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GIGGINO DI MAIO CONTINUA AD INSISTERE SUI “CRIMINALI ROMENI”: LO DICONO I DATI

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GIGGINO DI MAIO CONTINUA AD INSISTERE SUI “CRIMINALI ROMENI”: LO DICONO I DATI
C'è un fatto, che è inopinabile: "il 40% dei ricercati con mandato internazionale emesso da Bucarest si trova in Italia" Non lo dico io, lo disse nel 2009 l’allora ministro romeno della Giustizia Catalin Predoiu, dato confermato l'altro giorno a SUM #01 dal procuratore di Messina Ardita. Motivo per cui non ho nessun motivo oggettivo di mettere in dubbio questa affermazione. Ardita ha ribadito che "4 rumeni su 10 hanno scelto il nostro Paese come luogo nel quale delinquere e questo è un problema importante che riguarda la giustizia". Io ho ascoltato e come rappresentante dei cittadini mi sono posto il problema. L'Italia deve attirare persone oneste, non criminali. Ho denunciato questa situazione affinché la politica affronti il problema e vengano prese serie contromisure per far diventare l'Italia un luogo in cui i criminali NON vogliono andare. Ho anche messo in evidenza, e lo ribadisco, che siccome la nostra Giustizia è inefficiente, i nostri imprenditori vanno in Paesi dove funziona meglio: come la Romania. Impariamo dai rumeni: scoraggiano i delinquenti e attirano le imprese. È quello che voglio per il nostro Paese. Abbiamo bisogno di una giustizia rapida, efficiente ed efficace che scoraggi chi vuole delinquere e aiuti chi vuole investire. All' Onorevole Luigi Di Maio, forse non è ancora chiaro che se lui scrive su Facebook una frase a effetto è chiamato a risponderne con la responsabilità del suo ruolo istituzionale. Per questo se lui spara una battuta che sembra presa dal copione di Crozza quando fa il personaggio di Napalm 51 un po' di clamore lo solleva. Non si può e no si deve meravigliare se la media di Italiani di buon senso lo sbeffeggino, proprio negli stessi social dove uno vale uno, ma per il suo perseverare sul concetto che l'Italia importi il "40 per cento dei criminali romeni" Di Maio faccia un po’ di conti seguendo quanto scrive, in proposito, il sito Next Quotidiano: Innanzitutto non è vero che “quattro romeni su dieci hanno scelto il nostro Paese come luogo nel quale delinquere” come ribadisce Di Maio oggi. Perché questo significa che tutti i romeni sono delinquenti e che il 40% dei romeni vive in Italia. Dal momento che in Italia vive attualmente oltre un milione di cittadini romeni e che la Romania ha 20 milioni di abitanti è evidente che qualcosa nei conti dell’onorevole Di Maio non torna. In Italia però avevano trovato rifugio il 40% dei ricercati rumeni con mandato internazionale, che non sono nemmeno il 40% di tutti i criminali romeni a volerla dire tutta. E le cifre all’epoca parlavano di 468 mandati d’arresto europeo inoltrati dai tribunali romeni a quelli italiani: meno di 500 persone ma Di Maio e Ardita parlano di un’invasione di criminali. E del resto ci sarebbe anche da discutere che cifre che erano valide nel 2009 e che si riferivano presumibilmente anche ad un periodo antecedente all’ingresso della Romania nella UE possano essere le stesse ancora oggi, nel 2017 a quasi dieci anni di distanza. Di Maio suggerisce inoltre di fare come i romeni: “scoraggiano i delinquenti e attirano le imprese” e qui il ragionamento dell’onorevole a 5 Stelle inizia letteralmente a collassare sotto il suo stesso peso. Per “fare come i romeni” dovremmo quindi esportare i criminali costringendoli a fuggire all’estero (ammesso e non concesso che sia questo quello che hanno fatto i romeni)? In secondo luogo è vero che le imprese non investono nel nostro Paese (anche se la CGIA nel 2015 certificava un aumento degli investimenti rispetto al 2014) perché la giustizia non funziona ma non è il problema dei reati contro la proprietà o la criminalità organizzata a preoccuparle ma la farraginosità della nostra burocrazia, per il rischio fiscale, per gli esiti imprevedibili degli accertamenti fiscali, per i costi d’impresa e la difficoltà di fare affari nel nostro paese. C’è però anche un’altra cosa che Di Maio – così preoccupato a dare la colpa alla UE – non dice ovvero che quando le imprese italiane (soprattutto dalla locomotiva del Nord Est) delocalizzavano in Romania il paese non era nemmeno nella UE (si era alla fine degli anni Novanta primi anni duemila) ed era perché lì i costi erano più bassi (fino a sette volte inferiori). In parole povere si pagavano meno i lavoratori (romeni) rispetto a quelli italiani, e ora la Romania non tira poi così tanto. Non c’entrava nulla la bontà del sistema giudiziario romeno, e le proteste dei cittadini romeni contro la corruzione dilagante che hanno incendiato Bucarest negli ultimi mesi dovrebbero far capire che nemmeno la dilagante corruzione rappresenta un vero ostacolo. Ma al solito Di Maio non sa di cosa parla, nemmeno quando ci presenta “dati inopinabili”. – 12 aprile 2017 

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