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Scandalo università, Cantone annuncia un "piano anticorruzione per gli atenei"

"Sto lavorando con la ministra Fedeli a un progetto specifico, che sarà pronto ad ottobre"

Redazione
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"Stiamo lavorando con il ministro Fedeli a uno specifico focus del Piano anticorruzione sull'università che, come sempre, punterà sulla prevenzione". Lo ha detto il presidente dell'Anac Raffaele Cantone dopo lo scandalo università scoppiato grazie alla denuncia dell'avvocato Philip Laroma Jezzi, il tributarista fiorentino che ha permesso l'avvio dell'inchiesta della procura di Firenze che lunedì ha portato all'arresto di 7 professori universitari, alla sospensione per altri 22 e a 59 indagati.

Cantone ha definito "preoccupante" la situazione dell'università italiana. Il piano prevede l'istituzione di "responsabili anticorruzione presenti in ogni ateneo, che dovranno vigilare sulle incompatibilità, ovviamente sui concorsi, soprattutto sugli incarichi professionali esterni e sulle consulenze". Il Piano Anticorruzione non potrà intervenire sulle Commissioni universitarie, ma comunque il numero uno dell'Anac ha lanciato un'idea: “In ogni commissione, per un’abilitazione, per un concorso, dovrebbe entrare una personalità esterna al mondo accademico".

Cantone ha quindi sottolineato come il piano allo studio con il ministro Fedeli ha l'obiettivo di "aiutare l'accademia italiana a tutelare la propria autonomia. Anche le persone con più capacità, a volte, per sopravvivere devono sottoporsi a pratiche umilianti. I pochi posti disponibili creano una competitività estrema che può spingere alcuni a mettersi in cordata. Fino al dottorato il percorso è naturale, dopo, nella carriera universitaria, si crea un imbuto stretto che genera il fenomeno della fuga dei cervelli e può alimentare corruzione". E per questo il presidente dell'Anac sostiene che "bisogna aiutare i whistleblowers. A mettersi contro il sistema, nell'università italiana si rischia".

Cantone ha anche rivelato di aver ricevuto anche qualche lettera da parte di alcuni professori, ma non per via del malcostume: “No, per quello che avevo detto. Mi scrissero: 'Fuori le prove'. Quello universitario è un mondo suscettibile e capace di grandi difese corporative. Il rapporto professionale padre-figlio, ricorrente di per sé, in facoltà è forte”.

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