALE

Sei già registrato?

Accedi con login e password